domenica 12 giugno 2022

Il governo Draghi durerà ma...

Periodicamente, negli ultimi mesi, qualche osservatore, non troppo attento credo, ha sostenuto che il governo Draghi non durerà a lungo e comunque non riuscirà a raggiungere il traguardo finale rappresentato dal termine della legislatura, con le elezioni politiche che si dovrebbero svolgere nell’ottobre del 2023.

Chi ipotizza la fine, a breve termine, del governo Draghi, motiva questa tesi con la crescente presenza di contrasti soprattutto fra alcuni partiti che compongono la maggioranza e il presidente del Consiglio.

Che tali contrasti ci siano spesso e che si siano accresciuti negli ultimi periodi, è indubbio.

Ma il governo non cadrà perché non può cadere.

Per vari motivi.

Perché quasi tutti i partiti non vogliono elezioni anticipate, per esigenze interne ad essi.

Perché la situazione economica e quella politica, soprattutto internazionale, non consentono il verificarsi di una crisi di governo, con l’inevitabile interruzione anticipata della legislatura.

In primo luogo, infatti, la guerra in Ucraìna rende indispensabile la presenza di un governo con pieni poteri, anche e non soltanto per gli effetti economici che tale guerra ha provocato e provocherà in Italia.

In secondo luogo, in parte proprio a causa della guerra in Ucraìna, la situazione economica italiana è peggiorata. La crescita economica si è attenuata e l’inflazione si è accentuata.

L’inflazione, soprattutto, è preoccupante. E’ un’inflazione da costi, derivante prevalentemente dall’ aumento dei prezzi dei prodotti energetici, il cui inizio peraltro ha preceduto l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraìna.

Occorre quindi contrastare l’inflazione ed inoltre la possibilità che l’inflazione determini, anche se non una recessione economica, una stagnazione.

Pertanto è e sarà necessaria una politica economica molto accorta che da un lato ostacoli l’inflazione e dall’altro impedisca che la crescita economica si attenui, almeno in misura eccessiva.

Una simile politica economica può essere varata esclusivamente da un governo con pieni poteri e presieduto da Mario Draghi, la cui credibilità ed affidabilità a livello internazionale è ancora indispensabile.

Certamente la presenza (inevitabile soprattutto a causa del fatto che non manca molto alla data delle elezioni politiche) di contrasti tra alcuni partiti e le posizioni del presidente del Consiglio su questioni, anche apparentemente secondarie, creerà problemi. Allungherà, ad esempio, i tempi dell’ approvazione di alcune riforme, richieste peraltro dal Recovery Plan, e ne potrà attenuare la loro efficacia.

Ma i partiti che alimentano e alimenteranno quei contrasti si fermeranno almeno un minuti prima di provocare una crisi di governo.

Certo, uno scenario di questo tipo non è fra quelli migliori, per nulla. Impedirà l’approvazione, quanto meno  tempestiva, di decisioni importanti da parte del governo.

Ma una crisi di governo sarebbe ancora peggiore.

Questo passa il convento, purtroppo.

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