L'Italia è tra i Paesi europei più "ingiusti" nei confronti delle nuove
generazioni, poichè la povertà assoluta colpisce il 14,2% della
popolazione sotto i 17 anni, rispetto al 9,1% tra i 35 e i 64 anni, e al 5,3%
tra i 65enni e oltre, e quella è una delle percentuali tra le più elevate in
Europa. Inoltre il 51% dei quindicenni non è in grado di comprendere il
significato di un testo scritto.
Questi ed altri dati sono stati resi noti all’inizio di “Impossibile”, la quattro giorni di riflessioni e proposte sull’infanzia e l’adolescenza, organizzata da Save the Children.
Inoltre, in Italia, ogni bambino ha il triplo delle possibilità di trovarsi in condizioni di povertà assoluta rispetto agli over 65 e il doppio delle probabilità rispetto a tutto il resto della popolazione.
Nel nostro Paese la dispersione scolastica implicita, cioè il mancato raggiungimento del livello minimo di competenze a 15 anni, riguardi quasi la metà degli studenti (45% in italiano, 51% in matematica), anche a causa del tracollo degli apprendimenti conseguente alla pandemia, ma anche 876.000 bambini della scuola dell'infanzia hanno sofferto della discontinuità e frammentazione nei primi passi del loro percorso educativo.
“L’incapacità di un ragazzo/a di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto è al 51%.
Un dramma, non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un Paese. I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio” ha dichiarato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children.
Per Tesauro in Italia esiste “una crudele ‘ingiustizia generazionale’ perché la crisi ha colpito proprio i bambini.
Non solo 1 milione 384.000 bambini in povertà assoluta (il dato più alto degli ultimi 15 anni) ma un bambino in Italia oggi ha il doppio delle probabilità di vivere in povertà assoluta rispetto ad un adulto, il triplo delle probabilità rispetto a chi ha più di 65 anni”
Il presidente ha ricordato, inoltre, che “più di due milioni di giovani, ovvero 1 giovane su cinque fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro.
In sei regioni, il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet, cioè che non studiano né lavorano, ha già superato il numero dei ragazzi, nella stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro.
In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio. Dati che - ha sottolineato - fanno a pugni con le richieste del mondo produttivo".
Da qui le proposte per cambiare questa situazione: il raddoppio dell'investimento sul piano nazionale della “Child Guarantee”, garantire la mensa scolastica gratuita nella primaria ai bambini in condizioni di disagio economico, formazione di 30.000 nuove educatrici ed educatori per i nuovi asili nido e poli zero-sei, incentivi economici e formazione per dirigenti e docenti impegnati nei territori con maggiore povertà educativa e piani di rigenerazione degli stessi territori con standard educativi di qualità, dimezzare il numero dei Neet tra i 15 e i 19 anni e raggiungere così la media europea, con misure straordinarie per reinserire nel mondo della formazione e del lavoro almeno un milione di giovani entro il 2026.
Queste proposte, come altre provenienti da altri soggetti, mi sembrano più che valide e ritengo che sia necessario che le autorità di governo le accolgano.
Soprattutto, è indispensabile una vera e propria inversione di tendenza: gli interventi nei confronti dei bambini e dei giovani devono diventare davvero prioritari, se si vuole, tra l’altro, contrastare la tendenza alla riduzione della popolazione e al suo invecchiamento.
Fino ad ora, quegli interventi, da molti anni ormai, non sono stati prioritari, tutt’altro.
Un solo esempio: la cosiddetta quota 100, che ha consentito l’anticipo del pensionamento per molti lavoratori, misura sostenuta soprattutto dalla Lega, è costata molto, pur essendo evitabile e non indispensabile.
Quelle ingenti risorse finanziarie, spese con l’introduzione della quota 100, potevano essere invece utilizzate per i bambini e per i giovani.
Ma, si sa, solo pochi di loro votano…

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