Come
previsto Ferdinand Marcos Jr., il figlio dell’ex dittatore Ferdinand Marcos, ha
vinto le elezioni presidenziali che si sono tenute lunedì nelle Filippine. Nello stesso giorno si è votato anche per
la vicepresidenza, e ha vinto Sara Duterte, la figlia del presidente autoritario uscente Rodrigo Duterte.
Mi sembra opportuno occuparmi di quanto sta avvenendo in Filippine sia perché vi abitano più di 100 milioni di persone (peraltro molti filippini lavorano in Italia) sia perché ritengo necessario conoscere le vicende politiche e non di Paesi, non vicini, ma senza dubbio importanti, anche perché non si deve rivolgere l’attenzione solo ai problemi del nostro Paese o di Paesi vicini e comunque di quelli occidentali.
I risultati non sono ancora ufficiali - lo saranno tra un mese – ma è ormai certo che Marcos ha ottenuto quasi 31 milioni di voti, il 58,7%, mentre la sua principale oppositrice, Leni Robredo, ha invece ottenuto quasi 15 milioni di voti, pari al 28,0%.
L’esito delle elezioni presidenziali in Filippine è il frutto di un accordo tra le famiglie Marcos e Duterte, le quali hanno mal governato il loro Paese per un lungo periodo. Infatti, anche in questo caso come previsto, ha vinto le elezioni per la vicepresidenza Sara Duterte.
Soprattutto i Marcos hanno governato per molti anni.
Rodrigo Duterte è diventato presidente dal 2016 e la sua presidenza è stata oggetto di molte critiche.
Sin dalla sua elezione Duterte ha avviato una cosiddetta “guerra alla droga” a livello nazionale, che ha portato ad un aumento delle uccisioni extragiudiziarie nelle Filippine, mentre sul fronte estero ha perseguito una politica più indipendente dagli Stati Uniti d’America e aperto ad altre potenze mondiali quali Cina e Russia.
Il governo di Duterte può essere legittimamente considerato come un regime dittatoriale.
Ha favorito il verificarsi di una sanguinosa guerra alla droga, con oltre 1.000 omicidi, attribuibili a “giustizieri” legati ai cartelli del narcotraffico, nel giro di due mesi. E la polizia non ha ostacolato affatto tale vera e propria guerra.
Il nuovo presidente, proprio per l’accordo con la famiglia Duterte, non promuoverà un cambiamento radicale, come necessario, della politica interna perseguita dal suo predecessore.
Ma la preoccupazione per quello che farà durante la sua presidenza deriva soprattutto dalle caratteristiche molto negative che caratterizzarono il pluriennale governo del padre, Ferdinand Marcos.
Marcos e la sua famiglia provocarono la più grave crisi della storia recente delle Filippine, che ha effetti ancora oggi.
Il regime, inoltre, incarcerò e torturò decine di migliaia di persone e uccise oltre duemila dissidenti e membri dell’opposizione, secondo ricerche condotte dopo la sua caduta.
Ferdinand Marcos è ancora oggi uno dei dittatori più famosi del ventesimo secolo in Asia, sia per la brutalità del suo regime sia per l’eccentricità sua e della sua famiglia, che fece realizzare giganteschi e spesso inutili progetti architettonici e si arricchì enormemente, conducendo una vita stravagante e vistosa.
Uno dei personaggi più noti del regime fu la moglie di Marcos, Imelda, che governò assieme al marito e fu protagonista di alcune delle sue decisioni più controverse.
Marcos governò come presidente per 20 anni, dal 1966 al 1986.
Agli inizi degli anni ’70 il regime di Marcos divenne pienamente autoritario: il mantenimento della legge marziale, introdotta nel 1972, fu approvato nel 1973 in un referendum manipolato, e anche il Parlamento e l’opposizione, benché sempre presenti, furono di fatto resi innocui, all’occorrenza anche con la forza.
Secondo una commissione governativa istituita dopo la caduta del regime, sotto la dittatura di Marcos furono arrestate decine di migliaia di persone, ne furono uccise 2.300 e torturate 1.900 per ragioni politiche. Le persone che subirono violazioni dei loro diritti umani furono 11.000.
Dopo l’imposizione della legge marziale, l’economia crebbe intensamente, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi di alcune materie prime di cui le Filippine erano esportatrici.
Nonostante questo, proseguirono le pratiche economiche degli anni precedenti, che portarono a un costante aumento del debito estero.
Con Marcos a capo assoluto dello Stato, inoltre, aumentò anche la corruzione, sia generale sia personale della famiglia Marcos.
Imelda divenne famosa nell’alta società per il lusso di cui si circondava, per l’eccentricità e per le sue enormi spese: era capace di spendere milioni di dollari in gioielli o in opere d’arte in poche ore.
Fu in quel periodo che si cominciò a parlare di uno dei fatti più noti della storia del regime di Marcos, che divenne il simbolo della sua corruzione: il fatto che Imelda possedesse oltre 3.000 paia di scarpe.
Il regime di Marcos cominciò a indebolirsi negli anni Ottanta, per varie ragioni: tra le altre cose, la salute del dittatore cominciò a deteriorarsi e una diminuzione del prezzo delle materie prime provocò a partire dal 1982 una gravissima crisi economica.
E’ evidente che con questi precedenti, molti all’interno e all’esterno delle Filippine, guardano con grande preoccupazione a quello che potrà fare il nuovo presidente, Ferdinand Marcos Jr. (peraltro la madre Imelda è ancora vivente).
Pertanto, le istituzioni politiche internazionali, come l’opinione pubblica, dovranno seguire con notevole attenzione quanto avverrà nelle Filippine, per poter ostacolare eventuali politiche del nuovo presidente in linea sia con gli atti compiuti sia dal padre che da Duterte.
Ed è auspicabile che i consensi rivolti nei confronti della sua principale oppositrice, Leni Robredo, una avvocato che da tempo si occupa della tutela dei diritti umani, si accrescano, nel prossimo futuro, il cui risultato, nelle recenti elezioni presidenziali, peraltro, non può essere valutato negativamente, se si considera che i media erano in maggioranza a favore di Marcos Jr. e che la Robredo è stata oggetto di una estesa campagna di disinformazione sui social media.

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