Nel 2021
l’occupazione femminile è cresciuta rispetto all’anno precedente. Ma le donne
che lavorano sono ancora troppo poche. Questo è uno dei dati elaborati dalla
fondazione Moressa e forniti dall’Istat, recentemente resi noti.
Infatti, nel 2021, era ancora troppo bassa l’incidenza dell’occupazione femminile sul totale dell’occupazione, essendo infatti pari al 42,2%.
La situazione rimaneva preoccupante soprattutto in alcune regioni, in primo luogo in quelle meridionali.
Infatti quell’incidenza era in Campania pari al 35,3%, in Sicilia al 35,8% e in Calabria al 36,3%.
Comunque l’incremento dell’occupazione femminile appare più strutturale.
Essa è concentrata nei servizi (oltre il 70% di occupate), mentre l’occupazione maschile è presente in modo rilevante anche nell’industria delle costruzioni.
Ma mentre l’occupazione femminile è cresciuta in tutti i settori (solo nel commercio è diminuita), la crescita dell’occupazione maschile si è verificata quasi esclusivamente nel settore delle costruzioni.
Quindi è necessario che l’occupazione femminile cresca ancora di più.
Secondo la fondazione Moressa, un nuovo impulso all’occupazione femminile potrebbe essere fornito dall’attivazione di una delle misure del “Recovery Plan”, il Pnrr, la certificazione della parità di genere.
Le imprese che potranno godere di questa certificazione avranno dei vantaggi fiscali.
Sei gli obiettivi rilevanti per ottenere la certificazione della parità di genere:
il rispetto dei principi costituzionali di parità e eguaglianza;
l’adozione di politiche e misure per favorire l’occupazione femminile e le imprese femminili, anche con incentivi per l’accesso al credito e al mercato ed agevolazioni fiscali;
l’adozione di misure che favoriscano l’effettiva parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro tra cui pari opportunità all’accesso al lavoro, parità reddituale, pari accesso alle opportunità di carriera e di formazione, piena attuazione del congedo di paternità in linea con le migliori pratiche europee;
la promozione di politiche di welfare a sostegno del lavoro “silenzioso” di chi si dedica alla cura della famiglia;
l’adozione di misure specifiche a favore delle pari opportunità, in linea con quanto stabilito dall’articolo 3.2 della Costituzione (uguaglianza sostanziale);
per quanto riguarda gli appalti, l’integrazione del principio dell’equità di genere nella normativa nazionale affinchè la sua adozione diventi riferimento qualora fosse richiesto alle organizzazioni pubbliche e private di ogni settore e dimensione di certificare la sostenibilità e l’adozione di politiche di genere.

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