mercoledì 20 aprile 2022

Il 95% degli afgani è alla fame

Il 95% della popolazione dell’Afghanistan soffre di fame. L’Afghanistan è un Paese di 40 milioni di abitanti bisognosi di assistenza. Human Rights Watch l’ha definita come la più grave emergenza umanitaria degli ultimi anni, un’emergenza prossima a divenire la peggiore catastrofe degli ultimi Trenta.

L’Afghanistan viveva di aiuti dall’Occidente e da altri Paesi. Questi aiuti sono venuti meno, con le sanzioni derivanti dal fatto che i talebani hanno preso il potere. Anche gli aiuti provenienti dall’Onu sono stati sospesi.

Ed è diventato un Paese lontano dai riflettori dei media internazionali, quasi archiviato nella mente di chi segue la politica internazionale.

I talebani non hanno capacità né forza sufficienti per riorganizzare il Paese.

L’Afghanistan è un non-Paese dove la gente appunto muore di fame.

Un terzo delle famiglie ha perso l’intero reddito familiare, circa il 36% acquista cibo a debito, mentre il 24% ha dichiarato di averlo fatto in precedenza.

Milioni di bambini sono obbligati a lavorare, o vivono per strada, senza cibo né protezione e in condizioni igieniche terribili. Molte famiglie li cedono in cambio di cibo.

Nelle zone più povere si arriva a nutrirsi di erba per sopravvivere e vincere la fame.

Numerose sono poi le intossicazioni causate all’inalazione di fumi tossici, dato che spesso, per scaldarsi o cucinare, si danno alle fiamme materiali plastici in mancanza di legna da ardere.

Inoltre, in Afghanistan si comincia a morire di malattie normalmente curabili, come il morbillo o la difterite.

Nel solo 2022, ci sono stati più di 18.000 casi di morbillo e 142 bambini sono morti a causa di questa patologia.

Secondo Save the Children, da quando, nello scorso agosto, i talebani hanno preso il potere, la povertà è salita alle stelle e 14 milioni di bambini affrontano livelli di fame che mettono la loro vita a rischio.

I genitori sono costretti a fare scelte drastiche per sopravvivere, come ritirare i figli da scuola e mandarli a lavorare, venderli e, nel caso delle femmine, farle sposare precocemente.

L'annullamento da parte dei talebani della decisione di consentire alle ragazze di tornare a scuola mette ancora più le adolescenti a rischio di matrimonio precoce e nega loro il diritto all'istruzione.

Molte madri sono anche costrette a partorire in casa perché non possono permettersi il trasporto o le spese mediche, mettendo a rischio sia la propria vita che quella del bambino.

Save the Children ha chiesto ai leader mondiali che hanno partecipato alla conferenza virtuale per gli aiuti all’Afghanistan, recentemente tenutasi, di raggiungere l'obiettivo di 4,4 miliardi di dollari necessari per alleviare la crisi umanitaria in Afghanistan.

Solo il 13% circa dei fondi necessari sono stati stanziati finora.

“I donatori devono impegnarsi e sostenere generosamente il piano di risposta umanitaria per il 2022 o i bambini continueranno a morire. La realtà è così semplice e tragica allo stesso tempo che deve far riflettere”, ha dichiarato il direttore di Save the Children per l’Afghanistan, Chris Nyamandi.

“I nostri team non hanno mai visto nulla di simile alla devastazione e alla disperazione a cui stiamo attualmente assistendo. L'economia è crollata lasciando milioni di bambini completamente dipendenti dagli aiuti umanitari. Senza finanziamenti sufficienti per gli aiuti, i bambini continueranno a perdere la vita a causa di malattie prevenibili e malnutrizione.

La comunità internazionale dovrà adempiere ai propri obblighi nei confronti dell'Afghanistan oppure vedremo i bambini afgani cadere di nuovo, dimenticati e abbandonati a sé stessi.

Ciò include il mantenimento del loro sostegno all'istruzione, nonostante la revoca dei talebani. Sospendere i fondi per l'istruzione servirà solo a minare l'accesso all'educazione da parte di ragazze e ragazzi”.

“Vogliamo anche ricordare al mondo - ha inoltre aggiunto - che se è vero che i fondi aiuteranno a mantenere in vita i bambini e le loro famiglie, le agenzie umanitarie non possono sostituire un'economia funzionante.

Se i governi internazionali non si muovono con urgenza per sbloccare le risorse finanziarie e affrontare la crisi di liquidità, sempre più famiglie afghane sprofonderanno ulteriormente nella povertà e nel debito.

Faremo tutto il possibile ma, con il ritmo con cui cresce il bisogno, non possiamo raggiungere tutti i bambini e gli adulti che hanno un disperato bisogno di sostegno per sopravvivere”.

Infatti, l’obiettivo prioritario non può che essere rappresentato dall’eliminazione delle sanzioni, delle restrizioni economiche.

Esse non puniscono solo i Talebani, il cui comportamento peraltro non agevola quell’eliminazione (arresti arbitrari, violazione dei diritti umani, limitazioni per le donne), diventano una sorta di punizione collettiva per un’intera popolazione che non ha scelto il regime che la governa.

Una rappresentante di Save the Children ha, infine, affermato: “Ciò che mi rattrista è che questa crisi si poteva in gran parte prevenire. Le sanzioni contro i Talebani l’hanno invece acuita. E il mondo occidentale pare averla dimenticata”.

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