E’ una vera e propria vergogna il fatto che il 6 aprile 2020 si siano verificati ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere numerosi e pesanti pestaggi ad opera della polizia penitenziaria. Quanto avvenuto ha suscitato da qualche giorno notevole attenzione da parte dei media in seguito alla decisione della Procura competente di indagare 52 agenti.
Le dichiarazioni della sezione italiana di Amnesty International e dell’associazione Antigone, che si occupa delle condizioni dei detenuti in Italia, testimoniano la gravità della situazione.
Il portavoce della sezione italiana di Amnesty International ha dichiarato:
“Le immagini diffuse dal quotidiano ‘Domani’ su ciò che avvenne il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e che il giudice per le indagini preliminari ha definito ‘una orribile mattanza’ lasciano senza fiato”.
“Come 19 anni prima a Bolzaneto, funzionari dello Stato hanno infierito su persone in loro custodia immaginando che le loro azioni non sarebbero diventate pubbliche o comunque confidando nell’impunità.
Ma a differenza del 2001, ora la parola 'tortura' nel codice penale esiste.
Chiediamo che la legge approvata dal parlamento italiano nel 2017 sia applicata", ha aggiunto Noury.
“Portare solidarietà, come annunciato da leader politici, a funzionari dello Stato accusati di aver praticato torture e inequivocabilmente ripresi nell’atto di compierle non solo è irresponsabile ma procura un danno a tutti gli operatori delle forze di polizia che quotidianamente svolgono il loro lavoro, in condizioni spesso difficili e nel rispetto dei diritti umani”, ha proseguito Noury.
“Per una drammatica coincidenza, le immagini di Santa Maria Capua Vetere sono state diffuse mentre erano già in rete le riprese di un brutale intervento dei carabinieri a Milano, all’alba del 27 giugno. Sebbene le ricostruzioni di quanto accaduto nei minuti precedenti siano parziali e contraddittorie, le manganellate che si vedono sono comportamenti inaccettabili”, ha concluso Noury.
Gli avvocati Simona Filippi e Luigi Romano, in rappresentanza dell’associazione Antigone, hanno scritto:
“Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nei giorni della Settimana Santa, un commando di oltre un centinaio di poliziotti, a viso coperto e in tenuta antisommossa, secondo le testimonianze, entrava nell’istituto dando vita ad un pestaggio disumano ai danni dei detenuti reclusi nel reparto Nilo.
Queste denunce sono state poste all’attenzione della nostra Associazione da diversi familiari dei ristretti nelle immediate ore successive al 6 aprile 2020. Da subito abbiamo avuto la percezione che quello di cui ci veniva raccontato avrebbe costituito una grave sospensione delle garanzie del nostro stato di diritto, che aveva condotto all’esercizio incondizionato e brutale della violenza da parte delle forze dell’ordine.
In questi mesi abbiamo monitorato l’andamento delle indagini, stimando il riserbo e il rigore con cui la Procura della Repubblica ha coordinato le investigazioni.
Rispettosi del principio di presunzione di innocenza, che sosteniamo in ogni stato e grado del procedimento, riteniamo che gli eventi emersi nel corso di queste indagini siano agghiaccianti.
Se davvero fu organizzata e pianificata nei dettagli, la ‘Mattanza della Settimana Santa’ disegnerebbe i contorni di un modello (che, purtroppo, abbiamo visto ripetersi nel corso anche di altre rivolte del periodo Covid) con cui le forze dell’ordine hanno inteso ripristinare i rapporti di forza all’interno del penitenziario: pestaggi congiunti delle squadre all’interno delle singole celle e nei corridoi della sezione, detenuti denudati e insultati, messi in ginocchio e colpiti ripetutamente con manganelli, pugni e calci.
Infatti, la perquisizione, ordinata sulla base delle proteste dei detenuti scaturite per il timore del contagio il 5 aprile precedente, secondo gli inquirenti, rappresentava soltanto il pretesto per agire con l’obiettivo di massacrare il corpo recluso.
Le ipotesi di reato sono importanti, secondo la Procura ‘i Pubblici ufficiali sono gravemente indiziati dei delitti di concorso in molteplici torture pluriaggravate ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio’.
L’episodio di Santa Maria ha segnato una evidente lesione della nostra democrazia, colpendola in un momento delicato in cui il sistema penitenziario si mostrava incapace a gestire e contenere la diffusione del virus all’interno delle carceri e la notizia odierna di 52 agenti di polizia penitenziaria colpiti da ordinanza cautelare e del Provveditore regionale colpito da ordinanza interdittiva ne è la triste conferma.
Pertanto, riteniamo che queste indagini, al di là delle posizioni soggettive, possano fare chiarezza su alcune contraddizioni del sistema come l’esercizio della forza in contesti di reclusione - nervo scoperto del nostro ordinamento -, assolvendo quella domanda di giustizia emersa in seguito alle violenze esplose in questi mesi”.

Nessun commento:
Posta un commento