giovedì 8 luglio 2021

Come modificare il reddito di cittadinanza


In diversi articoli pubblicati nel sito www.lavoce.info ci si è occupati del reddito di cittadinanza e delle modifiche che devono essere introdotte affinchè gli obiettivi che si intendeva perseguire con la decisione di istituire il reddito di cittadinanza siano effettivamente raggiunti.

Io credo che le principali modifiche da realizzare siano quelle che consentano di eliminare i principali problemi che si sono venuti a creare.

Ed è del tutto evidente che pochi di coloro che hanno goduto e godono del reddito di cittadinanza sono riusciti a trovare un lavoro.

E in un articolo di Francesco Giubileo e Francesco Pastore, appunto pubblicato su www.lavoce.info, si spiega molto bene perché in pochi sono riusciti a trovare un lavoro tra i beneficiari del reddito di cittadinanza.

Solo il 44% (i dati risalgono al 2020 ma la situazione non dovrebbe essere cambiata notevolmente nel 2021) dei beneficiari del reddito di cittadinanza è stato preso in carico dai centri per l’impiego e solamente in 7.000 hanno trovato un’occupazione (i beneficiari erano circa 2.000.000 e i nuclei famigliari 800.000).

Secondo i due economisti citati “…In sostanza, la fase 2 del reddito di cittadinanza, ovvero quella dello sviluppo di una cosiddetta ‘App lavoro’ e l’utilizzo di quasi 3.000 navigator non hanno prodotto per il momento alcun risultato tangibile.

Il motivo è molto complesso.

Nell’ambito delle attività svolte dagli operatori dei centri per l’impiego, durante la fase dell’orientamento di base è previsto un ‘servizio di profilazione qualitativa’.

Attraverso un’apposita scheda, messa a disposizione in una specifica sezione di MyAnpal (la porta di accesso ai servizi digitali dell’Anpal), il servizio consente di definire per ciascun utente le azioni di ricerca attiva in un percorso individualizzato di inserimento, da formalizzare nel Patto di servizio personalizzato…

Il servizio di profilazione è entrato a regime a partire da ottobre 2019 e fino ad aprile 2020 risultavano registrati circa 10.500 utenti.

Le attività di profilazione registrate sono state nella maggior parte dei casi effettuate nell’ambito della misura del reddito di cittadinanza, che ha coinvolto circa il 90% del totale. Dal punto di vista della distribuzione geografica, solo cinque regioni (Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte) hanno utilizzato concretamente lo strumento.

Nella maggior parte dei casi (il 74,3%) il Cpi è stato contattato per motivi di carattere amministrativo (rilascio della disponibilità al lavoro - did) e, più raramente, per la richiesta di informazioni o di servizi di orientamento (20,4%).

L’aspettativa principale degli utenti è quella di trovare un lavoro (in circa l’89% dei casi).

In pochi hanno l’obiettivo di intraprendere un percorso di formazione (il 7,7%) o di avviare un percorso di autoimprenditorialità (3%); praticamente inesistente è la partecipazione a progetti di accompagnamento al lavoro (1,4%).

Appare dunque evidente il desiderio di trovare immediatamente un lavoro e di non voler intraprendere un percorso di riqualificazione. Anche perché rispetto alla professione per la quale si cerca un’occupazione, i rispondenti dichiarano di possedere del tutto (nell’81% dei casi) o in parte (nel 14,8%) le capacità e le competenze necessarie per svolgerla (acquisite attraverso percorsi di formazione o mediante una lunga esperienza pregressa nel settore).

Malgrado ciò, sono solo poco più dell’11% gli intervistati che dichiarano di aver partecipato di recente a colloqui di selezione.

Quest’ultimo dato rappresenta un indicatore della ‘errata’ percezione da parte degli utenti di avere capacità e competenze valide per il mercato: la metà di essi, infatti, ha ricevuto solo opportunità di lavoro che risultavano con retribuzioni o tipologia contrattuale non adeguata e il resto non ha ricevuto nessuna offerta di lavoro.

Secondo il rapporto del ministero del Lavoro, il beneficiario del reddito di cittadinanza è una persona con bassa qualifica, over 35-45enne, che risulta disoccupato di lunga durata oppure occupato sporadicamente con contratti a termine, se non addirittura nel sommerso”.

Sarebbe stato necessaria la presenza di “figure professionali esperte, che possiedono conoscenze interdisciplinari in grado di risolvere casi non facili di collocamento al lavoro.

Nella maggior parte dei Paesi europei si tratta della nuova figura dell’operatore dei centri per l’impiego, per cui è necessario il possesso di un titolo universitario orientato al management pubblico, con competenze specifiche di pedagogia sociale, gestione del mercato del lavoro, psicologia e specializzazione in risorse umane.

Purtroppo, gli attuali ‘navigator’ non assomigliano neppure lontanamente a questa figura e ciò rappresenta un grosso problema, in quanto fra le maggiori difficoltà che ostacolano la ricerca di lavoro sembrano prevalere quelle di carattere psicologico, quali la demotivazione e la sfiducia in sé stessi (22,8%) o la percezione di non essere capaci di indirizzare in modo adeguato la propria attività di ricerca del lavoro (22,1%).

Non è possibile chiedere ai navigator di svolgere questo compito: la maggior parte di loro proviene da un percorso universitario di carattere giurisprudenziale del tutto inadeguato alla necessità. Tutt’al più, possono essere impiegati nei servizi alle imprese.

Ad aggravare la situazione è l’incapacità da parte degli utenti di cercare lavoro.

La maggior parte di loro infatti (61,6%) utilizza canali informali come amici, parenti e conoscenti, ottenendo scarsissimi risultati.

Solo il 32% utilizza i motori di ricerca del lavoro online (19,4% per gli over 55).

Il dato ci porta all’ultimo argomento, e che forse costituisce il tema di maggior dibattito, ovvero la realizzazione della famosa 'App lavoro' che faciliterebbe l’incontro fra domanda e offerta di lavoro.

Quasi nessuno è a conoscenza del fatto che, all’interno della piattaforma MyAnpal, già da luglio 2019 è presente l'applicativo 'Domanda e offera di lavoro' (Dol), che conta oggi circa 110.000 utenti.

Il 45% è costituito da imprese, che hanno pubblicato 2.500 offerte di lavoro, delle quali il 10% si è concretizzato in assunzioni registrate tramite comunicazione obbligatoria.

Poco, se confrontato con i più importanti motori di ricerca del lavoro online, basti pensare che Infojobs e Indeed contano dalle 40.000 alle 90.000 posizioni aperte in tutta Italia.

Il problema della piattaforma Dol non è tanto il suo livello di innovazione tecnologica, quanto la necessità di investire in una adeguata campagna di comunicazione per raggiunge una ‘massa critica’ di utenti e di imprese.

Anche una ‘App lavoro’ ampiamente utilizzata e la presenza capillare sul territorio italiano di 'case manager'  rappresenterebbe comunque solo il primo passo di un processo di riqualificazione complesso, che potrebbe richiedere anni e non garantire ampi margini di successo”.

A mio avviso, pertanto, i principali problemi, a parte le considerazioni sulle App, riguardano l’inadeguatezza dei cosiddetti “navigator” che si è inserita nell’inadeguatezza, che viene da lontano, dei centri per l’impiego e di coloro che vi operano.

Quindi solamente una radicale riforma dei centri per l’impiego, compresa anche la riforma del sistema dei “navigator”, potrebbe aumentare considerevolmente, come necessario, il numero dei beneficiari del reddito di cittadinanza che riescono effettivamente a trovare un lavoro.

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