venerdì 16 luglio 2021

Almeno due motivi per approvare il ddl Zan

 

Diversi sono i motivi, a mio avviso, che giustificano una rapida, e senza modifiche, approvazione del disegno di legge Zan che vuole permettere anche in Italia la prevenzione e il contrasto della discriminazione e della violenza causate dall’omotransfobia, dalla misoginia e dall’abilismo (la discriminazione nei confronti delle persone disabili).

Due motivi però sono i più importanti.

Il primo è rappresentato dal fatto che i contenuti del disegno di legge Zan sono più che giusti.

E un appello sottoscritto soprattutto da numerose associazioni religiose, non solo cattoliche, lo dimostra ampiamente:

“Onorevoli Senatrici e Senatori della Repubblica Italiana, come cittadini, credenti Lgbt e loro genitori, gruppi, associazioni cristiane e non, ed operatori pastorali che conoscono da vicino la condizione delle persone Lgbt riteniamo che il Parlamento italiano debba approvare al più presto il disegno di legge..

Consapevoli della complessità del tema in oggetto e delle perplessità espresse anche in ambito ecclesiale, tuttavia riteniamo che uno Stato laico debba comunque rispondere ad un urgente bisogno di tutela di tutte le persone, comprese le persone Lgbt.

In questo caso riteniamo che il ddl Zan sia al momento lo strumento più adeguato.

In Italia dal 2013 ad oggi sono state registrate già ben 1.287 vittime della violenza dell’omotransfobia, di cui 185 solo quest’anno (dati aggiornati al 13 luglio 2021 tratti da www.omofobia.org)  

Siamo dell’opinione che la mancata approvazione del ddl, per queste persone e per la società italiana, certamente comporterebbe un danno molto maggiore rispetto agli eventuali inconvenienti, su cui si potrà intervenire in seguito grazie ad un confronto schietto e fecondo.

In particolare siamo convinti che le varie definizioni presenti nell’art.1circa ‘sesso’, ‘genere’, ‘orientamento sessuale’ e, in particolare, ‘identità di genere’ siano opportune, pur nella loro complessità; come complessa è la realtà esistenziale che descrivono.

Raccogliere tutti questi significati nell’unico concetto di ‘sesso’, come suggerito da un noto costituzionalista, non renderebbe giustizia alla realtà diversificata delle persone che il ddl intende tutelare.

In particolare riteniamo che sia da confermare la dicitura ‘identità di genere’, compresa la sua definizione, perché possa davvero essere rappresentata la realtà delle persone transessuali che abbiano o meno concluso il percorso di transizione.

Conosciamo queste persone e i loro familiari, e per questo possiamo affermare che, considerare il sesso biologico attribuito alla nascita come l’unica possibilità per loro di identificare se stesse, pensare quindi che la percezione di sé non definisca anch’essa oggettivamente la realtà esistenziale del soggetto, rappresenta per noi una grave offesa alla persona; spesso vissuta come violenza, fino al suicidio.

Le persone transessuali esistono, anche per l’ordinamento giuridico italiano almeno fin dalla sentenza n. 161 del 1985 della Corte Costituzionale; nonché la sentenza 221 del 2015 in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.

Poi, circa il paventato pericolo di limitare la libertà di espressione, riteniamo che l’art.4 offra a chiunque sufficienti garanzie, tra l’altro già assicurate dalla Costituzione.

Circa l’art.7, che non intende altro che promuovere una educazione al rispetto di ogni persona nella sua diversità affettiva e sessuale, a nostro parere non introduce nessuna dittatura ideologica: l’attenzione alle circostanze concrete di tempo, luogo, opportunità e risorse espressa nello stesso articolo, fa della giornata del 17 maggio una vera occasione di educazione al rispetto sociale per le generazioni più giovani.

Ecco perché come cittadini, credenti Lgbt e loro genitori, gruppi, associazioni cristiane e non, ed operatori pastorali che conoscono da vicino la condizione delle persone Lgbt, riteniamo in coscienza di dover dare la nostra convinta adesione al disegno di legge così come è stato proposto dall’onorevole Alessandro Zan, primo firmatario.

Con stima, i sottoscrittori”.

Il secondo motivo risiede nel fatto che le modifiche che Italia Viva intende concordare con gran parte del centro destra, la Lega e Forza Italia in primo luogo, non c’entrano niente con i contenuti del ddl Zan, con la presunta volontà di migliorarne i contenuti e di favorirne l’approvazione.

E’ invece un primo tentativo, anche per ipotizzare intese tra Italia Viva e una parte del centro destra in occasione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, di intensificare le relazioni tra le forze politiche prima citate, attribuendo così a Italia Viva, e soprattutto al suo leader Renzi, un ruolo maggiore rispetto a quello determinato dal numero dei parlamentari che aderiscono a quel partito.

Quindi, l’atteggiamento di Italia Viva è del tutto strumentale, anche perché i suoi deputati alla Camera hanno approvato il disegno di legge Zan nel testo attuale e che, io credo, debba essere approvato anche dal Senato, per divenire finalmente una legge, tanto attesa perché senza alcun dubbio necessaria.

Nessun commento:

Posta un commento