giovedì 3 giugno 2021

Banca d'Italia, poca attenzione alle considerazioni del Governatore

 

Il 31 maggio scorso, come ogni anno, il Governatore della Banca d’Italia, attualmente Ignazio Visco, ha pronunciato le sue “Considerazioni”, che rappresentano un’importante occasione per fare il punto sulla situazione economica del nostro Paese e sulle sue prospettive.

Da alcuni anni, però, le considerazioni del Governatore della Banca d’Italia suscitano, nei media, un’attenzione notevolmente inferiore a quella che si verificava in passato.

Il motivo principale, a mio avviso, risiede nel fatto che, anno dopo anno, è aumentata l’importanza della Banca centrale europea e il peso dei suoi presidenti, soprattutto da quando lo diventò Mario Draghi.

E, oggettivamente, le competenze di tutte le banche centrali dell’Unione europea si sono ridotte considerevolmente e i loro presidenti hanno destato interesse soprattutto per le loro posizioni manifestate in seno agli organismi della Bce.

Aggiungo che Ignazio Visco non ha le capacità di leadership che alcuni suoi predecessori hanno avuto, da Ciampi allo stesso Draghi, i quali non a caso hanno svolto o svolgono ruoli di notevole rilievo negli organismi di governo, nella presidenza del Consiglio e nella presidenza della Repubblica.

Comunque le considerazioni di Visco pronunciate il 31 maggio sono state interessanti, sebbene non fortemente innovative.

Visco è sembrato, soprattutto, svolgere un’azione di supporto a quella che sta portando avanti Draghi come presidente del Consiglio.

Le valutazioni di maggiore rilievo esposte da Visco hanno riguardato la previsione di un’accelerazione dell’attività economica, nella seconda metà dell’anno corrente, e la consapevolezza che il Recovery Plan rappresenterà una “formidabile” sfida per il rilancio dell’Italia, naturalmente se ben attuato e calibrato con una attenta “complementarietà” tra intervento statale e mercato.

Il Recovery Plan, secondo Visco, se efficacemente eseguito, nella realizzazione degli investimenti come nell’attuazione delle riforme, potrebbe elevare la crescita potenziale annua dell’economia italiana di poco meno di un punto percentuale nella media del prossimo decennio, consentendo di tornare a tassi di incremento del prodotto che la nostra economia non consegue da anni.

Nessun commento:

Posta un commento