mercoledì 9 giugno 2021

Umbria, una sanità per il Covid da sei meno meno

 

Non tutto ha funzionato bene in Umbria nella gestione dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid. Secondo uno studio di Luca Ferrucci e Cecilia Chirieleison, docenti del dipartimento di Economia e di Scienze politiche dell'Università di Perugia. l’Umbria ha appena raggiunto la sufficienza.

Le variabili prese in considerazione sono state: la capacità di fare tamponi, il numero delle rianimazioni per 100 abitanti, la percentuale di vaccini inoculati rispetto a quelli ricevuti e gli ultrasessantenni vaccinati.

Lo studio ha preso in esame tutte le regioni italiane.

La sanità umbra. che un tempo era un fiore all'occhiello, oggi è all'ottavo posto nella classifica, ma con una vistosa e importantissima caduta nelle vaccinazioni degli ultrasessantenni dove risulta al quattordicesimo posto.

Negativo il piazzamento per quanto riguarda il numero delle rianimazioni.

Buona invece la percentuale di vaccini fatti rispetto a quelli consegnati e la capacità di fare tamponi.

Per quanto riguarda l’intensità dei tamponi, di particolare rilievo appare il posizionamento dell’Umbria, prima regione che precede non solo il nord-ovest ma anche tutte le altre regioni del centro e del sud.

 Al contrario, regioni come la Calabria, Puglia e Basilicata sono apparse molto “distanti” dai valori conseguiti dalle regioni “migliori” sopra indicate. Sicuramente, la minore intensità di contagio che alcune regioni del Mezzogiorno hanno “registrato” appare più una conseguenza di fattori extra- sanitari che non per l’utilizzo intenso delle politiche di prevenzione tramite tamponi.

Per quanto concerne l’intensità dei posti in terapia intensiva nelle diverse regioni italiane ad inizio pandemia e al 3 giugno 2021, in circa 15 mesi, l’incremento è particolarmente visibile in tutte le regioni, addirittura a livello nazionale si passa da 8,5 (ogni 100.000 abitanti) a 15. 

Si tratta cioè di quasi un raddoppio della presenza regionale di questi posti in terapia intensiva.

Ma come si sono comportate le singole regioni?

E anche con questo indicatore si possono evidenziare numerose differenziazioni.

Vi sono regioni come la Valle d’Aosta che, partendo da sotto la media nazionale, hanno conseguito il primo posto nel ranking, posizionandosi addirittura con 24 posti ogni 100.000 abitanti. Molto buono appare anche il posizionamento del Veneto, seguito da Bolzano, e da una prima regione del Sud, ovvero la Sicilia.

Invece, questa dotazione resta relativamente “marginale” - anche rispetto alla media nazionale - in talune regioni del Mezzogiorno, come la Calabria, la Campania e il Molise, nonché una prima regione del Centro, ovvero l’Umbria.

Relativamente all’efficacia dei piani di vaccinazione, è indubbio che problemi organizzativi e logistici di carattere europeo e nazionale hanno impattato sulla possibilità concreta di gestire, con efficienza ed efficacia, da parte dei singoli Governi regionali, questi piani di vaccinazione.

Ma è altresì evidente che non tutti i Governi regionali hanno mostrato una capacità organizzativa di gestire la somministrazione, con rapidità, a favore delle persone aventi condizioni di salute particolarmente critiche.

E’ stato, ad esempio, dimostrato ampiamente il rischio esistenziale di persone aventi particolari patologie oppure aventi età anagrafiche particolarmente rilevanti.

Per questa ragione, in questo lavoro si è deciso di selezionare due soli indicatori per un confronto inter-regionale, ossia l’entità (in percentuale) dei vaccini somministrati rispetto a quelli ricevuti e la copertura vaccinale completa delle persone ultra-sessantenni.

L’analisi dei valori del primo indicatore mostra il posizionamento di leader nazionale da parte della Lombardia, seguita però da due regioni del centro (Umbria e Marche) e da una del Sud (Abruzzo).

Al contrario, territori come la Sardegna, la Valle d’Aosta e Trento sono nella parte conclusiva del ranking nazionale.

In altri termini, “tradizionali” schemi possibili di interpretazione e valutazione delle realtà regionali - ad esempio, fondate sulla tripartizione Nord-Centro- Sud, oppure sulla dicotomia Regioni speciali versus quelle ordinarie o, infine, regioni grandi versus quelle piccole - appaiono non particolarmente utili.

La capacità di somministrare alte percentuali di vaccini consegnati mostra una differenziazione molto forte, andando dal 93.3% della Lombardia sino all’84.8% della Sardegna.

L’analisi dei valori del secondo indicatore relativo alla “copertura” vaccinale completa per gli ultra-sessantenni dimostra che le regioni migliori sono tutte del nord, a partire dalla Lombardia, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Veneto e Liguria.

Questo ranking nazionale termina con il posizionamento di regioni come la Sardegna, Trento, il Friuli Venezia Giulia e la Campania. Sempre nelle retrovie troviamo anche Bolzano, l’Umbria e la Sicilia.

Occorre rilevare che nello studio  gli autori si sono limitati a considerare unicamente gli ultra-sessantenni, quale target anagraficamente molto rilevante ai fini del contenimento, grazie alla vaccinazione completa (e non alla somministrazione unicamente della prima dose per taluni vaccini), del rischio di contagio e conseguente possibile decesso.

E’ stata infine compilata una classifica finale, utilizzando i quattro indicatori sintetici già citati.

Considerando il punteggio massimo teorico pari a 100, le migliori Regioni sono risultate l’Emilia Romagna e il Veneto, seguite dalla Lombardia.

Buono appare il posizionamento dell’Abruzzo, prima regione del Sud, mentre il ranking nazionale viene “chiuso” da quattro regioni del Sud, rispettivamente il Molise, la Campania, la Calabria e la Sardegna.

L’Umbria è all’ottavo posto, lievemente superiore alle Marche e meglio della Toscana e del Lazio, regioni con le quali sovente avviene un confronto in termini di indicatori socio-economici.

In linea di massima, l’Umbria appare “virtuosa” per la capacità dimostrata di perseguire una politica dei tamponi e sui vaccini somministrati rispetto a quelli consegnati.

Invece, sul piano dei posti in terapia intensiva e della vaccinazione agli ultra-sessantenni, il suo posizionamento è insoddisfacente.

Come dire, una regione con chiaro- scuri molto accentuati, mentre altre regioni hanno saputo fare meglio (anche se non eccezionali) su tutti e quattro gli indicatori.

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