lunedì 17 maggio 2021

Il principale risultato di Draghi, la credibilità internazionale

 

Sono passati da poco tre mesi dall’insediamento del governo presieduto da Mario Draghi. Quale il bilancio dei suoi primi 100 giorni? A mio avviso il bilancio è sostanzialmente positivo, per un motivo principale: il notevole aumento della credibilità internazionale dell’Italia.

In realtà è stata la credibilità internazionale di Mario Draghi ad accrescere la credibilità internazionale del nostro Paese.

La manifestazione più evidente della notevole credibilità internazionale di Draghi si è verificata quando, alcuni giorni prima del termine per la presentazione del Recovery Plan italiano all’Unione europea, soprattutto alcuni funzionari dell’Unione avevano avanzato critiche prevalentemente sulle possibilità di attuazione del nostro Piano.

Draghi è intervenuto nei confronti della presidente dalla commissione dell’Unione europea, rilevando che lui stesso si faceva garante dell’attuazione del Piano, soprattutto in relazione all’effettiva realizzazione delle riforme previste, da quella della giustizia a quella della pubblica amministrazione.

E di conseguenza le critiche provenienti dall’Unione europea si sono dissolte.

Ma, in altre occasioni, Draghi ha dimostrato di essere diventato uno dei leader più influenti a livello europeo, ad esempio quanto si è trattato di sollecitare con forza le case farmaceutiche per l’invio in Europa di maggiori dosi dei diversi vaccini.

E, più in generale, Draghi sta dimostrando di essere un leader che punta al rafforzamento delle istituzioni dell’Unione europea, ascoltato anche al di fuori dell’Unione, in primo luogo da parte dell’amministrazione Biden.

Tale notevole credibilità, quanto meno a livello europeo, di Draghi viene, per la verità, agevolata dall’indebolimento di altri leader, la Merkel innazitutto, che non si candiderà più in occasione delle prossime elezioni tedesche, ma anche lo stesso Macron la cui capacità di leadership, all’interno e all’esterno della Francia, è andata diminuendo nel corso degli anni (peraltro tra non molto anche in Francia si svolgeranno nuove elezioni e non è detto che Macron ottenga lo stesso successo ottenuto nelle precedenti consultazioni).

Comunque il bilancio del governo Draghi è positivo anche relativamente ai due principali obiettivi che si proponeva e che si propone: la definizione del Recovery Plan, l’attuazione della campagna vaccinazioni e la gestione dell’emergenza sanitaria, anche perché, come in altri ambiti, Draghi ha cambiato rapidamente la “governance”, cioè i responsabili di settori cruciali per il perseguimento degli obiettivi citati.

Alcuni partiti, in primo luogo la Lega, hanno cercato di frapporre degli ostacoli alle attività del governo, ma fino ad ora con scarsi risultati.

Quindi, a mio avviso, sarebbe auspicabile che il governo Draghi continui fino alla scadenza naturale del Parlamento, fino al 2023 cioè. E affinchè ciò avvenga sarebbe opportuno che Mattarella, se gli verrà proposto davvero, venga rieletto presidente della Repubblica, anche solo per alcuni anni.

E questo non solamente perché Mattarella potrebbe essere sostituito da Draghi, quando eventualmente si dimetterà, ma anche perché l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, nel caso in cui non fosse Mattarella, oltre a far nascere ulteriori ostacoli all’azione del governo, potrebbe indurre all’effettuazione di elezioni anticipate, mentre il termine del 2023 per la durata dell’attuale Consiglio dei ministri sarebbe più che necessario per garantire che alcune scadenze fondamentali per l’attuazione del Recovery Plan siano effettivamente rispettate.

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