giovedì 13 maggio 2021

Dopo la pandemia meno austerità nell'Unione europea?

 

Il cosiddetto patto di stabilità in seguito alla pandemia è stato sospeso, nei Paesi dell’Unione europea. Cosa succederà al patto dopo la pandemia? Molti osservatori sostengono che le regole del patto dovranno essere cambiate.

Ieri, il presidente Draghi, in una risposta al question-time, alla Camera dei Deputati, è stato esplicito: “ Voglio essere molto chiaro. E’ fuori discussione che le regole sul patto di stabilità dovranno cambiare, ma questo dibattito non è ancora partito.

La mia linea è che le attuali regole sono inadeguate, lo erano e lo sono di più per la uscita dalla pandemia. Dovremo concentrarci su un forte slancio della crescita per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici”.

Del resto, in passato, lo stesso Prodi definì quelle regole “stupide”.

Ma cos’è il patto di stabilità o meglio il patto di stabilità e crescita, come fu definito successivamente?

E’ un accordo che fu stipulato nel 1997, nella prospettiva della creazione dell’euro, che conteneva prevalentemente delle regole rigide riguardanti i bilanci pubblici dei Paesi dell’Unione europea.

Dovevano essere rispettati, soprattutto, ben precisi valori relativamente al rapporto tra deficit e Pil e tra debito e Pil.

Queste regole furono criticate da molti, politici ed economisti, soprattutto per la loro rigidità. Ma tali critiche furono respinte soprattutto per la contrarietà manifestata da esponenti politici e non tedeschi.

Sono state appunto sospese in seguito ai pesanti effetti economici negativi causati dalla pandemia che richiedevano, per essere contrastati, una crescita della spesa e del debito pubblici tale da non poter rispettare quelle regole.

Ma cosa succederà quando non ci sarà più la pandemia o meglio quando gli effetti economici negativi da essa causati si saranno considerevolmente attenutati?

Draghi, lo ripeto, è stato chiaro e io concordo pienamente con le sue affermazioni.

In sostanza, sostiene Draghi, la sostenibilità dei conti pubblici dovrà essere ottenuta, soprattutto se non prevalentemente, con una forte crescita economica che inciderà sul denominatore dei due rapporti che costituiscono il fulcro del patto di stabilità: il rapporto deficit pubblico e Pil e il rapporto debito pubblico e Pil.

E io penso che, comunque, non dovrà esserci più la rigidità di eventuali regole che dovessero rimanere in futuro, relativamente ai conti pubblici.

Infatti non tutte le spese pubbliche sono uguali.

Una cosa è la spesa corrente frutto di sperperi e altamente improduttiva.

Altra cosa sono gli investimenti pubblici con un elevato moltiplicatore, che determinano cioè una notevole crescita del Pil.

Utilizzando una nota espressione formulata da Draghi, c’è il debito pubblico buono e quello cattivo.

Ha ragione Draghi, non è ancora iniziato il dibattito su come cambiare, concretamente, le regole del patto di stabilità.

La discussione fin qui manifestatasi ha assunto un carattere generale e generico.

Si è rilevato spesso che le regole del patto di stabilità devono cambiare ma non ci si è soffermati, ancora, sul come devono cambiare.

Io ritengo che, quanto prima, invece, si debba iniziare a discutere su come dovranno cambiare le regole del patto di stabilità.

E io spero che quelle regole mutino radicalmente. 

 

 

 

 


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