mercoledì 2 ottobre 2019

Nuovo anno scolastico, le priorità secondo Save the Children



In occasione dell’apertura del nuovo anno scolastico Save the Children ha sottolineato alcune priorità relative agli interventi da promuovere per quanto riguarda il sistema scolastico italiano. Il principale problema è rappresentato dalla necessità di migliorare considerevolmente la sicurezza nelle scuole, non solo nelle zone a rischio sismico.

Infatti quasi la metà degli edifici scolastici italiani sono privi dei certificati di agibilità, abitabilità o di collaudo statico.

Le priorità indicate da Save the Children rispecchiano il manifesto in nove punti presentato nell’aprile scorso, congiuntamente a Cittadinanzattiva.

L’insicurezza delle scuole ha provocato, a partire dal 2001, 39 giovanissime vittime.

Tra loro, i 27 bambini della scuola “Francesco Iovine” di San Giuliano di Puglia, che morirono il 31 ottobre 2002 durante il terremoto che colpì il Molise e la Puglia, e Vito Scafidi, morto il 22 novembre 2008 a seguito del crollo di un controsoffitto nel Liceo “Darwin” di Rivoli, vicino Torino.

In ricordo di queste giovani vittime e perché queste tragedie non si ripetano, Cittadinanzattiva e Save the Children hanno chiesto ai parlamentari di tutti gli schieramenti di depositare e discutere in Parlamento una proposta di legge che superi l’attuale frammentazione normativa e garantisca a studenti, personale docente e non docente spazi sicuri e protetti dove poter apprendere o lavorare senza rischiare la propria vita.

Peraltro nell’anno scolastico 2018-2019 ogni tre giorni si sono registrati episodi di distacchi di intonaco e crolli all’interno di edifici scolastici. Un vero e proprio record degli ultimi 5 anni, per un totale di oltre 250 episodi dal 2013.

Le due associazioni dichiararono: “Da anni organizzazioni come le nostre e singoli cittadini si battono in prima persona e svolgono un ruolo di stimolo verso le istituzioni nello spirito dell'art.118 comma 4 della Costituzione, perché la sicurezza scolastica sia garantita nei fatti.

Crediamo che una proposta di legge che veda al centro, tra i vari elementi, la partecipazione dei cittadini per la messa in sicurezza, la ricostruzione e costruzione di nuovi edifici scolastici, possa diventare un terreno di impegno comune per organizzazioni civiche, comitati e istituzioni”.

Nel manifesto si sottolineava come da un lato sia un diritto fondamentale per bambini, insegnanti e personale non docente quello di frequentare strutture sicure, ricevere una piena informazione, partecipare ai temi della sicurezza scolastica in prima persona.

Dall’altro non si può invece prescindere da una definizione chiara di competenze e responsabilità sull’argomento e dal garantire un supporto tecnico permanente a favore di enti locali.

E’ fondamentale inoltre il superamento dell’attuale frammentazione delle fonti di finanziamento per la sicurezza delle scuole, la creazione di una vera e propria cultura della prevenzione e della sicurezza e misure di sostegno per i bambini e i ragazzi coinvolti nelle emergenze.

In occasione dell’apertura del nuovo anno scolastico, Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, ha poi rilevato: “Oltre al tema centrale della sicurezza nelle scuole, auspichiamo, da parte del nuovo Governo, un impegno concreto anche nella lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. 

Il fenomeno degli studenti che si allontanano dalla scuola, in Italia, è infatti tornato a crescere, dopo diversi anni di riduzione, passando dal 13,8% del 2016 al 14,5% del 201.

Servono dunque azioni efficaci per invertire questa tendenza, a partire da una didattica sempre più inclusiva e innovativa che stimoli l’interesse e la curiosità degli studenti.

Allo stesso modo è fondamentale monitorare costantemente l’attuazione della legge sul cyberbullismo in modo da rispondere tempestivamente alle sfide educative legate alla continua evoluzione delle nuove tecnologie e a prevenire e contrastare i fenomeni di cyberbullismo.

Infine, auspichiamo che il nuovo esecutivo possa definire una strategia per individuare le aree del nostro Paese a più alto rischio di povertà educativa per i bambini, concentrando gli investimenti soprattutto nelle scuole che operano nei contesti più deprivati e dove i minori hanno meno opportunità di accedere a servizi educativi di qualità indispensabili per la loro crescita e per il loro futuro”. 

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