lunedì 14 ottobre 2019

La 'ndrangheta riduce l'occupazione


Generalmente si ritiene che le mafie determinano un aumento dell’occupazione. Le conclusioni di uno studio recente della Banca d’Italia “Gli effetti della 'ndrangheta sull'economia reale: evidenze a livello di impresasono invece molto diverse: le attività di riciclaggio della ‘ndrangheta nel Centro-Nord provocano una notevole diminuzione dell’occupazione.

Lo studio analizza gli effetti della criminalità organizzata sull'economia reale, concentrandosi sul caso della 'ndrangheta.

Combinando dati di fonte giudiziaria e di impresa si costruisce un indicatore statistico del rischio di infiltrazione mafiosa per le imprese del Centro Nord.

I risultati mostrano che la criminalità organizzata tende a infiltrarsi in imprese che attraversano periodi di difficoltà finanziaria e che operano in settori maggiormente legati alla domanda pubblica o più adatti al riciclaggio; l'infiltrazione si associa a un significativo aumento del fatturato delle imprese interessate; la diffusione della criminalità organizzata ha effetti negativi sulla crescita aggregata di lungo periodo.

Di conseguenza nei comuni del Centro-Nord le cui imprese sono state infiltrate dalla ‘ndrangheta l’occupazione è calata del  28% tra il 1971 e il 2011.

Si tratta del primo studio che cerca di ricostruire gli effetti di lungo termine determinati dalla criminalità organizzata sulla produzione dei territori in cui questa si infiltra, escludendo quelli di provenienza.

La ‘ndrangheta è il soggetto più adatto per un’analisi del genere perché solo il 23% dei suoi ricavi annuali, stimati fra i 3 e i 4 miliardi di euro, è realizzato in Calabria, , a differenza di quanto succede per camorra e Cosa nostra che in Campania e in Sicilia hanno ricavi superiori al 60% del totale.

La maggior parte del business ‘ndranghetista, quindi, è altrove (Centro-Nord, ma anche il resto d’Europa): narcotraffico internazionale, manipolazioni di appalti pubblici, estorsioni, gioco d’azzardo.

Come già anticipato, tre sono le principali conclusioni dello studio.

Prima conclusione, la ‘ndrangheta tende a infiltrarsi in imprese che hanno difficoltà finanziarie  e in settori che dipendono maggiormente dalla domanda del settore pubblico oppure in cui è più diffuso il riciclaggio di denaro.

Nel primo caso, il motivo principale di infiltrazione è massimizzare il profitto o estrarre una rendita, mentre nel secondo lo scopo è l’occultamento dei proventi di attività illecite.

Seconda conclusione: l’infiltrazione inizialmente genera un incremento dei ricavi delle aziende. Forse anche perché una parte dei ricavi maschera il riciclaggio.

Terza conclusione: nel lungo termine ci sono effetti negativi sulla crescita economica a livello locale  e di conseguenza sull’occupazione.

L’ingresso della mafia aumenta i ricavi delle aziende facendo crescere il numero di impiegati ma non gli investimenti: le imprese corrotte hanno una maggiore probabilità di uscire dal mercato, non è chiaro se per via volontaria o per decisioni di carattere giudiziario.

Il peggio succede se la mafia si inserisce nel mercato per fare profitto e investimenti, falsando il gioco della concorrenza e costringendo i competitor a chiudere: in questo caso l’impatto negativo è maggiore.

E sono molti i modi in cui la criminalità organizzata finisce per ridurre la ricchezza e il benessere di un paese, a cominciare dai costi diretti, cioè tutte le risorse che la mafia recupera direttamente dall’economia (rapine ed estorsioni, per esempio).

A questi si aggiungono i costi indiretti, generati da tutte le distorsioni che la criminalità opera sull’economia, che includono i legami di corruzione con i governi locali.

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