L’Unchr (l'alto commissariato delle Nazioni Unite
per i rifugiati) e l’Oim (l’organizzazione internazionale per le
migrazioni), in una nota congiunta diffusa dopo l’attacco del 3 luglio scorso al centro di detenzione di Tajoura, a est di
Tripoli, hanno sostenuto, fra l’altro, che le imbarcazioni delle Ong
(organizzazioni non governative) non possono essere penalizzate perché
salvano vite in mare.
Nella
nota si può leggere inoltre: “Bisogna fare tutto il possibile per evitare che
le persone soccorse nel Mediterraneo vengano riportate in Libia, Paese che non
può essere considerato un porto sicuro.
In
passato, le imbarcazioni dei Paesi europei, che conducevano operazioni di
ricerca e soccorso, hanno salvato migliaia di vite, anche grazie alla
possibilità di effettuare le operazioni di sbarco in porti sicuri.
Questo
schema operativo è vitale e dovrebbe essere ripristinato, per gestire il
fenomeno in un’ottica di responsabilità condivisa a livello europeo”.
Inoltre
“La comunità internazionale dovrebbe considerare la protezione dei diritti
umani dei migranti e dei rifugiati un elemento centrale del suo impegno in
Libia.
Chiediamo
in maniera prioritaria che i 5.600 migranti e rifugiati attualmente detenuti in
Libia siano liberati in maniera ordinata e che sia loro garantita protezione;
in alternativa, chiediamo che possano essere evacuati verso altri Paesi dai
quali procedere con tempestive procedure di ricollocamento.
Allo
stesso modo i Paesi dovrebbero fare un passo avanti rendendosi disponibili in
caso di evacuazione e ricollocamento. Inoltre, a chi volesse ritornare al Paese
d’origine non dovrebbe essere negata questa possibilità. Sono ugualmente
necessarie risorse aggiuntive”.
E
poi “La pratica della detenzione arbitraria per coloro che vengono salvati in
mare e riportati in Libia deve cessare.
Esistono
reali alternative: ai migranti e rifugiati dovrebbe esser permesso di vivere
nelle comunità, dovrebbero essere istituiti centri aperti e procedure di
registrazione.
Allo
stesso modo, si potrebbero aprire centri semi-aperti simili alle strutture di raccolta
e partenza dell’Unhcr (gathering and departure facility)”.
“…Ciononostante,
moltissimi migranti e rifugiati sono ancora detenuti in altre zone della Libia,
in condizioni di sofferenza e violazione sistematica dei diritti umani.
E’
essenziale adottare un processo di rilascio sicuro e organizzato, nel corso del
quale siano fornire le necessarie informazioni sull’assistenza disponibile.
E’
necessario assicurare più supporto per i circa 50.000 rifugiati e richiedenti
asilo e gli 800.000 migranti presenti in Libia, affinché le loro condizioni di
vita possano essere migliorate, i diritti umani possano essere rispettati e
meno persone finiscano nelle mani dei trafficanti”.
Unhcr
e Oim prendono poi posizione sul soccorso in mare: “…Le imbarcazioni delle Ong
hanno svolto un ruolo simile nel Mediterraneo e non possono essere penalizzate
perché salvano vite in mare.
Alle
imbarcazioni commerciali non può esser indicato di ricondurre in Libia le
persone soccorse in mare. Qualsiasi responsabilità e attività di
assistenza dovrebbe essere assegnata a organismi libici competenti solo a patto
che nessuno sia detenuto in modo arbitrario dopo essere stato soccorso e che
sia garantito il rispetto dei diritti umani.
Senza
tali garanzie, si dovrebbe interrompere qualunque forma di sostegno.
Non
è ammissibile che una tragedia simile possa accadere di nuovo.
Proteggere
vite umane deve rappresentare la priorità assoluta”.
Questa
nota l’ha letta Salvini?
Non
credo.
Ma
anche se l’avesse letta, non intende assolutamente tenerla in considerazione,
purtroppo.
Ma
cosa ne pensano il presidente del consiglio Conte e gli alleati di Salvini, i
grillini?
Per
il momento non pervenuti.
Sono
soggiogati da Salvini.
Ma
quanti voti devono ancora per perdere affinchè contrastino le politiche
salviniane nei confronti dei migranti?

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