Si è tornati ad occuparsi di corruzione, della sua
diffusione in tutta Italia. Non sembra proprio che tale fenomeno tenda a
ridursi. Le dichiarazioni di Gherardo Colombo, che faceva parte del pool di
magistrati che si occupò dell’inchiesta “Mani Pulite”, in occasione dei
funerali di Francesco Saverio Borrelli, sono
state molto esplicite a questo proposito. Le stesse dimissioni di Raffaele
Cantone da presidente dell'Anac, l’autorità anticorruzione, indicano che
esistono attualmente notevoli problemi nell’attività di prevenzione del
fenomeno.
Quindi ci si può
legittimamente porre la seguente domanda: cosa è rimasto di Tangentopoli?
E per rispondere a questa
domanda possono essere utile le considerazioni di tre “testimoni”, riportate in
un articolo di Serena Uccello, pubblicato su www.ilsole24ore.com, dopo 25 anni dall’arresto
di Mario Chiesa, avvenuto il 17 febbraio del 1992, da
cui ebbe inizio l’inchiesta “Mani Pulite”.
Gherardo Colombo nel libro “Lettera a un figlio su
Mani Pulite” ha scritto: “...il danno più grave causato da Tangentopoli credo
risieda nel continuo stravolgimento delle regole, nel tradimento della loro
funzione, nell’affermarsi di una cultura fondata sul privilegio, sulla
sopraffazione. E che quindi ostacola l'attuazione della democrazia…
Premesso che chi è pericoloso deve essere isolato per
la sicurezza di tutti, oggi sono convinto che infliggere il male in risposta
alla violazione della legge non fa che legittimarlo. La risposta a chi
contravviene alle regole dovrebbe essere formativa e riconciliativa…
Se Mani pulite ha costituito un tassello importante
nel mio percorso di crescita, credo possa servire a tutti almeno sotto due
profili diversi: da una parte, lo ripeto, perché ha diffuso notizie prima
nascoste; dall'altra perché ha mostrato che i problemi non possono essere
risolti delegandoli ad altri.
E che soprattutto non si può delegare a una funzione
come quella giudiziaria che è stata creata per occuparsi di devianze marginali
in un contesto di generale rispetto delle regole da parte della società, la
soluzione di questioni endemiche…”.
Secondo Piercamillo Davigo, anche lui componente del pool di magistrati di
“Mani Pulite” se in questi anni la cosiddetta corruzione accentrata, per
intenderci la maxi tangente Enimont, ha avuto un oggettivo ridimensionamento, è
invece cresciuta senza arrestarsi quella decentrata, quella che si incunea
nella amministrazione pubblica, la piccola e media tangente che deforma e
corrode.
Al punto che dalla pagine del “Corriere della
Sera”, Davigo arriva all’amara conclusione: “E’ drammatico quanto poco sia
cambiata la situazione e quanto sulla corruzione peggiori la deriva dell’Italia
nel panorama internazione”.
Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato di
Mantovani, nel 1992 coinvolto nella Tangentopoli veneta e oggi, testimone chiave
al processo Mose, ha dichiarato: “Prima del 1992 c’era un rapporto diretto tra
gli imprenditori e la politica.
Il ’92 se vogliamo, storicamente, è l’epoca in cui
sono stati spazzati via i segretari amministrativi dei politici, i Severino
Citaristi, coloro cioè che raccoglievano i soldi dagli imprenditori per
finanziare la politica.
La differenza principale è che in quella fase gli
individui rappresentavano i partiti, erano i partiti.
Oggi non è più così, oggi nessuno si sognerebbe di
dire che i vari Galan sono il partito; allo stesso modo allora nessuno dentro
la Dc si sarebbe sognato di dire che Citaristi prendeva soldi in proprio.
Oggi gli individui sono nel partito per prendere
soldi, non prendono i soldi per il partito.
L’altra grande evidenza è che nel ’92 tra gli
arrestati si potevano trovare le due categorie: imprenditori e politici. Chi
rimase totalmente fuori furono i funzionari, la burocrazia.
Ciò getta le fondamenta per il cambio strutturale
della corruzione: il potere crescente che acquisisce la burocrazia rispetto
alla politica.
Comunque l’elemento centrale del ’92 è il disvelamento
di un meccanismo di finanziamento della politica cresciuto al punto tale da
condizionare la vita economica di alcuni settori produttivi, quindi la vita
economica del Paese, quindi la vita del Paese, e cioè la cultura, la mentalità.
Il punto di non ritorno di quella fase storica è stato
il discorso che Bettino Craxi ha pronunciato il 3 luglio del ’92 Un discorso
tenuto alle Camere, mica in un convento: alle Camere e zitti tutti.
Si trattava di un sistema ipocritamente accettato da
tutti e sostanzialmente venuto alla luce perché il fondamento era venuto a
mancare.
L’arresto di Mario Chiesa è la contingenza storica ma
non è la causa di Mani Pulite. La causa reale è che si era rotto il patto tra
politica e impresa”.
Quindi da tali dichiarazioni
si conferma quanto è sotto gli occhi di tutti. La corruzione non è diminuita
rispetto al periodo di Tangentopoli, ha cambiato alcune delle sue
caratteristiche e forse è anche aumentato.
Aggiungo che le
responsabilità non sono solo dei burocrati e dei politici, ma anche dei
cittadini i quali, spesso, sono disponibili a corrompere quando lo ritengono
necessario e tacciono quando vengono a sapere del verificarsi di attività di
corruzione.

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