giovedì 25 luglio 2019

La corruzione aumenta, per colpa di politici, burocrati e cittadini



Si è tornati ad occuparsi di corruzione, della sua diffusione in tutta Italia. Non sembra proprio che tale fenomeno tenda a ridursi. Le dichiarazioni di Gherardo Colombo, che faceva parte del pool di magistrati che si occupò dell’inchiesta “Mani Pulite”, in occasione dei funerali  di Francesco Saverio Borrelli, sono state molto esplicite a questo proposito. Le stesse dimissioni di Raffaele Cantone da presidente dell'Anac, l’autorità anticorruzione, indicano che esistono attualmente notevoli problemi nell’attività di prevenzione del fenomeno.

Quindi ci si può legittimamente porre la seguente domanda: cosa è rimasto di Tangentopoli?

E per rispondere a questa domanda possono essere utile le considerazioni di tre “testimoni”, riportate in un articolo di Serena Uccello, pubblicato su www.ilsole24ore.com, dopo 25 anni dall’arresto di Mario Chiesa, avvenuto il 17 febbraio del 1992, da cui ebbe inizio l’inchiesta “Mani Pulite”.

Gherardo Colombo nel libro “Lettera a un figlio su Mani Pulite” ha scritto: “...il danno più grave causato da Tangentopoli credo risieda nel continuo stravolgimento delle regole, nel tradimento della loro funzione, nell’affermarsi di una cultura fondata sul privilegio, sulla sopraffazione. E che quindi ostacola l'attuazione della democrazia…

Premesso che chi è pericoloso deve essere isolato per la sicurezza di tutti, oggi sono convinto che infliggere il male in risposta alla violazione della legge non fa che legittimarlo. La risposta a chi contravviene alle regole dovrebbe essere formativa e riconciliativa…

Se Mani pulite ha costituito un tassello importante nel mio percorso di crescita, credo possa servire a tutti almeno sotto due profili diversi: da una parte, lo ripeto, perché ha diffuso notizie prima nascoste; dall'altra perché ha mostrato che i problemi non possono essere risolti delegandoli ad altri.

E che soprattutto non si può delegare a una funzione come quella giudiziaria che è stata creata per occuparsi di devianze marginali in un contesto di generale rispetto delle regole da parte della società, la soluzione di questioni endemiche…”.

Secondo Piercamillo Davigo,  anche lui componente del pool di magistrati di “Mani Pulite” se in questi anni la cosiddetta corruzione accentrata, per intenderci la maxi tangente Enimont, ha avuto un oggettivo ridimensionamento, è invece cresciuta senza arrestarsi quella decentrata, quella che si incunea nella amministrazione pubblica, la piccola e media tangente che deforma e corrode.

Al punto che dalla pagine del “Corriere della Sera”, Davigo arriva all’amara conclusione: “E’ drammatico quanto poco sia cambiata la situazione e quanto sulla corruzione peggiori la deriva dell’Italia nel panorama internazione”.

Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato di Mantovani, nel 1992 coinvolto nella Tangentopoli veneta e oggi, testimone chiave al processo Mose, ha dichiarato: “Prima del 1992 c’era un rapporto diretto tra gli imprenditori e la politica.

Il ’92 se vogliamo, storicamente, è l’epoca in cui sono stati spazzati via i segretari amministrativi dei politici, i Severino Citaristi, coloro cioè che raccoglievano i soldi dagli imprenditori per finanziare la politica.

La differenza principale è che in quella fase gli individui rappresentavano i partiti, erano i partiti.

Oggi non è più così, oggi nessuno si sognerebbe di dire che i vari Galan sono il partito; allo stesso modo allora nessuno dentro la Dc si sarebbe sognato di dire che Citaristi prendeva soldi in proprio.

Oggi gli individui sono nel partito per prendere soldi, non prendono i soldi per il partito.

L’altra grande evidenza è che nel ’92 tra gli arrestati si potevano trovare le due categorie: imprenditori e politici. Chi rimase totalmente fuori furono i funzionari, la burocrazia.

Ciò getta le fondamenta per il cambio strutturale della corruzione: il potere crescente che acquisisce la burocrazia rispetto alla politica.

Comunque l’elemento centrale del ’92 è il disvelamento di un meccanismo di finanziamento della politica cresciuto al punto tale da condizionare la vita economica di alcuni settori produttivi, quindi la vita economica del Paese, quindi la vita del Paese, e cioè la cultura, la mentalità.

Il punto di non ritorno di quella fase storica è stato il discorso che Bettino Craxi ha pronunciato il 3 luglio del ’92 Un discorso tenuto alle Camere, mica in un convento: alle Camere e zitti tutti.

Si trattava di un sistema ipocritamente accettato da tutti e sostanzialmente venuto alla luce perché il fondamento era venuto a mancare.

L’arresto di Mario Chiesa è la contingenza storica ma non è la causa di Mani Pulite. La causa reale è che si era rotto il patto tra politica e impresa”.

Quindi da tali dichiarazioni si conferma quanto è sotto gli occhi di tutti. La corruzione non è diminuita rispetto al periodo di Tangentopoli, ha cambiato alcune delle sue caratteristiche e forse è anche aumentato.

Aggiungo che le responsabilità non sono solo dei burocrati e dei politici, ma anche dei cittadini i quali, spesso, sono disponibili a corrompere quando lo ritengono necessario e tacciono quando vengono a sapere del verificarsi di attività di corruzione.

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