A Napoli si continua
a sparare, in pieno centro. I conflitti tra i clan camorristi hanno colpìto
anche persone che non c’entravano niente, dei semplici passanti, l’ultima delle
quali una bambina di 4 anni. E Salvini che fa? Continua ad occuparsi dei
migranti, di un’emergenza che non c’è e non si preoccupa di accrescere la lotta
contro i clan camorristi.
Salvini,
che come ministro dell’Interno sovraintende a tutte le forze di polizia,
dovrebbe combattere soprattutto le mafie, che costituiscono, in tutta Italia, la vera emergenza, il principale
pericolo per l’ordine pubblico, per la sicurezza nazionale.
Ma
non lo fa, assolutamente.
A
parole, sostiene di essere in prima linea nella lotta alle mafie, come quando,
il 25 aprile, si è recato a Corleone, invece di partecipare ad una delle
numerose manifestazioni realizzate in occasione della festa della liberazione.
Solo
propaganda.
Infatti,
non si preoccupa di intensificare l’azione contro i clan camorristici
napoletani, per ridurre il numero delle sparatorie a cui ho fatto riferimento
all’inizio.
Forse
perché la Lega ha rapporti con esponenti mafiosi?
Non
so.
Forse
perché non considera le mafie la principale emergenza per la sicurezza
nazionale?
Forse
perché considera il contrasto nei confronti dei migranti molto più utile per
accrescere i propri consensi, sebbene la presenza di migranti in Italia sia
molto meno pericolosa dello strapotere che le mafie hanno conseguito in tutte le
regioni, non solo in quelle meridionali?
Al
di là dei motivi alla base dei suoi comportamenti, il fatto che Salvini
trascuri la lotta contro le mafie deve essere fortemente censurato, anche se
non stupisce se si considera che egli si occupa molto più di propaganda,
soprattutto a fini elettorali, piuttosto che di promuovere azioni concrete nei
settori di intervento del suo ministero.

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