Spesso si sostiene che la spesa pubblica in
Italia sia troppo elevata. E proprio vero? Sarebbe opportuno, invece,
considerare la composizione della spesa pubblica. Infatti si arriverebbe alla
conclusione, tra l’altro, che rispetto ad altri Paesi, in Italia la spesa per le
pensioni è più alta. Questo non vuol dire ovviamente che le singole pensioni
per molti italiani siano molto alte, tutt’altro.
Tali problematiche sono
analizzate in un articolo di Mariasole Lisciandro e Pietro Mistura, pubblicato
su www.lavoce.info.
E’ proprio vero che la spesa
pubblica in Italia è molto elevata, rispetto ad altri Paesi europei?
Tenendo presente il documento
di economia e finanza, si può concludere che nel 2019 il Paese che spenderà di più in percentuale al proprio
Pil è la Francia con il 55,5%, seguita dall’Italia con il 48,9%, e dalle meno
spendaccione Germania e Spagna con, rispettivamente, il 44,5% e il 41,5%.
Di questi quattro Paesi l’Italia è
l’unica che prevede un aumento della spesa per il 2020, con una lieve
decrescita nel biennio successivo, mentre la Germania mantiene le proprie spese
costanti nel triennio 2019-2022 (mentre le aumenta dal 2018 al 2019, ma può
permetterselo), invece Francia e Spagna attuano una riduzione (quest’ultima di
un livello già di per sé basso).
L’Italia nel 2019 prevede quindi una
spesa in linea con questi Paesi, sebbene in crescita.
Considerando l’intera Eurozona, nel 2017
la spesa pubblica (Italia esclusa) era del 46,7% del Pil, due punti percentuali
in meno rispetto al nostro Paese.
E nella Ue a 28 solo sei Paesi
presentavano una spesa pubblica superiore alla nostra.
L’Italia è perciò in linea con i Paesi
paragonabili, ma sempre nella parte alta della classifica complessiva europea.
E’ poi interessante capire per quali
finalità viene impiegata, soprattutto con un occhio a cosa servirà l’aumento di
spesa previsto.
Nel documento di economia e finanza
viene indicato che nel triennio 2019-2021 le maggiori spese saranno dovute a
interventi nel settore lavoro e pensioni, in particolare con l’introduzione di
reddito di cittadinanza e quota 100: rispettivamente +23,5 e +20,5 miliardi nel
triennio 2019-2021.
In Germania, invece, le maggiori nuove
voci di spesa del 2019 riguardano un programma di aiuto ai genitori lavoratori,
per i quali sono stati stanziati 5,5 miliardi nel corso del prossimo triennio.
Un’altra grande voce di spesa riguarda il trasferimento di risorse ai Paesi dai
quali provengono le quote maggiori di rifugiati per i quali sono previsti 6,9
miliardi di euro. Altri 5,2 miliardi saranno aggiunti nel 2019 ai 47,3 miliardi
per la spesa militare, come richiesto dalla Nato.
Per quanto riguarda le pensioni vengono
previsti 2 miliardi aggiuntivi dal bilancio federale per ogni anno nel triennio
2021 e 2024 per salvaguardare il bilancio dall’effetto demografico.
Anche la Francia prevede un intervento
sulle pensioni che saranno rivalutate dello 0,3%, mentre sono previsti
ulteriori 10 miliardi di spesa in particolare per le nuove assunzioni nella
pubblica amministrazione, obiettivo analogo per la Spagna.
Da questo rapido confronto emerge come
il governo italiano abbia dato molta importanza al tema dell’assistenza e delle
pensioni, cosa che è stata fatta anche negli altri Paesi ma con minore enfasi.
E un dato su tutti mostra la peculiarità
della spesa pubblica italiana: dalle previsioni di lungo periodo, si nota come
l’Italia concentri più risorse di tutti gli altri Paesi in esame sul tema delle
pensioni.
Tutti i Paesi prevedono un aumento della
spesa pensionistica fino al 2050, dovuto al fatto che in concomitanza con il
2030 si ritireranno dal mondo del lavoro coloro che appartengono alla
generazione detta del “baby boom”.
Ma l’Italia è comunque il Paese che sia
oggi che domani destina la più ampia porzione di Pil al pagamento delle
pensioni.
Viene quindi da chiedersi se fosse
necessario caricare il bilancio pubblico italiano di nuove risorse destinate
alle pensioni.
La risposta è no, se si pensa a quanto
meno spendono gli altri paesi.
Tuttavia, spesso si giustifica l’eccesso
di spesa pensionistica con il fatto che la popolazione italiana è molto più
vecchia rispetto a quella di altri Paesi.
Ma i dati Ocse indeboliscono
questa narrazione.
L’Italia è effettivamente al secondo
posto dei Paesi Ocse per quota di over-65 sulla popolazione in età lavorativa,
con il 37,8%. Questo valore però non è troppo distante da quelli di Germania
(34,8) e Francia (33,3). O quantomeno forse non così distante da giustificare
una differenza così ampia di spesa pensionistica sul Pil.
In ogni caso, aumentare la spesa è un
grosso errore per un paese che cresce a velocità zero virgola come l’Italia. Soprattutto se la si aumenta per spesa
corrente e non per investimenti o capitale umano.
E, aggiungo e termino, in considerazione
dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile e dell’insufficiente livello
della spesa pubblica per l’istruzione, piuttosto che prendere provvedimenti
come la cosiddetta quota 100, che, oggettivamente, ha contribuito e contribuirà
ad innalzare la spesa pensionistica, sarebbe stato necessario prevedere
interventi volti a favorire l’occupazione giovanile e ad accrescere la spesa
pubblica per l’istruzione.
Ma, si sa, al di là delle chiacchiere, i
giovani, le loro esigenze, non rappresentano la priorità per questo governo.
Peraltro, provvedimenti rivolti a
favorire i giovani potrebbero aver anche l’effetto di ridurre, seppure in
misura limitata, l’invecchiamento della popolazione, contribuendo ad accrescere
il tasso di natalità, oggi particolarmente basso.

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