Dopo le vicende
di Torre Maura si è riaperto il dibattito sulla situazione della popolazione
rom e sinti in Italia. Stando ai dati in Italia la percentuale è tra le più
basse in Europa (0,23%). Circa 26.000 sono nei campi.
E
in un articolo pubblicato su www.redattoresociale.it
ci si occupa della situazione dei rom e
dei sinti in Italia, con particolare riferimento al loro numero.
Infatti dopo i fatti di Torre Maura,
periferia est della Capitale, si è riaperto il dibattito sulla situazione rom e
sinti in Italia.
Ma quanti sono in Italia? Come vivono? E
quanti di loro hanno la cittadinanza?
Come ricorda uno studio
dell’associazione 21 luglio numeri precisi non ci sono, ma secondo le stime del
Consiglio d’Europa la presenza in Italia di rom, sinti e caminanti è compresa
in una forbice tra le 120.000 e le 180.000 persone (lo 0,23% circa della
popolazione). Una delle percentuali più basse registrate in Europa.
Nel 2017 un rapporto di Istat e Anci, in
collaborazione con l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) ha analizzato le variabili socio-economiche e lei
soluzioni abitative scelte dai rom, sinti e caminanti in Italia, offrendo
informazioni e dati relativi prevalentemente a quegli individui e a quelle
comunità “ipervisibili” perché presenti in insediamenti formali o informali.
Secondo la mappatura condotta nel 2017
dall’associazione 21 luglio, a
fronte di un numero imprecisato di persone appartenenti alle comunità rom,
sinti e caminanti presenti in Italia, è stato possibile quantificare in circa
26.000 unità le persone di etnia rom e sinti che vivono in emergenza abitativa
e, nel caso specifico, in baraccopoli formali, in baraccopoli informali, in
micro insediamenti, in centri di raccolta rom.
Rispetto al 2016, quando i rom censiti
erano stati circa 28.000, si è rilevato un decremento del 7% dovuto in parte al
trasferimento di alcune comunità da insediamenti informali ad immobili
occupati, dall’altro allo spostamento volontario di alcune famiglie,
prevalentemente di nazionalità rumena, verso altri Paesi europei.
Vi erano poi circa 1.300 persone, in
prevalenza sinti, che vivevano in una cinquantina di micro aree collocate
nell’Italia Centro-Settentrionale, altri 1.200 rom di cittadinanza rumena abitavano
a Roma, Napoli e Sesto Fiorentino in immobili occupati in forma monoetnica e
circa 760 rom di nazionalità italiana erano presenti in abitazione
dell’edilizia residenziale pubblica all’interno di quartieri monoetnici nelle
città di Cosenza (circa 500 persone) e Gioia Tauro (circa 260 persone).
Sempre secondo l’associazione 21 luglio
l’aspettativa di vita dei rom presenti negli insediamenti formali e informali è
di 10 anni inferiore a quella della popolazione italiana.
In totale la popolazione rom e sinti in
Italia è molto giovane: il 55% ha meno di 18 anni.
Inoltre si stima che circa la metà abbia
la cittadinanza italiana.
Nelle baraccopoli informali e nei micro
insediamenti sono presenti per l' 86% cittadini di origine rumena. I rimanenti
sono in prevalenza di nazionalità bulgara. 9.600 sono rom originari
dell’ex Jugoslavia, presenti quasi esclusivamente nelle baraccopoli formali. Un
terzo di loro ( pari a circa 3.000 unità) è a rischio apolidia.
Tali dati mi sembrano molto interessanti
perché evidenziano che un’emergenza rom in Italia non c’è, proprio in
considerazione del loro numero piuttosto basso.
La percezione di questo fenomeno da
parte di alcune componenti della popolazione, soprattutto di coloro che
risiedono nelle periferie delle grandi città, è diversa ma è spesso alimentata,
volutamente, da una vera e propria campagna d’odio promossa da alcuni gruppi
politici. Campagna d’odio che si indirizza, peraltro, anche nei confronti di
altre persone, in primo luogo nei confronti dei migranti.
Certamente, talvolta, la presenza di rom
e sinti, soprattutto nei campi localizzati nelle periferie delle grandi città,
può provocare dei problemi, i quali però devono essere affrontati con iniziative
concrete, evitando invece di amplificarli, ricorrendo spesso a degli stereotipi
del tutto falsi, almeno nella gran parte dei casi.

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