La vicenda
giudiziaria che ha interessato la sanità umbra, con l’arresto dell’assessore
regionale Luca Barberini, del segretario del Pd Gianpiero Bocci (indagata anche
la presidente della Regione Catiuscia Marini), è giustamente diventato un caso
nazionale. Io, umbro e anche iscritto al Pd, non sono affatto stupìto di quanto
fino ad ora emerso.
Certo,
sarà necessario che si concluda l’inchiesta giudiziaria per poter esprimere un
giudizio definitivo.
Ma la situazione per il momento manifestatasi è
molto preoccupante ed evidenzia l’esistenza in Umbria di un vero e proprio
sistema corrotto tramite il quale si sono “truccati” molti concorsi in ambito
sanitario, e più precisamente nell’azienda ospedaliera di Perugia per ora (non
è da escludere che l’inchiesta si estenda però tra breve anche in altri settori
della sanità regionale).
Io,
però, umbro e anche iscritto al Pd, non sono per nulla stupìto di quanto è
stato reso noto fino ad ora.
I
“rumours” circa l’esistenza di una gestione non corretta della sanità umbra,
per quanto riguarda soprattutto la realizzazione dei concorsi,si erano da tempo
ampiamente diffusi.
Del
resto, il fatto che alcuni anni or sono
ci fu una crisi nella giunta regionale con le dimissioni dell’attuale assessore
Barberini, adesso arrestato, perché la presidente Marini non intendeva nominare
un nuovo direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia, in seguito
nominato nella persona di Emilio Duca, oggi agli arresti, dimostra il notevole
interesse dell’area politica a cui apparteneva Barberini, e cioè gli amici di
Bocci, il “dominus” di quell’area, a gestire senza alcun intralcio la sanità
umbra, al fine di massimizzare i consensi che si indirizzavano verso quell’area.
Una
gestione della sanità umbra, da parte dell’area politica interna al Pd che
faceva riferimento a Bocci, il cui principale obiettivo era la crescita dei
consensi, nel corso delle diverse elezioni, anche primarie, rivolti agli esponenti
di quell’area, tralasciando evidentemente la correttezza e il rispetto delle
norme vigenti, in particolare in occasione della realizzazione dei concorsi.
Ma
anche la presidente Marini non è esente da evidenti responsabilità, quanto meno
politiche, inerenti il mancato controllo di quanto avveniva nella gestione
della sanità regionale, ulteriore dimostrazione dell’inadeguatezza della Marini
a svolgere il ruolo di presidente della Regione Umbria.
Peraltro
la gestione del potere, finalizzata alla massimizzazione dei consenti, attuata
dall’area politica di Bocci, ha prodotto indubbi risultati.
Nelle
elezioni regionali del 2015, la maggioranza dei consiglieri del Pd eletti
appartenevano all’area di Bocci.
Nelle
recenti elezioni primarie per la scelta del nuovo segretario regionale del Pd
fu eletto lo stesso Bocci, con una percentuale di consensi molto consistente.
Quindi
una parte molto consistente del Pd umbro, in questi ultimi anni, ha perseguito
come unico obiettivo la ricerca e la gestione del potere, a tutti i costi,
anche passando sopra al rispetto delle regole e delle norme che dovevano invece
essere assolutamente rispettate.
E
da quanto avvenuto in Umbria emerge anche una chiara indicazione circa l’attività
che deve essere svolta dal nuovo segretario nazionale del Pd, Nicola
Zingaretti, se quest’ultimo vuole impegnarsi davvero per accrescere il peso del partito da lui
diretto nell’ambito della politica nazionale: la necessità di un profondo
rinnovamento della classe dirigente del Pd, sia a livello nazionale ma anche a
livello locale.

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