martedì 5 giugno 2018

Ci ricordiamo che il 10 giugno in 7 milioni voteranno in 761 comuni?


Tranne i cittadini direttamente interessati, non sono molti gli italiani al corrente del fatto che il prossimo 10 giugno si voterà per il rinnovo di 761 consigli comunali. Gli elettori che potranno votare sono quasi 7 milioni.

Di questi 761 comuni, 106 hanno una popolazione superiore a 15.000 abitanti (di cui 20 comuni capoluogo di provincia) e 652 inferiore a 15.000 abitanti.

La distinzione è importante perché nei comuni con più di 15.000 abitanti si voterà con il cosiddetto doppio turno. Cioè se nessun candidato a sindaco otterrà il 50% più uno dei voti espressi, andranno al ballottaggio - ci sarà quindi un secondo turno il 24 giugno - i due candidati con il maggior numero di voti.

Nei comuni con meno di 15.000 abitanti ci sarà un solo turno, risultando eletto il candidato a sindaco che otterrà il maggior numero dei voti, pur se non dovesse raggiungere il 50%.

I capoluoghi di provincia coinvolti saranno Brescia, Sondrio, Imperia, Treviso, Vicenza, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Terni, Viterbo, Teramo, Avellino, Barletta, Brindisi, Catania, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani. Nello stesso giorno si voterà per rinnovare i consigli circoscrizionali del III e del VIII municipio di Roma Capitale.

Di questi superano i 100.000 abitanti Ancona, Brescia, Catania, Messina, Siracusa, Terni e Vicenza.

In tutta Italia sono sei i comuni che sarebbero dovuti andare al voto, ma nei quali non sono state presentate liste elettorali. Si tratta di un comune calabrese, San Luca, noto per essere il “quartier generale” della ‘ndrangheta, e 5 comuni sardi (Austis, Magomadas, Ortueri, Putifigari e Sarule). Questi comuni saranno commissariati.

Il comune di San Luca è stato sciolto per infiltrazioni mafiose il 17 maggio 2013 dal Consiglio dei ministri e da allora non ha un sindaco né un consiglio comunale.

Le elezioni comunali del 10 giugno rappresentano un appuntamento importante che non dovrebbe essere trascurato.

Per vari motivi.

Per la popolazione interessata, quasi 7 milioni di potenziali elettori, perché sono 20 i capoluoghi di provincia coinvolti e perché saranno un primo test elettorale in cui si potrà anche verificare, parzialmente, il gradimento nei confronti della formazione del nuovo governo, a maggioranza Lega e Movimento 5 Stelle.

Inoltre saranno interessanti tali elezioni perché dimostreranno che sarà possibile già il 10 giugno, o al massimo il 24, conoscere il tipo di governo che amministrerà, probabilmente per 5 anni, i comuni interessati.

Ciò dimostra, come del resto avviene anche in seguito alle elezioni regionali, che sarebbe possibile individuare per il governo nazionale un sistema elettorale che consenta in tempi molto brevi di conoscere la maggioranza in grado di guidare, dal punto di vista politico, l’Italia.

Certo, sarebbe necessario, probabilmente, introdurre un sistema presidenziale, e non parlamentare come quello attualmente vigente, e per questo sarebbe necessario modificare la Costituzione. Ma, eventualmente, il sistema presidenziale potrebbe essere per così dire “temperato”, non contraddistinto da un eccessivo aumento dei poteri del presidente della Repubblica, perché si tratterebbe di eleggere anche il presidente della Repubblica, a questo punto tramite un’elezione diretta, e non solo il Parlamento.

Il modello di riferimento sarebbe il sistema elettorale francese, a doppio turno, per l’elezione del presidente della Repubblica. Da notare che in quel Paese, solo successivamente si elegge il Parlamento. Ma non necessariamente il sistema elettorale da introdurre in Italia dovrebbe essere uguale a quello francese e potrebbe essere appunto caratterizzato da minori poteri attributi al presidente eletto direttamente. 

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