La sezione italiana
di Amnesty International, in occasione della campagna elettorale recentemente
conclusasi, ha promosso un’iniziativa denominata “Conta fino a 10. Barometro
dell’odio in campagna elettorale”. Circa 600 attivisti, tra appartenenti a
gruppi territoriali, volontari reclutati per il progetto specifico e componenti
del gruppo di lavoro-task force “hate speech”, hanno monitorato i profili facebook
e twitter di 1.419 candidati per tre settimane dall’8 febbraio al 2 marzo.
Tramite la compilazione di una scheda on line, gli attivisti
hanno segnalato l’uso di stereotipi, le dichiarazioni offensive, razziste,
discriminatorie e il discorso di odio, che avevano come bersaglio categorie
vulnerabili quali migranti e rifugiati, immigrati, rom, persone lgbti, donne,
comunità ebraiche e islamiche.
787 sono state le segnalazioni: razzismo e xenofobia l’83%,
discriminazione religiosa il 10%, discriminazione di genere il 7%.
Quali le riflessioni Amnesty Italia sui risultati ottenuti?
“Lo immaginavamo e ne abbiamo avuto conferma. Per quasi un
mese abbiamo ascoltato centinaia di voci, letto migliaia di frasi, analizzato parole
e significati.
Il discorso di odio è parte del discorso politico italiano.
Molte forze politiche italiane si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio
per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi.
Abbiamo visto come è facile rafforzare gli schemi dell’intolleranza
e della discriminazione nei confronti di minoranze e gruppi vulnerabili -
migranti e rifugiati, donne, persone lgbti - trasformandole in categorie
bersaglio.
La fabbrica della paura che produce odio, a maggior ragione
in periodo di campagna elettorale, si è nutrita della narrativa dell’‘invasione’,
dell’‘emergenza’ e della pericolosa retorica del ‘noi contro loro’.
Col suo corredo di ‘fake news’, i social media hanno
rafforzato i pregiudizi già esistenti contro gruppi e minoranze, creando
divisioni e intolleranza.
Abbiamo colto nel segno e toccato nervi scoperti, esponenti
politici molto rilevanti hanno citato il nostro lavoro, chiesto chiarimenti e
incontri.
Ma siamo fermi nell’andare avanti. Crediamo che le politiche
dell’odio favoriscano sempre gravi passi indietro nei confronti dei diritti
umani, di tutti, con conseguenze deleterie sul tessuto sociale e il vivere
comune.
Per questo crediamo, e l’ultimo mese di lavoro fatto insieme
ne ha dato ampia conferma, che il discorso di odio debba essere attentamente monitorato
e contrastato”.
Ed Amnesty cosa intende fare nel prossimo futuro, a tale
proposito?
“Il barometro dell’odio in campagna elettorale ha prodotto
dati ed evidenze che analizzeremo, anche con il supporto di università e centri
di ricerca, e condivideremo con tutti coloro che hanno contribuito ad un lavoro
complesso e straordinario.
Sulla base di queste analisi e riflessioni individueremo
nuove modalità di attivazione e ‘campaigning’. è una sfida nuova e difficile,
per questo allargheremo la riflessione anche ad altre sezioni di Amnesty.
Torneremo a presidiare l’arena politica, coinvolgeremo il
mondo dell’educazione e della formazione, continueremo il dialogo con i giornalisti
e proveremo ad aprire un dialogo con i social media.

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