giovedì 22 marzo 2018

Amnesty International, una campagna elettorale piena di odio


La sezione italiana di Amnesty International, in occasione della campagna elettorale recentemente conclusasi, ha promosso un’iniziativa denominata “Conta fino a 10. Barometro dell’odio in campagna elettorale”. Circa 600 attivisti, tra appartenenti a gruppi territoriali, volontari reclutati per il progetto specifico e componenti del gruppo di lavoro-task force “hate speech”, hanno monitorato i profili facebook e twitter di 1.419 candidati per tre settimane dall’8 febbraio al 2 marzo.

Tramite la compilazione di una scheda on line, gli attivisti hanno segnalato l’uso di stereotipi, le dichiarazioni offensive, razziste, discriminatorie e il discorso di odio, che avevano come bersaglio categorie vulnerabili quali migranti e rifugiati, immigrati, rom, persone lgbti, donne, comunità ebraiche e islamiche.

787 sono state le segnalazioni: razzismo e xenofobia l’83%, discriminazione religiosa il 10%, discriminazione di genere il 7%.

Quali le riflessioni Amnesty Italia sui risultati ottenuti?

“Lo immaginavamo e ne abbiamo avuto conferma. Per quasi un mese abbiamo ascoltato centinaia di voci, letto migliaia di frasi, analizzato parole e significati.

Il discorso di odio è parte del discorso politico italiano. Molte forze politiche italiane si sono servite di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi.

Abbiamo visto come è facile rafforzare gli schemi dell’intolleranza e della discriminazione nei confronti di minoranze e gruppi vulnerabili - migranti e rifugiati, donne, persone lgbti - trasformandole in categorie bersaglio.

La fabbrica della paura che produce odio, a maggior ragione in periodo di campagna elettorale, si è nutrita della narrativa dell’‘invasione’, dell’‘emergenza’ e della pericolosa retorica del ‘noi contro loro’.

Col suo corredo di ‘fake news’, i social media hanno rafforzato i pregiudizi già esistenti contro gruppi e minoranze, creando divisioni e intolleranza.

Abbiamo colto nel segno e toccato nervi scoperti, esponenti politici molto rilevanti hanno citato il nostro lavoro, chiesto chiarimenti e incontri.

Ma siamo fermi nell’andare avanti. Crediamo che le politiche dell’odio favoriscano sempre gravi passi indietro nei confronti dei diritti umani, di tutti, con conseguenze deleterie sul tessuto sociale e il vivere comune.

Per questo crediamo, e l’ultimo mese di lavoro fatto insieme ne ha dato ampia conferma, che il discorso di odio debba essere attentamente monitorato e contrastato”.

Ed Amnesty cosa intende fare nel prossimo futuro, a tale proposito?

“Il barometro dell’odio in campagna elettorale ha prodotto dati ed evidenze che analizzeremo, anche con il supporto di università e centri di ricerca, e condivideremo con tutti coloro che hanno contribuito ad un lavoro complesso e straordinario.

Sulla base di queste analisi e riflessioni individueremo nuove modalità di attivazione e ‘campaigning’. è una sfida nuova e difficile, per questo allargheremo la riflessione anche ad altre sezioni di Amnesty.

Torneremo a presidiare l’arena politica, coinvolgeremo il mondo dell’educazione e della formazione, continueremo il dialogo con i giornalisti e proveremo ad aprire un dialogo con i social media.

Nelle prossime settimane la campagna ‘Conta fino a 10’ si allargherà ad altri temi e contenuti".

Nessun commento:

Posta un commento