Un ragazzo disabile è
stato vittima di bullismo da parte di alcuni compagni di classe che lo hanno
isolato e deriso ripetutamente, talvolta con violenze fisiche e psicologiche e
con sputi. Il caso si è verificato in una scuola di Scandicci, in provincia di
Firenze, ed è stato reso noto dopo una denuncia a carico di due sedicenni da
parte dei genitori della vittima. Le vessazioni subìte dal ragazzo disabile lo
avrebbero indotto a smettere di frequentare la scuola.
La gravità di quanto avvenuto ha
indotto l’assessore alle politiche sociali della Regione Toscana, Stefania
Saccardi, a rilasciare alcune dichiarazioni.
“Quello di Scandicci è purtroppo
l’ennesimo caso di bullismo tra i banchi di scuola - ha commentato Stefania
Saccardi.
Il bullismo è un fenomeno stratificato
anche tra i bambini e nasconde problematiche psicologiche profonde che vanno
combattute e prevenute. Ecco perché, come Regione Toscana abbiamo stipulato un
accordo insieme all'assessorato all'istruzione, all’Ufficio scolastico
regionale per la Toscana
e l’Università di Firenze-Dipartimento di scienze della formazione e psicologia,
con l'obiettivo di prevenire e contrastare il fenomeno nelle scuole della
Toscana”.
“Nello specifico - ha aggiunto
Saccardi - sosteniamo il programma di prevenzione No Trap, che, attraverso un
modello di peer education (da pari a pari) e peer support, mira a incentivare
una responsabilizzazione attiva dei ragazzi”.
In base al progetto, attraverso una
formazione sistematica si cerca di aumentare la percezione di autoefficacia dei
ragazzi stessi e di stimolare in loro un senso di responsabilità nei confronti
della vittima.
Successivamente, i peer educators
lavorano attivamente con i compagni, assumendo un ruolo di modello positivo,
promuovendo comportamenti prosociali e di difesa della vittima. I ragazzi, dopo
il training formativo, intervengono anche on line, nella community del
progetto, per dare il proprio aiuto e supporto a tutti coloro che si sentono in
difficoltà.
L'obiettivo è far passare il
messaggio che facendo finta di niente tutti noi siamo in parte responsabili
della sofferenza della vittima, ma che unendo le forze possiamo invece fare
qualcosa per porre fine alle prepotenze.
La gravità dell’episodio mi sembra
evidente.
Purtroppo non è un caso isolato, in
Toscana e nelle altre regioni italiane.
Progetti quali quello descritto
possono risultare senza dubbio utili per contrastare il fenomeno.
Credo però che siano necessari
interventi di maggiore rilievo e soprattutto estesi su tutto il territorio
nazionale, promossi in primo luogo dal governo nazionale.

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