mercoledì 28 marzo 2018

A Scandicci sputi e violenze su un alunno disabile


Un ragazzo disabile è stato vittima di bullismo da parte di alcuni compagni di classe che lo hanno isolato e deriso ripetutamente, talvolta con violenze fisiche e psicologiche e con sputi. Il caso si è verificato in una scuola di Scandicci, in provincia di Firenze, ed è stato reso noto dopo una denuncia a carico di due sedicenni da parte dei genitori della vittima. Le vessazioni subìte dal ragazzo disabile lo avrebbero indotto a smettere di frequentare la scuola.
La gravità di quanto avvenuto ha indotto l’assessore alle politiche sociali della Regione Toscana, Stefania Saccardi, a rilasciare alcune dichiarazioni.
“Quello di Scandicci è purtroppo l’ennesimo caso di bullismo tra i banchi di scuola - ha commentato Stefania Saccardi.
Il bullismo è un fenomeno stratificato anche tra i bambini e nasconde problematiche psicologiche profonde che vanno combattute e prevenute. Ecco perché, come Regione Toscana abbiamo stipulato un accordo insieme all'assessorato all'istruzione, all’Ufficio scolastico regionale per la Toscana e l’Università di Firenze-Dipartimento di scienze della formazione e psicologia, con l'obiettivo di prevenire e contrastare il fenomeno nelle scuole della Toscana”. 
“Nello specifico - ha aggiunto Saccardi - sosteniamo il programma di prevenzione No Trap, che, attraverso un modello di peer education (da pari a pari) e peer support, mira a incentivare una responsabilizzazione attiva dei ragazzi”.
In base al progetto, attraverso una formazione sistematica si cerca di aumentare la percezione di autoefficacia dei ragazzi stessi e di stimolare in loro un senso di responsabilità nei confronti della vittima.
Successivamente, i peer educators lavorano attivamente con i compagni, assumendo un ruolo di modello positivo, promuovendo comportamenti prosociali e di difesa della vittima. I ragazzi, dopo il training formativo, intervengono anche on line, nella community del progetto, per dare il proprio aiuto e supporto a tutti coloro che si sentono in difficoltà.
L'obiettivo è far passare il messaggio che facendo finta di niente tutti noi siamo in parte responsabili della sofferenza della vittima, ma che unendo le forze possiamo invece fare qualcosa per porre fine alle prepotenze.
La gravità dell’episodio mi sembra evidente.
Purtroppo non è un caso isolato, in Toscana e nelle altre regioni italiane.
Progetti quali quello descritto possono risultare senza dubbio utili per contrastare il fenomeno.
Credo però che siano necessari interventi di maggiore rilievo e soprattutto estesi su tutto il territorio nazionale, promossi in primo luogo dal governo nazionale.

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