mercoledì 27 settembre 2017

Wwf, stop al carbone


Si è svolta a Roma una manifestazione, promossa dal Wwf, per chiedere la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025, in vista della pubblicazione, prevista per le prossime settimane, da parte del Governo, della strategia energetica nazionale, con la quale si deciderà la politica energetica dell’Italia per almeno i prossimi 20 anni.

La richiesta del Wwf si basa su un dossier, realizzato dalla stessa associazione, denominato “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso”.

Mi sembra opportuno riportare alcune parti del sommario di questo dossier.

"L’attuale sistema energetico mondiale si regge sull’uso dei combustibili fossili: petrolio, carbone e gas naturale, che nel mix energetico mondiale, pesano per oltre l’81%. Si tratta di risorse preziose ma limitate e assai inquinanti che la Terra ha custodito per decine o centinaia di milioni di anni e che l’uomo, nell’ultimo secolo, sta estraendo e utilizzando a ritmi assolutamente insostenibili.

In poco più di un secolo i consumi energetici sono aumentati di quasi 14 volte e, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea), questa crescita dovrebbe proseguire nei prossimi decenni, ma la disponibilità di fonti fossili è limitata.

Petrolio, gas e carbone si sono venuti a creare in specifiche condizioni geologiche e queste non si ripetono con tanta facilità, soprattutto non in tempi compatibili con gli attuali ritmi di prelievo.
Dalla combustione delle fonti fossili si libera circa il 90% del carbonio che si sta accumulando nell’atmosfera terrestre e che è responsabile dell’alterazione del clima e del conseguente riscaldamento globale, come evidenzia un’imponente mole di studi e ricerche.

Tra tutte le fonti fossili, il carbone rappresenta proprio la principale fonte di emissioni di gas serra: nel 2014, il 46% della CO2, corrispondente a circa 14,9 miliardi di tonnellate, è stata originata proprio dalla combustione del carbone…

Attualmente in Italia sono in funzione 11 centrali a carbone, assai diverse per potenza installata e anche per tecnologia impiegata. Questi impianti nel 2015 hanno contribuito a soddisfare il 13,2% del consumo interno lordo di energia elettrica con circa 43.201 GWh.

A fronte di questi dati, tutto sommato abbastanza modesti, gli impianti a carbone hanno prodotto quasi 39 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti a ben oltre il 40% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale.

Il carbone usato da questi impianti è sostanzialmente tutto d’importazione, dal momento che il nostro Paese non dispone di risorse carbonifere adeguate allo sfruttamento, sia in termini quantitativi sia qualitativi…

L’uso del carbone non solo rappresenta la principale minaccia per il clima del pianeta ma è anche una delle maggiori fonti d’inquinamento con impatti assai gravi sulla salute di persone, organismi viventi ed ecosistemi. E’ noto, infatti, come dai processi di combustione si liberino numerose sostanze tossiche, alcune bioaccumulabili, altre cancerogene…

Si tratta di elementi da tenere in grande considerazione quando si orientano le scelte energetiche internazionali o anche di un singolo Paese. Soprattutto quando quel Paese non dispone di adeguate riserve di combustibili fossili…

Le stesse riserve di carbone, seppur maggiori rispetto a quella di altri combustibili fossili, sono comunque limitate e localizzate, aspetto che riduce la sicurezza negli approvvigionamenti e che rende i prezzi destinati inesorabilmente ad aumentare mano a mano che si riduce la disponibilità del minerale.

L’Italia nel 2015, con una potenza installata di 116.955 MW, a fronte di una punta massima assoluta della domanda di 60.491 MW, continua ad avere una sovra capacità di produzione di energia elettrica tale da costringere le centrali a funzionare a scartamento ridotto e, quindi, non ha bisogno di investire in nuovi impianti a carbone, ma farebbe meglio a puntare su un diverso modello energetico incentrato sul risparmio, l’efficienza e le fonti rinnovabili, partendo dalla generazione distribuita in piccoli impianti alimentati sempre più da energie rinnovabili allacciate a reti intelligenti (Smartgrids) integrate con efficaci sistemi di accumulo.

Il modello fondato su grandi centrali e lo sfruttamento dei combustibili fossili è già entrato in crisi, il tentativo di perpetuarlo attraverso impianti che usano il vecchio combustibile che promosse la rivoluzione industriale, ma ha causato (e causa tuttora) enormi problemi ambientali è antistorico e sottopone la collettività a rischi e costi inammissibili e duraturi.

La pigrizia imprenditoriale e le rendite di posizione non possono e non devono essere più premiate: la transizione verso il nuovo modello energetico e la nuova economia è iniziata.

Speriamo che il Paese sappia prendere la strada giusta abbandonando sia gli eventuali progetti di nuovi impianti a carbone sia chiudendo le centrali a carbone ancora in attività, iniziando da quelle più vecchie e dannose”.

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