domenica 17 settembre 2017

Gli ambientalisti contro le fonti energetiche rinnovabili


In teoria gli ambientalisti dovrebbero essere a favore delle fonti energetiche rinnovabili. In Italia in realtà, sempre più spesso, nascono comitati locali contro quelle fonti. O contro gli impianti a biomasse, o contro le centrali geotermiche, o contro l’eolico o contro il fotovoltaico. Tale situazione mi sembra del tutto paradossale.

Infatti nel nostro Paese vi è l’estrema necessità di accrescere notevolmente l’utilizzo di energie rinnovabili sia per ridurre l’impatto ambientale negativo causato dalle fonti tradizionali sia per motivi economici e politici, tra i quali l’obiettivo di diminuire la dipendenza dell’Italia da Paesi esteri, relativamente all’approvvigionamento energetico.

Certo gli impianti relativi alle rinnovabili in certi casi determinano un impatto ambientale negativo, ma spesso molto limitato.

Invece l’opposizione che, soprattutto a livello locale, si manifesta nei confronti di quegli impianti è assolutamente sproporzionata rispetto agli effetti ambientali negativi che si possono manifestare.
Sarebbe opportuno che i vari comitati, sorti qua e là per l’Italia, dimostrassero maggiore ragionevolezza, anche se, talvolta, dietro l’opposizione a quegli impianti si celano altri interessi, non esclusi quelli economici.

E mi sembra, pertanto, opportuno riportare alcune parti di un articolo, pubblicato da “Il Sole 24 ore”, di Silvia Pieraccini, “Geotermia, l'Italia scende al sesto posto ma prepara il rilancio con impianti green”, che anche molti ambientalisti dovrebbero leggere.

“Nel 2016 l’Italia è scesa dal quinto al sesto posto nella classifica mondiale dei produttori di energia geotermica, con 815 Mw di capacità installata dietro Usa (3.567 Mw), Filippine (1.930), Indonesia (1.375), Messico (1.069) e Nuova Zelanda (973), e davanti a Islanda (665 Mw), Turchia (637), Kenya (607) e Giappone (533)….

L’Italia - primo Paese al mondo a sfruttare l’energia geotermica per la produzione di elettricità (nel 1907), prima a costruire un impianto geotermico (a Larderello, in provincia di Pisa, nel 1913) e fino al 1958 unica al mondo a produrre elettricità dalla geotermia - rischia dunque di perdere terreno, proprio ora che le nuove tecnologie permettono impianti ‘puliti’.

‘Negli ultimi sette anni in Turchia sono stati sviluppati progetti geotermici di nuova generazione, che prevedono la completa reiniezione del fluido geotermico e nessuna emissione di gas in atmosfera, per 1.000 megawatt - spiega Pietro Cavanna, presidente del settore idrocarburi e geotermia di Assomineraria Confindustria - mentre nello stesso periodo, in Italia, non è arrivato al traguardo neppure uno dei progetti pilota basati sulle nuove tecnologie a basso impatto ambientale, e presentati sulla base del decreto 22 del 2010 che assegna la competenza al ministero dello Sviluppo economico d’intesa con le Regioni’.

Il motivo dello stop alla ventina di progetti-pilota è un mix di burocrazia, ostacoli territoriali e comitati ambientalisti.

‘Eppure qui abbiamo tecnologie all’avanguardia e aziende pronte a operare, dalle perforazioni all’impiantistica di superficie’, aggiunge Cavanna.

Il ministero per lo sviluppo economico annuncia la volontà di proseguire su questa strada: ‘Una delle due linee di sviluppo sulla geotermia - spiega Gilberto Dialuce, capo della direzione per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche - è andare avanti con i progetti-pilota diretti a ridurre l’impatto ambientale, vincendo le resistenze che ci sono’…

In questo modo la geotermia si candida a dare un contributo alla strategia energetica nazionale, che al 2030 prevede il 27% da fonti rinnovabili (oggi è il 17%)…”.


Una domanda sorge però spontanea: riuscirà l’Italia, tenendo conto delle considerazioni svolte nella parte iniziale di questo post, a raggiungere effettivamente, nel 2030, l’obiettivo del 27% dell’energia ottenuta da fonti rinnovabili?

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