Recentemente l’Istat ha fornito i dati sull’andamento della produttività
del lavoro nel 2016. Si è verificata una forte riduzione pari all’1,2%, mentre
nell’anno precedente la diminuzione era stata dello 0,2%. Fra i Paesi
dell’Unione europea solo la Grecia ha fatto peggio dell’Italia. E
tale notevole riduzione deve essere valutata in modo fortemente negativo.
Negli ultimi 20 anni la produttività del lavoro ha avuto in Italia un
andamento quasi stabile. Infatti il tasso medio di crescita è stato pari allo
0,3%.
Sarebbe stato necessario che nel 2016 la produttività del lavoro fosse
aumentata e in misura consistente.
Invece è avvenuto il contrario.
Ora se la produttività del lavoro si riduce, e in misura notevole, non è
possibile che il Pil aumenti considerevolmente, e infatti nel 2016 l’incremento
del Pil è stato molto lieve.
E di conseguenza, con una riduzione della produttività del lavoro, è
impossibile che l’occupazione aumenti notevolmente.
Quindi un forte aumento della produttività del lavoro dovrebbe essere uno
degli obiettivi prioritari della politica economica del governo, nonché
dell’azione degli operatori privati.
E per realizzare un rilevante incremento della produttività del lavoro
sarebbero necessari interventi volti ad intensificare il processo di
innovazione tecnologica, a migliorare la qualità del capitale umano -
soprattutto tramite interventi sul sistema formativo -, ad adeguare le regole
contrattuali e le relazioni industriali.
Peraltro sarebbe opportuno accrescere anche la produttività totale dei
fattori (che considera sia il lavoro che il capitale), riducendo il peso del
fisco sull’economia e della burocrazia, aumentando il tasso di concorrenza,
l’efficienza della giustizia e il livello degli investimenti pubblici e
privati.
Di questi interventi per aumentare la produttività si parla da anni e, per
la verità, anche recentemente, il governo ha varato alcuni provvedimenti
senz’altro utili, ma insufficienti, mentre sarebbero indispensabili
provvedimenti molto più incisivi.
E’ necessario riconoscere, peraltro, che parte di questi provvedimenti
auspicati possono esercitare effetti sulla crescita economica non nel breve
periodo. Ma alcuni sì e, comunque, quelli che produrranno effetti nel medio
periodo vanno ugualmente realizzati, in quanto la politica economica deve avere
anche un’ottica di medio periodo.
E, ribadisco, se nei prossimi anni, la produttività del lavoro continuerà a
diminuire, sarà impossibile che la crescita economica si intensifichi e che la
disoccupazione si riduca considerevolmente.

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