Chi critica l’operato dei magistrati italiani viene accusato,
frequentemente, di farlo per mettere in discussione la loro necessaria
indipendenza. Ma non sempre è così. Spesso le critiche sono più che
giustificate e riguardano esclusivamente il merito delle loro decisioni.
La scelta di scrivere questo post l’ho compiuta dopo aver appreso di una
sentenza del tribunale di Torino, apparentemente di rilievo secondario ma a mio
avviso importante invece, con la quale l’Inail è stata condannato a
corrispondere una rendita vitalizia ad un lavoratore perché l’uso eccessivo del
cellulare, imposto di fatto dall’azienda presso cui svolgeva la propria
attività, sarebbe stato la causa del tumore al cervello che lo ha colpito.
Ora, non è provato scientificamente che l’uso del cellulare può determinare
il verificarsi di malattie anche molto gravi. Vi sono tesi contrastanti. E non
è affatto detto quindi che la perizia, senz’altro utilizzata dal giudice per
quella sentenza, sia affidabile.
Del resto in passato altri giudici hanno imposto che fossero adottate
terapie mediche, del tutto prive di efficacia, da quelle di Di Bella, per la
cura dei tumori, a quelle di Vannoni, il cosiddetto metodo Stamina.
In questi casi non si può che concludere che le decisioni dei magistrati
siano state completamente sbagliate.
Passando ad altre problematiche oggetto di attenzione dei magistrati, non
si può non rilevare, che alcuni di loro, più volte, hanno promosso inchieste
che si sono, alla fine, rivelate del tutto infondate, e che a costoro è stato
consentito di continuare ad operare nello stesso modo.
E’ poi inconcepibile che una procura di limitate dimensioni come quella di
Trani abbia deciso di effettuare diverse indagini su problematiche finanziarie
molto complesse, delle quali dovrebbero semmai occuparsi o procure di maggiori
dimensioni o addirittura specializzate.
Spesso, inoltre, i magistrati si sono sostituiti al Parlamento, su argomenti
molto importanti, non solamente quando il Parlamento non ha legiferato e o ha
legiferato male su determinate questioni.
Talvolta i giudici, sulla stessa materia, prendono decisioni non solo diverse ma addirittura opposte.
E’ vero, in Italia ci sono diversi gradi di giudizio, si può ricorrere in
appello e poi presso la Cassazione, ma se si intende effettuare i ricorsi
necessari si devono avere a disposizione molte risorse finanziarie, che non
tutti hanno, e poi le decisioni finali si verificano anche dopo molti anni.
Aggiungo inoltre che in Italia già se si viene indagati, questo vale
ovviamente per i personaggi pubblici, si viene ritenuti, generalmente,
colpevoli, e quindi i magistrati dovrebbero essere più attenti nel promuovere
delle inchieste le quali, oggettivamente, avranno delle conseguenze importanti,
anche di natura politica.
Per non parlare delle intercettazioni telefoniche che, spesso, vengono
diffuse anche prima di diventare atti pubblici. E, frequentemente, sono gli
stessi magistrati a renderle note ai giornalisti.
Quindi, a mio avviso, i magistrati sbagliano, in misura eccessiva,
soprattutto forse per un loro eccesso di protagonismo.
Non si deve avere alcun timore a sostenerlo.
Sarebbe opportuno attuare maggiori e più efficaci controlli, da parte dei
loro superiori, da parte del loro organo di autogoverno, il Csm (Consiglio
superiore della magistratura), al cui interno però hanno un notevole peso i
rappresentanti dei magistrati, o meglio i rappresentanti delle varie “correnti”
presenti fra i magistrati, e per questo motivo non sempre disponibili a
sanzionarli.
Una cosa è comunque certa: sarebbe necessario che il numero degli errori
compiuti dai magistrati italiani si riducesse, considerevolmente.
Dubito però che questo avvenga in tempi brevi.

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