Ormai lo sanno anche i sassi, il prossimo 4 dicembre gli elettori potranno
andare a votare in occasione del referendum costituzionale tramite il quale
sarà confermata oppure no la riforma di alcuni articoli della Costituzione,
proposta dal governo Renzi e approvata dal Parlamento. Sono diversi i motivi
che mi indurranno a votare sì e ad invitare a fare lo stesso i lettori di
questo post.
E’ bene precisare, innanzitutto, che sarebbe necessario ed opportuno
decidere di votare sì oppure no valutando, esclusivamente, i contenuti della
riforma costituzionale.
Non a caso, però, ho utilizzato il condizionale.
Infatti pochi voteranno seguendo quel criterio che, in teoria, sarebbe
l’unico da utilizzare.
A parte il fatto che la riforma costituzionale affronta questioni molto
complesse e diverse. Si potrebbe essere a favore di alcune modifiche alla
Costituzione e contrari ad altre. E per tutti gli elettori è oggettivamente
difficile esprimere il proprio voto tenendo in considerazione solo i contenuti
della riforma.
E questa situazione si è verificata anche nel 2006, quando si tenne un
altro referendum costituzionale, relativo alla riforma proposta dal governo
Berlusconi e poi approvata dal Parlamento.
Era inevitabile quindi che il voto assumesse un significato politico ben
preciso, poco o nulla attinente ai temi oggetto del referendum. Del resto, come
rilevai in un precedente post, anche nel 2006 la gran parte di coloro che
votarono no lo fecero per esprimere un giudizio negativo nei confronti del
governo Berlusconi e la gran parte di coloro che votarono sì lo fecero per
sostenere quel governo.
Un inciso, peraltro: mi trovo d’accordo con quei pochi costituzionalisti i
quali hanno rilevato che sarebbe opportuno approvare un ulteriore cambiamento
della Costituzione…non prevedendo più la possibilità di sottoporre a referendum
le leggi di riforma costituzionale.
Del resto il procedimento di approvazione di una legge di riforma
costituzionale è definito “rafforzato” poiché per due volte deve essere
approvata da ognuno dei due rami del Parlamento.
Inoltre, anche nel caso del referendum abrogativo, la
Costituzione prevede che alcune leggi non possano essere sottoposte a
referendum, ad esempio quelle che riguardano il bilancio statale e i trattati
internazionali.
Comunque, il notevole e preponderante significato politico dell’esito del
referendum costituzionale del 4 dicembre si sarebbe verificato ugualmente anche
senza la cosiddetta personalizzazione dell’esito del referendum, promossa dal
presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Infatti, gli stessi oppositori del governo Renzi avrebbe interpretato, e
stanno interpretando, il no al referendum come una manifestazione di sfiducia
nei confronti dell’attuale governo.
Quindi io voterò sì, e invito a farlo per gli stessi motivi coloro che leggeranno
questo post, non solo perché ritengo, nel complesso, valida la riforma
costituzionale oggetto di referendum, ma anche per almeno altri due motivi.
In primo luogo perché, con la vittoria del sì, sarà oggettivamente
rafforzato il governo Renzi.
E tale governo ha ben operato. Certo, poteva e doveva fare di più. Ma, io
credo, le luci hanno superato le ombre.
Due soli esempi ma molto importanti, per quanto riguarda i risultati
positivi conseguiti dal governo.
Il governo Renzi, diversamente dagli esecutivi che lo hanno preceduto, ha
attuato e sta attuando una politica nei confronti degli organi dell’Unione
europea decisamente più autonoma, tentando di cambiare radicalmente l’Unione,
mettendo fine innanzitutto alla stagione dell’austerità e tentando di rendere
l’Unione veramente all’altezza dei notevoli problemi cui si trova di fronte
attualmente l’Europa.
Poi, il nostro governo ha adottato, nei confronti dei migranti, una
evidente e positiva politica dell’accoglienza, diversamente da altri Paesi, pur
aderenti all’Unione europea, che hanno eretto o che vorrebbero erigere dei
“muri”, di diversa natura, nei confronti di un fenomeno, quale quello dei
flussi migratori, che deve essere affrontato in modo del tutto diverso.
Inoltre, la vittoria del sì determinerebbe, ovviamente, la sconfitta dei
partiti che sostengono il no e gran parte di essi non possono che essere
definiti populisti, tanto che hanno salutato positivamente la vittoria di
Trump, nelle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America.
E la sconfitta di questi partiti, proprio per le loro posizioni populiste e
talvolta anche razziste, sarebbe a mio giudizio molto positiva.

Nessun commento:
Posta un commento