Da
pochi giorni sono passati 55 anni dalla morte, avvenuta quindi il 27 ottobre
del 1962, di Enrico Mattei, un presidente dell’Eni che svolse un ruolo di primo
piano nell’elaborazione e nell’attuazione della politica energetica italiana
nel periodo nel quale svolse quell’incarico. Le cause della sua morte non sono
state chiarite completamente, tanto che è stato ipotizzato che Mattei fosse stato
vittima di un attentato - l’aereo su cui volava cadde in circostanze misteriose
-. Ci fu anche chi ritenne responsabili della morte di Mattei le cosiddette “sette
sorelle”, cioè le maggiori società che operavano nel settore petrolifero, perché
danneggiate dalle scelte dell’Eni di Mattei.
Così su Wikipedia vengono descritti i rapporti tra
Mattei e le sette sorelle.
“Mattei, che non amava sottostare a limiti imposti e
dunque non se ne imponeva egli medesimo, studiò a fondo i comportamenti commerciali
delle principali compagnie del settore e decise che in fondo non gli mancava
nulla per gettarsi nella competizione sul mercato dell'approvvigionamento.
Egli cercò quindi di far entrare l'Agip (si ricorda
che l’Agip era un società dell’Eni) nel ‘consorzio per l'Iran’, il cartello
delle sette principali compagnie petrolifere del tempo, creato per far tornare
sui mercati il petrolio iraniano dopo la conclusione della crisi di Abadan e
la deposizione di Mohammed Mossadeq. Entrando nel ‘consorzio per l'Iran’
l'Agip avrebbe ottenuto quell'accesso diretto alla materia prima che le
mancava, ma la richiesta di Mattei fu respinta.
Se le concorrenti si erano riunite in un cartello,
che Mattei battezzò delle sette sorelle’, l'Eni poteva ben muoversi da
indipendente, cercando nuovi accordi e nuove alleanze commerciali per
svincolare l'Italia dal ricatto commerciale straniero.
Mattei cercò allora il rapporto diretto con lo Scià
di Persia e la Nioc ottenendo
una concessione a condizioni particolarmente favorevoli per l'Iran, ma
attirandosi in tal modo l'inimicizia del cartello delle sette sorelle.
Altre porte trovò pregiudizialmente sbarrate, finché
ebbe notizia di essere oggetto di una campagna di discredito ordita a sua
insaputa da parte delle sette sorelle e decise di ponderare
meglio e più accuratamente la sua azione”.
Quindi fu Mattei a inventare il termine “sette
sorelle”.
E le sette sorelle, al tempo di Mattei, erano: Esso,
Shell, British Petroleum (Bp), Mobil, Texaco, Chevron e Gulf.
Successivamente ci furono anche delle fusioni tra queste società.
Fra i possibili mandanti dell'eventuale attentato furono indicate anche le sette sorelle.
Infatti le perdite che colpirono la situazione economica delle sette sorelle (in realtà, i minori introiti) ascrivibili a Mattei superavano il bilancio medio di uno Stato medio, e per molto meno furono promosse in passato anche delle guerre.
E la tradizionale vicinanza delle sette sorelle con
il governo degli Stati Uniti, non consente di escludere che organizzazioni come
la Cia possano
aver giocato un loro ruolo, nell’ipotizzato attentato.
Comunque, a parte il possibile ruolo svolto dalle
sette sorelle nell’eventuale attentato che determinò la morte di Mattei, queste
società furono accusate, prima e dopo la morte di Mattei, di essere state
responsabili di altri misfatti e, comunque, di aver influenzato le politiche dei governi di diversi Paesi
fino a progettare e promuovere dei veri e propri colpi di stato.
Il loro notevole potere si ridusse considerevolmente
quando nacque l’Opec, l’associazione a cui aderirono gran parte dei Paesi
produttori di petrolio, agli inizi degli anni settanta del Novecento.
Comunque le sette sorelle, al di là dell’influenza
politica da esse esercitata nei confronti di molti governi, al fine di ottenere
delle economie di scala costituirono, senza alcun dubbio, soprattutto dopo la
seconda guerra mondiale, un cartello energetico per regolare la produzione di
petrolio e la commercializzazione dei derivati petroliferi.
Dato che queste società controllavano di fatto la
quasi totalità dell’“upstream” e del “downstream” della produzione petrolifera
mondiale, cioè delle attività a monte e a valle di quella produzione, l’effetto
di tale accordo ebbe una valenza globale.
Esse riuscirono a controllare per molti anni tutto
il ciclo di vita del petrolio definendo le quote di estrazione e il prezzo da
pagare ai Paesi produttori.
Inoltre, affinchè non si manifestassero fluttuazioni
nel prezzo, mantenendo così il loro “business”, le sette sorelle imposero
spesso quote di estrazione inferiori alla capacità
massima dei Paesi produttori con effetti negativi sugli utili di questi ultimi.

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