domenica 1 ottobre 2023

L'importanza dell'economia della bellezza

 

In Italia la cosiddetta “economia della bellezza” assume notevole importanza. Questo è il principale risultato dello studio, recentemente reso noto, promosso da banca Ifis. L’economia della bellezza vale 500 miliardi di euro, addirittura il 26% del Pil italiano.

Innanzitutto, cosa si intende per economia della bellezza? Tale settore economico comprende tutte quelle attività volte alla valorizzazione del patrimonio culturale, architettonico, enogastronomico, di tradizioni, di identità, del nostro Paese.

Nel 2022 non solo l’economia della bellezza ha assunto quel peso all’inizio evidenziato ma il suo valore è aumentato del 16% rispetto al 2021 e dell’8% rispetto al 2019.

Quindi ha contribuito notevolmente alla crescita economica verificatasi dopo la diffusione della pandemia. Infatti l’economia della bellezza è cresciuta, rispetto al 2021, il doppio rispetto al resto del sistema produttivo.

La crescita è stata intensa in tutti i comparti e ha riguardato sia le imprese guidate da una forte componente di design sia le imprese guidate da uno scopo sociale.

Rispetto al 2019, i comporti maggiormente interessati dalla crescita sono stati l’agroalimentare e il turismo, in misura minore ma comunque molto significativa, la tecnologia, la cosmetica, il sistema casa, l’ambiente, l’orologeria, la gioielleria e l’ “automotive”.

Spesso, nell’ambito dell’economia della bellezza, un ruolo importante viene svolto dagli artigiani, che, frequentemente però, si trovano ad affrontare notevoli difficoltà.

Rispetto al 2000 le imprese artigiane, infatti, sono diminuite del 32%, e si è registrato un deciso invecchiamento dei loro titolari.

Negli ultimi due anni  molte imprese artigiane, il 41%, si sono trovate di fronte alla necessità di affrontare un passaggio generazionale.

E le più comuni strategie per garantire continuità alle imprese sono il mantenimento della tradizione familiare e la formazione diretta di nuovo personale.

Per raggiungere tali obiettivi gli artigiani chiedono però anche modifiche agli attuali programmi scolastici attraverso il potenziamento di percorsi di studio che siano capaci di mostrare ai giovani la creatività connessa con i lavori artigiani e di accendere così la loro immaginazione.

In parallelo, auspicano inoltre l’introduzione di incentivi fiscali per chi intraprende un’attività in questo settore. 

Comunque, a mio avviso, va attribuita una maggiore attenzione non solo alle imprese artigiane ma a tutti i comparti dell’economia della bellezza.

E uno dei motivi che determinano l’insufficiente interesse, soprattutto da parte delle autorità pubbliche, è senza dubbio la scarsa consapevolezza dell’importanza dell’economia della bellezza.

Per questo occorre ricordare, ancora una volta, che il settore in questione rappresenta il 26% del Pil del nostro Paese.

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