Recentemente
l’Istat ha reso noti alcuni dati relativi alle dimensioni dell’economia
sommersa, in Italia, nel 2021. L’economia sommersa ha assunto un valore pari a
174 miliardi di euro. Le unità di lavoro irregolari erano 2.990.000, con un
aumento di circa 73.000 unità rispetto al 2020.
Sempre rispetto al 2020, l’economia non osservata, costituita oltre che dall’economia sommersa dalle attività illegali, pari a 192 miliardi di euro, è cresciuta di 17,4 miliardi ma la sua incidenza sul Pil è rimasta invariata (10,5%).
Le principali componenti dell’economia sommersa sono rappresentate dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare.
L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati.
Nell’economia illegale, ad esempio, possono essere inserite la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.
Ma, al di là delle sue variazioni nel tempo, assume maggiore importanza la consistenza, molto notevole in Italia, dell’economia non osservata, e della sua maggiore componente, l’economia sommersa, soprattutto rispetto a quanto avviene in altri Paesi.
Secondo un documento del ministero dell’Economia, nel quale sono analizzati i valori dell’economia sommersa nei Paesi dell’Unione europea, tramite l’elaborazione dei dati contenuti in uno studio di Friedrich Schneider e Leandro Medina, si può concludere che il valore assunto dall’economia sommersa in Italia è tra i più elevati.
Infatti il valore medio dell’economia sommersa, in rapporto al Pil, nel periodo 1991-2015, era in Italia decisamente più elevato dei valori registratisi nei Paesi più importanti dell’Ue, Spagna, Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda.
Occorre però aggiungere che i Paesi contraddistinti dai valori più alti erano Cipro, Romania, Malta e Croazia.
Quindi il confronto con i Paesi più importanti dell’Unione europea dimostra ulteriormente che l’economia sommersa in Italia assume dimensioni molto consistenti, troppo consistenti.
E conferma inoltre che sarebbe opportuno ridurre il valore dell’economia sommersa, nel nostro Paese, per vari motivi, il più importante dei quali è senza dubbio la necessità di diminuire l’evasione fiscale.
E’ del tutto evidente infatti che tramite la diminuzione dell’evasione fiscale sarebbe possibile finanziare spese pubbliche di notevole rilievo come quelle per la sanità e per l’istruzione, nonché gli investimenti in infrastrutture, materiali e immateriali, e sarebbe possibile anche ridurre alcune imposte, quali quelle a carico del lavoro dipendente. Si potrebbe poi ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico.

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