In
agosto gli occupati sono aumentati, in Italia, di 59.000 unità rispetto al mese
precedente, di 523.000 rispetto allo stesso mese del 2022. Il tasso di
occupazione si è accresciuto, raggiungendo il 61,5%, il valore più elevato di
sempre. Ma i problemi strutturali del mercato del lavoro, che si manifestano da
anni ormai, sono rimasti inalterati.
Inoltre, i disoccupati sono diminuiti, rispetto a luglio, di 62.000 unità e di 185.000 rispetto al mese di agosto del 2022.
Il tasso di disoccupazione è stato pari al 7,3%, il valore minimo da oltre 14 anni.
Questi dati, recentemente resi noti dall’Istat, non possono che essere valutati positivamente, senza dubbio.
Ma l’analisi della situazione attuale del mercato del lavoro non può limitarsi a questi dati.
Infatti, non si sono modificati i problemi strutturali del mercato del lavoro italiano, che da molti anni ormai persistono.
Quali sono questi problemi?
In primo luogo il tasso di disoccupazione giovanile rimane particolarmente elevato, è pari al 22%, mentre in quasi tutti i Paesi dell’Unione europea e dell’Ocse questo tasso di disoccupazione è decisamente più basso. In Germania, addirittura, è pari al 5,7%.
Il tasso di occupazione femminile è troppo basso, pari al 52,5%, notevolmente inferiore al tasso di occupazione maschile pari al 70,5%. Anche il tasso di disoccupazione femminile è molto alto e di gran lunga più elevato del tasso di disoccupazione femminile.
E, ugualmente, le differenze con quanto avviene in molti altri Paesi sono molto consistenti.
Quindi, in Italia, ci sono molti giovani disoccupati e poche donne occupate.
E nelle regioni meridionali la situazione è ancora più preoccupante.
Pertanto mi sembrano del tutto fuori luogo le valutazioni entusiastiche espresse da esponenti del governo e dei partiti di centrodestra a commento dei dati sul mercato del lavoro relativi al mese di agosto.
Del resto, l’attuale governo non ha predisposto interventi efficaci affinchè possano essere affrontati quei problemi strutturali che ho evidenziato.
Inoltre, non ci si può limitare ad esaminare l’andamento del valore complessivo degli occupati e dei disoccupati.
Andrebbe analizzato anche l’andamento del numero degli occupati dipendenti e di quelli indipendenti, ad esempio, e le condizioni, economiche e non solo, dei lavoratori dipendenti, sempre più contraddistinti da una evidente precarietà e da remunerazioni insufficienti, soprattutto in presenza di un tasso di inflazione ancora elevato.

Nessun commento:
Posta un commento