mercoledì 25 gennaio 2023

Non è vero che la spesa sanitaria sia troppo alta

 

Generalmente si crede che la spesa sanitaria in Italia sia troppo elevata. In realtà non è così, se si confrontano i dati della spesa sanitaria in Italia con quelli che contraddistinguono altri Paesi, A questa conclusione si perviene analizzando alcune tabelle del referto della Corte dei Conti inviato al Parlamento sulla gestione finanziaria dei servizi sanitari regionali.

Nel 2021 la spesa sanitaria pro capite in Italia è stata pari a 2.851 dollari all’ anno (2.637 euro) e cioè il 51,7% in meno dei 5.905 dollari pro capite spesi in Germania, il 38,4% in meno dei 4.632 dollari  spesi in Francia mentre rispetto al Regno Unito il divario è del 31,4%.

E’ vero che con la pandemia anche in Italia si è verificata un’accelerazione della spesa che, ad esempio, nel 2020, è cresciuta dell’8,4%, un po’ meno che nel Regno Unito (+ 20,2%), Germania (+9,7%) e Spagna (+9,5%) e un po’ più che in Francia (+5,0%). Le differenze però non sono state rilevanti.

Se si considera però un periodo più lungo le differenze sono decisamente molto notevoli.

Nel 2019, rispetto al 2008, la spesa sanitaria pubblica è aumentata in Italia del 15,4%, in Francia del 34,5%, nel Regno Unito del 40,1% e in Germania dell’81,4%.

La stessa situazione si verifica se si analizza il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil.

Nel 2021, quel rapporto era in Italia pari al 7,1%, in Spagna al 7,8%, nel Regno Unito al 9,9%, in Francia al 10,3% e in Germania al 10,9%.

E l’insufficiente crescita della spesa sanitaria pubblica ha determinato un incremento delle diseguaglianze territoriali.

Lo dimostra la griglia dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, che riassume in un punteggio sintetico i risultati regionali in 22 indicatori.

I 125 punti ottenuti dalla Calabria, la regione peggiore, dimostrano che gli abitanti di quella regione hanno diritto a poco più della metà della sanità disponibile in Veneto e Toscana, le regioni migliori con 222 punti seguite da Emilia Romagna e Lombardia (215).

E quindi i dati tramite i quali si possono confrontare i livelli assunti dalla spesa sanitaria pubblica in Italia con quelli relativi ad altri importanti Paesi europei dimostrano in primo luogo che nel nostro Paese quella spesa non è affatto troppo elevata, come spesso si crede. E inoltre che è necessario operare per accrescerla.

Del resto la semplice osservazione di quanto avviene quotidianamente nell’ambito della sanità pubblica, un solo esempio i lunghi tempi di attesa per le visite e gli interventi chirurgici, dimostra la necessità di aumentare notevolmente la spesa sanitaria pubblica.

Ciò non è avvenuto con l’ultima legge di bilancio. Quella spesa è aumentata solamente del 5%, rispetto all’anno precedente, determinando così una sua riduzione in termini reali in seguito all’elevato tasso di inflazione.

Di qui la crescita dell’utilizzo della sanità privata che impedisce però ai ceti sociali più deboli economicamente di accedere rapidamente ed efficacemente alle cure.

E di qui la necessità di cambiare radicalmente la situazione esistente, ripeto aumentando in misura consistente la spesa sanitaria pubblica.

Certo, il debito pubblico italiano è molto elevato, ma si devono e si possono trovare degli spazi finanziari per raggiungere quell’obiettivo o riducendo alcune spese, ad esempio non prevedendo, come è avvenuto nell’ultima legge di bilancio, anticipazioni nei tempi di pensionamento oppure agevolazioni alle società sportive, o aumentando le entrate, tramite soprattutto una vera lotta contro l’enorme evasione fiscale.

Nessun commento:

Posta un commento