L’associazione “A buon
diritto”, presieduta da Luigi Manconi, ha presentato il suo nono “rapporto
sullo stato dei diritti”. Secondo il rapporto L’Italia deve impegnarsi di più
soprattutto nella salvaguardai di tre diritti, tutela dei minori, del lavoro e
della salute mentale.
Il rapporto può essere diviso in quattro parti, la costituzione del “Parlamento dei diritti”, la povertà educativa radice della diseguaglianza, la precarietà è incertezza esistenziale, salute mentale: minori e detenuti i più colpiti.
Una sintesi dei contenuti del rapporto è contenuta in un articolo di Barbara Polidori, pubblicato su www.vita.it.
“Redatto da un team di ricerca, il rapporto ‘vuole fungere come piattaforma utile ai parlamentari sul tema dei diritti, aiutandoli nell’analisi dei dati per ogni macroarea e a razionalizzare la spesa per la manovra di bilancio’, ha spiegato Valentina Calderone, direttrice di ‘A buon diritto’.
Grazie all’interazione tra ricercatori e ricercatrici, associazioni e cittadini, ‘A buon diritto’ si propone di realizzare un vero e proprio ‘Parlamento dei diritti’, un luogo in cui società civile e parlamentari si interroghino e lavorino insieme alla progressione e al riconoscimento dei diritti.
Il manifesto per il ‘Parlamento dei diritti’ al momento è stato sottoscritto da 30 parlamentari…
Le
radici della disuguaglianza hanno origine nell’accesso all’istruzione e, i più
penalizzati, sono certamente i minori.
Secondo il ‘rapporto sullo stato dei diritti 2022’, il tasso di occupazione dei ragazzi diplomati o laureati da meno di tre anni, è in diminuzione e stimato pari al 56,8% (-1,9 punti rispetto al 2019): il 50,1% tra i diplomati (-2,8 punti) e il 64,1% tra i laureati (-0,8 punti).
L’Italia è penultima tra i Paesi dell’Unione Europea per occupabilità dei giovani all’uscita dagli studi…
Uno dei fattori determinanti nel rendimento scolastico è la classe sociale di
appartenenza.
Aver tolto la scuola come luogo fisico di fruizione di cultura, di socialità, di accesso alla conoscenza durante il lockdown ha enormemente penalizzato chi si trova in una condizione di svantaggio.
Per quanto riguarda la dispersione scolastica esplicita, cioè i ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola dopo aver conseguito la terza media, l’Italia non ha raggiunto neppure l’obiettivo fissato per il 2020 (10%), nonostante i forti miglioramenti degli ultimi anni che ci hanno visto passare dal 19% del 2009 al 13,5% del 2019.
Permane anche la dispersione implicita: il 9,5% degli studenti termina la scuola secondaria di secondo grado con competenze di base decisamente inadeguate.
Nel corso della pandemia si sono persi quasi 700.000 posti di lavoro e il recupero che si è registrato nel 2021 non ha colmato questo gap: nel terzo trimestre del 2021 il numero di occupati complessivo era ancora di 350.000 unità inferiore a quello registrato a fine 2019…
Come evidenzia l’indagine di “A buon diritto”, buona parte dei contratti aperti nel 2021 sono stati a tempo determinato e parziale, mentre aumentano in maniera costante anche i lavoratori poveri: secondo i dati Eurostat l’Italia è al terzo posto in Europa per incidenza di ‘working poors’.
Più di un milione di persone tra il 2019 e il 2020 è passato da una condizione di precarietà a una di povertà conclamata…
‘Tra i temi più sensibili emersi nel nostro rapporto, c’è sicuramente la salute mentale, un fattore trasversale alle 17 categorie citate nell’indagine: i minori sono quelli che hanno subìto il maggior contraccolpo però’, ha rilevato Marina Calderone.
Un altro luogo ‘sentinella’ all’interno del quale è fondamentale occuparsi di salute mentale è il carcere.
Con il 13% di persone con diagnosi grave e una media del 40% di detenuti che soffrono di un qualche disturbo mentale, gli istituti penitenziari nel nostro Paese scontano una cronica carenza di risorse per una presa in carico di qualità.
‘Il 2022 è l’anno in cui abbiamo registrato il maggior numero di persone che si sono suicidate in carcere. Purtroppo la condizione di sovraffollamento e la scarsa cura della salute mentale influiscono sul tasso di suicidi che, se solo riguardasse la popolazione libera, sarebbe un argomento da prima pagina per mesi’, ha concluso Valentina Calderone.
Mancano spazi, ma anche risorse per il benessere delle persone, perché nonostante l’impegno a ‘destinare almeno il 5% dei fondi sanitari regionali per le attività di promozione e tutela della salute mentale’, approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni nel lontano 2001, in Italia la spesa per la salute si attesta sotto il 3%, dimostrando che in Italia, la serenità non è ancora un diritto, ma una conquista”.
Vorrei sottolineare questo ultimo punto contenuto nell’articolo.
I problemi che riguardano la salute mentale rappresentano la manifestazione più evidente delle notevoli difficoltà attraversate dalla sanità pubblica, che riguardano però anche altri settori, la maggioranza di essi.
La sanità pubblica è sempre più contraddistinta dall’impossibilità di fornire servizi di qualità in tempi brevi, tanto che ormai in molti sono costretti a rinunciare alle cure, non disponendo delle risorse economiche necessarie per rivolgersi alle strutture private (tra l’altro nell’ambito della salute mentale i costi sono tra i più alti e quindi più numerosi sono coloro che o non sono curati o sono curati in modo del tutto inadeguato).
Peraltro tale situazione si manifestava già prima del verificarsi della pandemia ed è peggiorata con la pandemia. Ma oggi quando la pandemia è molto meno pericolosa, miglioramenti significativi nella sanità pubblica non si sono manifestati.
I problemi sono maggiori nelle regioni meridionali ma sono inaccettabili anche nelle regioni del Centro e del Nord.
Le
conseguenze negative che si determinano per i ceti sociali più deboli
economicamente sono evidenti.
E’ necessaria pertanto l’adozione di provvedimenti che migliorino radicalmente la situazione della sanità pubblica, in tempi brevi. Servono soprattutto maggiori risorse finanziarie.
Ciò non è avvenuto con l’ultima legge di bilancio dove la spesa per la sanità pubblica si è ridotta in termini reali, al netto dell’inflazione.
Certo il nostro debito pubblico è elevato, ma ugualmente si poteva fare molto di più relativamente alla spesa sanitaria pubblica, riducendo le spese previste per altri settori, come ad esempio quelle per le società sportive o quelle per anticipare i tempi per il pensionamento, e aumentando le entrate, soprattutto tramite la riduzione dell’enorme evasione fiscale.
Ciò non è stato fatto.
Forse perché è interesse del governo favorire la sanità privata?

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