L’immigrazione in Italia
rappresenta un fenomeno senza dubbio molto importante. Il numero dei migranti
che sono arrivati nel nostro Paese nel 2022 ha superato le 100.000 unità. Molti
sono quelli che sono morti nel Mediterraneo. Sarebbe necessario discutere su
come migliorare l’accoglienza mentre l’attuale governo sta cercando solamente
di limitare le operazioni di salvataggio realizzate dalle navi delle
Organizzazioni non governative.
E’ necessario pertanto affrontare il fenomeno dell’immigrazione in un modo certamente più serio ed approfondito di quanto sta facendo il governo italiano.
Recentemente il presidente della Comunità Sant’Egidio ha avanzato 5 proposte che mi sembrano molto interessanti.
Per questo motivo ho ritenuto opportuno riportarle, in parte.
“..Alcune proposte concrete, che si possono riassumere in 5 punti, aiuterebbero a prosciugare l’irregolarità a vantaggio di tutti.
Prima di tutto una revisione al rialzo del cosiddetto ‘decreto flussi’, cioè la quota di persone che possono entrare ogni anno per motivi di lavoro.
L’ultimo, varato nel dicembre 2021, ha previsto l’ingresso di 69.000 unità allargando la platea dei candidati rispetto agli anni precedenti, ma si tratta di una cifra ancora inadeguata rispetto le esigenze.
In secondo luogo: è giusto privilegiare l’ingresso ai lavoratori che provengono
da paesi con i quali l’Italia ha stipulato un accordo di cooperazione, ma ciò
dovrebbe avvenire solo in modo prioritario e non esclusivo, altrimenti si
preclude questa possibilità a nazionalità che hanno dimostrato un’importante
capacità di integrazione e di radicamento come quella peruviana e colombiana,
solo per fare due esempi, o che resterebbero nelle mani dei trafficanti di
essere umani, come nel caso dell’Eritrea o di altri paesi africani.
Se si vuole davvero contrastare l’immigrazione illegale occorre che l’ingresso regolare venga visto, da chi intende migrare, come un obiettivo raggiungibile.
Terzo: è giusto privilegiare alcuni settori produttivi particolarmente
richiesti (come quello dell’autotrasporto, dell’edilizia e del turistico
alberghiero) ma non bisogna escludere altre professionalità come quelle che
riguardano i servizi domestici o di assistenza alle persone fragili e alle famiglie,
per le quali si registra una forte domanda inevasa.
Quarto: stabilizzare la norma del giugno scorso (aggiuntiva al decreto flussi)
che prevede di presentare la domanda di assunzione anche per i lavoratori
stranieri non residenti ma presenti in Italia. In altre parole, uscendo
dal linguaggio burocratico, favorire il prosciugamento degli immigrati che
vivono nel nostro paese ma che, per motivi vari, attualmente risultano
irregolari. La gran parte di loro lo sono infatti solo per motivi amministrativi
e non perché hanno violato la giustizia.
Quinto: introdurre una quota annuale di ingressi per ‘ricerca lavoro’ su
chiamata di un ‘prestatore di garanzia’ che assicurerebbe il mantenimento della
persona per almeno un anno.
Il motivo è presto detto: questo meccanismo, sia pure contingentato, permetterebbe a molti parenti già presenti in Italia di far venire alcuni familiari in modo regolare invece che clandestinamente.
Cinque proposte facilmente applicabili perché in sintonia con il nostro sistema
normativo e facilmente condivisibili se ci si pone di fronte al fenomeno
dell’immigrazione non in modo ideologico ma con risposte concrete che
favoriscono l’integrazione e, quindi, la crescita umana, sociale ed economica
del nostro paese”.
Sono d’accordo con Impagliazzo sulla facilità di applicazione delle proposte da lui esposte e sul fatto che esse possono essere ampiamente condivisibili, soprattutto perché sono basate su risposte concrete.
Sarebbe necessario che il governo quanto meno esprimesse la propria posizione su queste proposte.
Per ora ciò non è avvenuto, perché il governo continua ad affrontare il fenomeno dell’immigrazione soprattutto in termini ideologici.

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