domenica 15 gennaio 2023

Le banche centrali indipendenti ma criticabili

 

Le banche centrali, a partire dalle più importanti quali la Bce e la Fed, per contrastare l’inflazione, da diversi mesi ormai, hanno deciso di aumentare i tassi di interesse. Tale politica è stata oggetto di critiche, alcune più radicabili che mettono in discussione l’opportunità di aumentare i tassi, altre che ritengono eccessivi gli aumenti.

Entrambe queste due categorie di critiche si basano sul fatto che, essendo l’inflazione, almeno in Europa ma in parte anche negli Stati Uniti, un’inflazione da costi o non da domanda, provocata cioè da un aumento dei costi, soprattutto dei prezzi dei prodotti energetici e non da un eccesso di domanda sull’offerta, una politica monetaria che si basi sull’aumento dei tassi di interesse non solo si può rivelare inefficace ma può alimentare l’inflazione, poichè i tassi di interesse sono dei costi per le imprese, e comunque provocare una recessione.

La risposta tipica dei rappresentanti delle banche centrali è che l’aumento dei tassi di interesse si può rivelare utile per combattere l’inflazione perché incide sulle aspettative inflazionistiche, le quali influenzano molto il tasso di inflazione che effettivamente si verifica.

Mi sembra necessario aggiungere comunque che una politica monetaria, come quella che nelle ultime riunioni la Bce sta portando avanti, con la quale non si esplicitano chiaramente quali siano gli obiettivi relativi ai tassi a cui si punta, non incide quanto potrebbe sulle aspettative inflazionistiche..

A questo punto mi sembra doverosa una notazione: le banche centrali devono essere il più possibile indipendenti, nelle loro decisioni, dal potere politico, ma ciò non vuol dire che esse non possano essere criticate perché è dimostrato, prendendo in esame esclusivamente la Bce, che tale Banca centrale ha preso sì delle decisioni corrette e importanti, quali quelle promosse da Mario Draghi quando era presidente della Bce, ma ha compiuto degli errori evidenti quando era presieduta, prima di Draghi, dal francese Trichet.

Circa la validità e la natura delle critiche alle politiche condotte dalle banche centrali, mi sembra utile riportare alcune parti di quanto sostenuto da Stephanie Kelton, ex capo economista della commissione bilancio del Senato degli Stati Uniti,  docente di economia e di politiche pubbliche alla Stiny Brook University, in un’intervista.

“Le banche centrali dovrebbero avere un po’ più di umiltà. Dovrebbero riconoscere che lo strumento dei tassi non è quello giusto per combattere l’inflazione, soprattutto quando è causata da prezzi energetici elevati.

Serve piuttosto un ventaglio di strumenti strategici, in grado di combattere l’inflazione nel medio termine evitando però il dolore di una recessione e il rischio di una crisi fiscale…

Il problema è che gli spread dei titoli di Stato di Italia, Spagna e dei Paesi periferici stanno salendo: questo rischia di spingere questi Stati verso una situazione fiscale insostenibile, costringendoli poi a rigorose politiche di bilancio per ridurre la spesa pubblica che alla fine peggiorebbero lo stato dell’economia. Serve invece tutt’altro: un mix di politiche fiscali e monetarie meglio calibrate…

Una politica energetica, che parta dal price cap e determini veri e propri investimenti nelle rinnovabili, nel medio termine può abbassare il costo dell’energia e dunque l’inflazione. Ma lo Stato può usare soldi pubblici per abbassare i prezzi degli affitti o per calmare il mercato immobiliare oppure per investire in educazione e sanità…

Ma il rischio è che alzando i tassi si crei una crisi dei debiti. In Europa il rischio è concreto. L’obiettivo della politica monetaria deve essere quello di evitare le crisi, non di causarle…

Dico che deve evitare che un rialzo vada a creare una crisi. Un economista francese parla di ‘qualitative tightening’, cioè di ‘stretta qualitativa’. L’idea, che condivido, è che una banca centrale non debba per forza alzare i tassi per tutti, ma solo per quei settori che si stanno surriscaldando. Una politica monetaria selettiva insomma, che alzi i tassi dove serve e magari li tenga bassi per quei settori che invece si vogliono sostenere…”.

Nessun commento:

Posta un commento