La
destra, capeggiata da Giorgia Meloni, ha vinto le elezioni politiche svoltesi
ieri, con la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato. Il partito che
ha ottenuto più voti è stato Fratelli d’Italia. Ma si è registrato anche un
aumento molto consistente di coloro che si sono astenuti dal voto. Hanno votato
infatti solo il 64% degli aventi diritto, mentre nel 2018 erano stati il 72%.
Un risultato chiaro quindi quello scaturito dal voto degli italiani: si è verificata una maggioranza netta dei parlamentari della destra che dovrebbe consentire, almeno all’inizio della legislatura, la formazione di un governo piuttosto stabile.
All’interno della destra però la vera vincitrice è sta Giorgia Meloni con il 26% dei voti, seguita dalla Lega di Salvini con il 9%, un evidente crollo anche rispetto ai sondaggi preelettorali, e un tenuta di Forza Italia, con l’8%.
Un buon successo lo ha ottenuto il Movimento 5 Stelle, con il 15%, in risalita rispetto a quanto previsto dai sondaggi.
Un risultato insoddisfacente per il centro sinistra e per il Pd, partito che ha ottenuto il 19% al di sotto della soglia psicologica del 20%. Sinistra italiana insieme ai Verdi ha avuto il 3,5% e sarà rappresentata in Parlamento, mentre Più Europa, di Emma Bonino, ha raggiunto circa il 3% e non è ancora certo che possa essere rappresentata in Parlamento.
Il raggruppamento di Azione e Italia Viva, guidato da Calenda e Renzi, si è attestata appena al di sotto dell’8%, una percentuale inferiore alle aspettative dei loro sostenitori.
Come già rilevato dovrebbe formarsi entro breve tempo un governo con alla presidenza del Consiglio Giorgia Meloni, un governo che comunque si troverà di fronte problemi, economici e non, di notevole rilevanza.
In seguito ai risultati appena citati le leadership di Salvini e Letta potrebbero essere messe in discussione, soprattutto quella del segretario della Lega.
Preoccupante deve considerarsi il forte aumento dell’astensionismo che ha avuto diverse motivazioni, una delle quali però è senza dubbio rappresentata dalla crescente disaffezione nei confronti dei partiti di componenti rilevanti della società italiana.
Ed è in primo luogo fra gli astensionisti che i partiti sconfitti dovrebbero puntare per ottenere un aumento dei loro consensi in futuro.

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