E’ noto che il fenomeno della dispersione scolastica
assume in Italia dimensioni molto consistenti. Save the Children quindi ha
formulato alcune proposte tendenti a contrastare tale fenomeno, tra le quali il
prolungamento dell’orario scolastico.
Infatti, prolungare l’orario scolastico può aiutare a migliorare i livelli di apprendimento degli alunni e delle alunne.
Ma non solo: le ore in più di lezione possono essere utilizzate anche al fine di promuovere attività extra-curriculari gratuite, come ad esempio la musica, l’arte, lo sport.
Di fatti, il tempo pieno contribuisce allo sviluppo delle competenze cosiddette non-cognitive, sociali ed emozionali, fondamentali per crescere ed avere una vita attiva in un mondo in costante mutamento.
Inoltre, soprattutto se garantito a quei minori più svantaggiati, risulta quindi essere una delle misure più efficaci per combattere la dispersione scolastica.
Questi temi sono affrontati nel rapporto, appena pubblicato da Save the Children “Alla ricerca del tempo perduto - Un’analisi delle diseguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana”.
I primi passi ritenuti necessari per affrontare le disuguaglianze educative sono il servizio di mensa e il tempo pieno per tutti.
Rispetto quest’ultimo, le province italiane dove gli alunni, in particolare della scuola primaria, generalmente frequentano classi a tempo pieno (40 ore), sono anche quelle dove maggiori sono i punteggi nei testi Invalsi in matematica ed italiano, e dove minore è la quota di studenti che raggiungono il diploma con livelli di apprendimento insufficienti.
Il tempo pieno come strumento per combattere la dispersione scolastica, è una realtà per ben più del 50% degli alunni della scuola primaria in quasi tutte le province del Centro e del Nord.
Spiccano in positivo, con percentuali sopra al 60%, Roma, Firenze, Prato, Bologna Modena, Imperia e Torino, con le punte di Milano, Lodi e Monza Brianza che si attestano dall’80% in su.
A segnare una contraddizione in termini di equità, va notato, ad esempio, che in tutte queste 10 province la percentuale di alunni svantaggiati dal punto di vista socioeconomico è nettamente inferiore al 20%, mentre nelle province del Sud, di Trapani, Catania, Siracusa, Ragusa, Campobasso, Isernia e Palermo, dove l’accesso al tempo pieno nella scuola primaria è inferiore al 10%, la percentuale degli alunni svantaggiati raggiunge il 25% circa.
Dall’analisi condotta è quindi emersa l’importanza di ampliare il tempo e garantire che tutte le classi della scuola primaria, lo possano offrire.
Questa misura, insieme all’introduzione dei livelli essenziali delle prestazioni riguardanti il servizio mensa, al fine di garantire un pasto gratuito ed equilibrato al giorno per i bambini e le bambine della scuola primaria, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella scuola italiana.
Entrambi i servizi aumenterebbero significativamente i livelli di apprendimento di tutti gli studenti e le studentesse del nostro Paese, anche quelli che provengono da famiglie economicamente e socialmente più svantaggiate, riducendo in modo drastico la dispersione scolastica esplicita ed implicita.
Per concludere, le risorse aggiuntive di spesa corrente, unitamente a quelle previste nel Piano nazione di ripresa e resilienza, dovrebbero essere impiegate prioritariamente per aumentare la qualità dell’offerta scolastica.
Quindi occorre investire in modo adeguato le risorse, sia in termini strutturali, con riferimento a mensa e tempo pieno, che a spazio materiali ed infrastrutture adeguati all’apprendimento, favorendo infine una didattica inclusiva e partecipativa, specialmente per le scuole che si trovano in territori particolarmente difficili, dove il disagio sociale ed economico è più forte.
E’ necessario fare di tutto per evitare che il peso della crisi economica colpisca proprio le bambine, i bambini e gli adolescenti che in questi giorni faranno il loro ritorno in classe.
Io concordo con le considerazioni contenute nel rapporto di Save the Children.
Del resto troppo spesso si evidenzia la necessità di migliorare considerevolmente la qualità del nostro sistema formativo, e uno dei cardini di questo obiettivo è rappresentano dalla notevole riduzione della dispersione scolastica, ma in realtà si fa poco affinchè l’obiettivo sia effettivamente perseguito.
Non sarà sufficiente quanto previsto nel Piano di ripresa e resilienza che, per le sue caratteristiche specifiche, non può che prevedere investimenti in infrastrutture.
Occorrerà anche aumentare la cosiddetta spesa corrente, una spesa utilizzata senza sprechi, ad esempio per aumentare le remunerazioni e il numero dei docenti.

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