Oggi, in quasi
tutte le regioni, riaprono gli istituti scolastici. Ci si preoccupa soprattutto
della necessità del green pass per il personale, dei livelli di sicurezza
presenti negli istituti, in seguito alla permanenza della diffusione del
Covid-19, e si auspica che il ricorso alla didattica a distanza sia decisamente
inferiore rispetto a quanto avvenuto nei due anni passati. Tutti problemi
importanti, ma…
Certamente, i problemi prima esposti sono importanti e devono essere oggetto della massima attenzione.
Ma, non è sufficiente.
I problemi del sistema scolastico italiano sono anche altri. Soprattutto altri?
Non vengono, ancora, affrontati adeguatamente i problemi strutturali che lo caratterizzano da anni.
Il notevole abbandono scolastico, in primo luogo nelle regioni meridionali, la qualità dell’insegnamento, anche in presenza, nel complesso insufficiente, la ridotta quota di laureati sul totale della popolazione, inferiore a quella che contraddistingue molti altri Paesi europei, la scarsa sintonia tra l’offerta scolastica e le esigenze del mondo del lavoro.
E la lista non finisce qui, vi sono anche altri problemi strutturali, che andrebbero risolti, una volta per tutte.
Il Recovery Plan contribuirà quanto meno a ridurli?
Forse. Ma non li eliminerà di certo, neppure nel medio periodo.
E questo perché, nonostante i frequenti proclami di chi ha la responsabilità del governo nazionale, nonostante i propositi dei sindacati del personale scolastico, in realtà il sistema scolastico, o meglio ancora, il sistema formativo, non è ancora considerato una vera priorità, in Italia.
Invece dovrebbe esserlo non solo per migliorare la qualità della vita sociale ma anche per favorire lo sviluppo economico.
Non mi soffermo ad esaminare le cause alla base del fatto che il sistema formativo non è una vera priorità.
Per ora, ritengo sufficiente rilevare che esso non è per nulla una vera priorità, mentre dovrebbe assolutamente esserlo.

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