Secondo il
rapporto 2021 dell’Ispra (istituto per la protezione e la ricerca ambientale)
nel 2020 si è registrato un ulteriore aumento del consumo del suolo, in Italia.
Quindi, nonostante la pandemia, nel 2020, nel nostro Paese si è continuato a
costruire in misura notevole, tale da ridurre l’estensione delle aree naturali
ed agricole.
Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno.
Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato e che ha fatto perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole.
Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti.
Una crescita delle superfici artificiali solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari quest’anno a 5 km2, dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (in genere grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile).
La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si è assistito a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di riduzione, dei residenti.
Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro capite è aumentato in un anno di 1,92 m2, passando da 357 a 379 m2 per abitante. Erano 349 nel 2015.
La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,11% (7,02% nel 2015, 6,76% nel 2006) rispetto alla media dell’Unione europea del 4,2%.
Questi dati dimostrano che sarebbe necessario, tramite specifici interventi, quanto meno non aumentare il consumo del suolo se non, addirittura, ridurlo.
E’ chiedere troppo?
Non credo.
Sarebbe opportuno, a tale proposito, approvare una legge urbanistica nazionale, per imporre regole chiare in tutta Italia, con limiti inderogabili, prevedendo, tra l’altro, che nelle aree a rischio di frane o alluvioni, nelle oasi ecologiche o sulle coste dei mari, laghi e fiumi, i privati non possano costruire più niente e sia consentito solamente di realizzare opere di difesa idrogeologica, depuratori, acquedotti e lavori pubblici essenziali.

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