Giovedì passato, di nuovo, a causa di uno sciopero indetto da sindacati
scarsamente rappresentativi dei lavoratori del settore, il trasporto pubblico
locale, in molte città italiane è andato in tilt. Per la verità, anche nei
giorni in cui non ci sono scioperi, si registrano frequentemente, soprattutto
in alcune città, in primo luogo Roma, dei notevoli disservizi, del tutto
inaccettabili.
Non è la prima volta che sindacati scarsamente rappresentativi promuovendo
degli scioperi, le cui motivazioni peraltro spesso risultano incomprensibili,
determinano quasi il blocco totale nel trasporto pubblico locale.
Ogni volta che ciò accade, esponenti del governo e dei partiti dichiarano
che vi è la necessità di cambiare la normativa esistente, in modo tale che non
sia consentito a sindacati scarsamente rappresentativi di proclamare degli
scioperi tali da bloccare le attività nei servizi pubblici essenziali.
Ma, alle dichiarazioni non seguono fatti concreti. Non mi risulta nemmeno
che siano all’esame del Parlamento disegni di legge che abbiano i contenuti
prima esposti.
Peraltro quei sindacati non capiscono che continuando a proclamare quegli
scioperi, con le caratteristiche già evidenziate, determinano un crescente
malcontento fra gli utenti a danno degli stessi lavoratori. E non considerano
che anche gli utenti hanno diritti che vanno tutelati, il più possibile, senza
certo mettere in discussione il diritto di sciopero, ma tentando di
contemperare le esigenze degli utenti con quelle dei lavoratori.
Per quanto riguarda i disservizi quotidiani, riscontrabili nel trasporto
locale, essi derivano dalla gestione inefficiente ed inefficace delle aziende
pubbliche che lo gestiscono. Non si riesce, anche in questo caso in Parlamento,
a far approvare una legge che sviluppi la concorrenza nei servizi pubblici
locali, favorendo, se necessario, anche la loro privatizzazione.
La crescita della concorrenza in quei servizi, infatti, sarebbe uno degli
strumenti migliori per migliorare la situazione esistente.
I partiti, però, soprattutto a livello locale, sono contrari perché la
gestione pubblica dei servizi in questione li rendono, anche, un importante
“serbatoio” di voti, quindi una importante componente del loro sistema di
potere (non a caso generalmente i di pendenti occupati in quei servizi sono in
eccesso rispetto alle effettive necessità).
Pertanto, se si intende davvero migliorare la qualità dei servizi offerti
nel trasporto pubblico locale, è assolutamente necessario che il Parlamento
approvi delle leggi che, da un lato, limitino la possibilità di proclamare
scioperi da parte di sindacati scarsamente rappresentativi, e dall’altro
tendano davvero ad accrescere la concorrenza.

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