E’ morto, per un cancro al fegato, Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace.
Liu era in carcere per il suo impegno in difesa dei diritti umani nel suo
Paese. Da poche settimane era stata decisa la sua libertà condizionata per
motivi di salute in un ospedale cinese, ma il governo non aveva accolto la sua
richiesta di essere curato in un altro Paese.
Ma nessun governo si è impegnato attivamente affinchè
la Cina accogliesse la richiesta di Liu.
Non mi vorrei fermare, però, alla vicenda, seppur
molto importante, della morte di Liu.
In Cina si verificano frequenti e gravi violazioni dei
diritti umani.
Ma i governi dei Paesi più importanti nel mondo sono
silenti nei confronti di tali violazioni. Non esercitano affatto pressioni di
notevole rilievo affinchè la situazione dei diritti umani in Cina migliori
sensibilmente.
Anche in questo caso, gli interessi economici
risultano essere ben più importanti rispetto ai diritti umani. E ciò avviene soprattutto
in seguito al crescente e notevole peso economico della Cina, i cui
investimenti all’estero, di diversa natura e in varie aree territoriali, hanno
subìto negli ultimi anni un aumento vertiginoso.
Di nuovo, si può sostenere la piena validità del detto
latino “Pecunia non olet”.
Sarebbe necessario, invece, che i governi dei maggiori
Paesi chiedessero, con risolutezza, alla Cina di rispettare i diritti umani. Ed
anche le popolazioni di quei Paesi dovrebbero fare altrettanto.
Peraltro, io sono convinto che il governo cinese
potrebbe migliorare la situazione dei diritti umani, senza che, per questo,
venisse messo in discussione radicalmente il potere politico del partito unico,
cioè del partito comunista, né il ruolo economico acquisito, nel corso degli
anni, dalla Cina. Certo, quel partito si dovrebbe trasformare, il regime cinese
dovrebbe diventare democratico, ma senza stravolgimenti nel sistema politico.
Concludo, per ricordare Liu Xiaobo, utilizzando il
comunicato emesso da Amnesty International.
“A nome di circa 7 milioni di persone che nel mondo
combattono in difesa dei diritti umani, Salil Shetty, segretario generale
di Amnesty International, ha espresso il cordoglio per la scomparsa del
premio Nobel per la pace Liu Xiabo.
‘Oggi piangiamo la perdita di una gigante dei diritti
umani. Siamo solidali con sua moglie Liu Xia e con gli altri membri della sua
famiglia, che soffrono una perdita incommensurabile. Dobbiamo fare tutto il
possibile per porre fine agli arresti domiciliari e alla sorveglianza di Liu
Xia e per garantire che non sia più perseguitata dalle autorità’.
Solo il 26 giugno l’attivista per la democrazia ed ex lettore universitario
è stato posto in libertà condizionata per motivi di salute e trasferito in
un ospedale di Shenyang, nel nord-est della Cina. Sua moglie ha potuto
incontrarlo nei giorni successivi.
Era malato di cancro al fegato, giunto in fase terminale, ma il
governo di Pechino ha negato a lui e a sua moglie, la possibilità di recarsi
all’estero per ricevere cure mediche.
Molti governi si erano messi a disposizione per il trasferimento all’estero
e le cure mediche. Il 29 giugno Amnesty International e altri 153 Nobel per la
pace avevano sottoscritto una lettera al presidente cinese Xi Jinping.
Liu Xiaobo, intellettuale e scrittore, è stato tra i promotori di “Carta
08”, un manifesto in favore di riforme politiche e legali e di un
sistema democratico e rispettoso dei diritti umani, sottoscritto
originariamente da 300 personalità e in seguito da oltre 12.000 cittadini
cinesi.
Arrestato l’8 dicembre 2008, il giorno prima della diffusione on line di
“Carta 08”, Liu Xiaobo è stato condannato a 11 anni di prigione il 25 dicembre
2009 al termine di un processo durato due ore. Tra le “prove” contro di lui,
anche gli articoli da lui scritti sul movimento per la democrazia del 1989.
‘Liu Xiabo per decenni ha combattuto instancabilmente per far progredire i
diritti umani e le libertà fondamentali in Cina. Lo ha fatto a dispetto della
più implacabile e spesso più brutale opposizione da parte del governo cinese -
ha ricordato Shetty -. Di volta in volta hanno cercato di ridurlo al silenzio e
ogni volta hanno fallito. Nonostante gli anni passati a subire persecuzione,
repressione e carcerazione, Liu Xiabo ha continuato a battersi per le sue
convinzioni’.
Dopo l’assegnazione del Nobel per la pace 2010, le autorità hanno cercato
di far cadere il silenzio su Liu Xiaobo minacciando e intimidendo i suoi
familiari e sostenitori. Negli ultimi sette anni sua moglie, Liu Xia, è stata
sottoposta illegalmente agli arresti domiciliari col divieto di comunicare col
mondo esterno.
‘Anche se ci ha lasciati, tutto ciò per cui si è battuto perdura - ha
concluso il segretario generale di Amnesty International -. Il più grande
omaggio che possiamo ora tributargli è quello di continuare la lotta per i
diritti umani in Cina e di riconoscere l’importante eredità che lascia dopo di
sé. Grazie a Liu Xiabo milioni di persone in Cina e in tutto il mondo sono
state ispirate a difendere la libertà e la giustizia contro l’oppressione’”.

Nessun commento:
Posta un commento