Nel fine settimana appena passato si è svolta la consueta riunione annuale
dei Paesi del gruppo G7, a Taormina. Molti osservatori l’hanno considerata un
fallimento. Comunque può anche essere utile verificare come si posiziona
l’Italia, in relazione agli altri Paesi, per quanto riguarda nove indicatori
economico-sociali.
Io non credo che la riunione del G7 di Taormina sia stato un fallimento.
Per la verità, poi, da diversi anni ormai, i risultati di questi incontri
sono di scarso rilievo. Ma vi erano molte aspettative nei confronti della
riunione svoltasi a Taormina soprattutto perché intervenivano per la prima
volta alcuni leader politici, primo fra tutti il presidente degli Usa, Donald
Trump.
Ed è stato proprio quest’ultimo la causa del fatto che su alcuni temi,
prevalentemente quelli riguardanti i migranti e il clima, temi peraltro molto
importanti, non è stato raggiunto alcun accordo significativo.
Ma non per questo la riunione di Taormina può essere considerata un
fallimento. E’ stata invece la chiara, e prevedibile, dimostrazione che le
posizioni degli Usa, sotto la guida di Trump, su una serie di problematiche di
notevole rilievo, sono diventate molto differenti rispetto a quelle espresse
dagli altri sei Paesi. Ciò ha determinato un acceso dibattito fra i
rappresentanti dei Paesi del G7 a cui non si assisteva da anni.
Dopo aver formulato tali considerazioni, ritengo utile rilevare come si
posiziona l’Italia, nell’ambito dei sette Paesi, esaminando alcuni indicatori
economico-sociali.
E l’Italia è quasi sempre agli ultimi posti.
Considerando l’indice di sicurezza l’Italia è al quinto posto, precedendo
solamente la Gran Bretagna e gli Usa.
Se si esamina la percentuale dei residenti nati da immigrati, l’Italia
occupa il penultimo posto, superando solo il Giappone (tale percentuale per il
nostro Paese è pari al 9,7%).
Analizzando l’indice di performance ambientale, di nuovo l’Italia si situa
nella quinta posizione, prima di Germania e Giappone.
Sempre quinta, l’Italia, se si analizza la percentuale di abitanti sotto la
soglia di povertà, pari allo 0,13% (valori percentuali superiori si verificano
in Giappone e negli Usa).
Un poco migliore la situazione riguardante la percentuale della spesa
sociale sul Pil: l’Italia occupa la quarta posizione, con il 25,2%, un valore
superiore a quelli riscontrabili in Gran Bretagna, nella Germania e nel Canada.
Sesta, invece, l’Italia, per quanto concerne il rapporto percentuale tra
debito pubblico e Pil, pari al 132,5%. Solamente il Giappone è contraddistinto
da un valore più elevato, il 234,7%.
Ultimo il nostro Paese, relativamente alla percentuale fra i giovani
disoccupati e le forze di lavoro, pari al 37,8%.
Sempre ultima l’Italia, se si prende in esame il cosiddetto Bloomberg
innovation index , un indicatore della diffusione delle innovazioni nei sistemi
economici.
Ancora ultima l’Italia, riguarda alla percentuale di laureati nella fascia
di età 35-45 anni, il 20,5%, una percentuale molto bassa, appunto la più bassa.
Infine il nostro Paese si colloca al quinto posto, considerando il numero
di start-up su internet, precedendo la Francia e il Giappone.
Una conclusione, valutando questi dati, è del tutto evidente: l’Italia deve
impegnarsi molto di più per migliorare la situazione economico-sociale se
intende, davvero, essere fra i primi Paesi nel mondo, per quanto concerne le
performances ottenibili in vari settori, decisamente di notevole importanza.

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