Il 30 aprile si terranno le primarie per l’elezione del nuovo segretario
del Pd. I candidati saranno Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano. E’
più che probabile che la partecipazione degli elettori del Pd sarà
sensibilmente inferiore rispetto a quanto avvenuto in occasione delle
precedenti primarie.
Alle primarie che furono vinte da Matteo Renzi parteciparono circa
2.800.000 elettori. Io credo che il numero di coloro che il prossimo 30 aprile
voteranno per uno dei tre candidati sarà considerevolmente più basso.
Ritengo che i partecipanti non saranno più di un milione o di un milione e
mezzo.
Devo ammettere che anche io, che oltre ad essere un elettore del Pd sono
iscritto a questo partito, non so se mi recherò a votare.
Ma a parte le considerazioni che sono alla base della mia incertezza,
vorrei occuparmi dei motivi che potrebbero, in generale, determinare la scarsa
partecipazione che ho già evidenziato come più che probabile.
Innanzitutto i tre candidati risultano essere, per molti, inadeguati a
svolgere l’incarico di segretario del Pd.
Renzi è stato sonoramente sconfitto dalla schiacciante vittoria del No nel
referendum costituzionale del 4 dicembre e non ha, almeno pubblicamente,
analizzato approfonditamente le cause che hanno determinato quella sconfitta.
E non ha nemmeno elaborato un progetto credibile di rinnovamento del Pd,
necessario sia per accrescere i consensi nei confronti di quel partito sia - e
questo è molto più importante - per affrontare i notevoli problemi che
contraddistinguono attualmente l’Italia.
Neanche Orlando ed Emiliano hanno presentato un progetto di rinnovamento
del Pd che avesse quelle caratteristiche, a mio avviso indispensabili.
Inoltre la partecipazione alle primarie potrebbe essere piuttosto limitata anche
perché il Pd, nelle sue diverse articolazioni, sia nel governo nazionale che
nel governo degli enti locali, generalmente - ci sono però delle eccezioni
soprattutto a livello locale che non vanno trascurate - non ha dimostrato di
essere in grado di attuare quel processo di profondo cambiamento della
politica, ritenuto indispensabile da molti italiani, né di fornire risposte
adeguate ai principali problemi del nostro Paese.
Quindi la fiducia nel Pd è andata via via riducendosi e potrebbe avere come
esito appunto la scarsa partecipazione alle primarie.
Del resto queste caratteristiche del Pd sono alla base del consistente
numero di coloro che si astengono nelle diverse elezioni e del notevole
consenso che continua a riscuotere il Movimento 5 Stelle, nonostante i numerosi
errori compiuti negli ultimi periodi.
E una scarsa partecipazione alle primarie del prossimo 30 aprile non
sarebbe solamente un problema per il Pd.
Infatti sarebbe la dimostrazione dell’aumento della sfiducia fra i cittadini
italiani nei confronti di strumenti democratici importanti come le primarie,
che potrebbe poi trasformarsi in un aumento dell’astensionismo in occasione
delle elezioni politiche che si terranno nel 2018.
E tutto ciò non sarebbe per nulla un fatto positivo.

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