La Rete sostenibilità e salute, a cui hanno aderito 26 associazioni,
ha redatto un manifesto per la difesa del servizio sanitario nazionale che sarà
presentato in occasione della giornata mondiale della salute, il 7 aprile. Tra
gli obiettivi della Rete il più importante è rappresentato dalla necessità di
contrastare la volontà politica di ridimensionare la sanità pubblica.
In una nota della Rete si può leggere “Secondo le valutazioni
dell'Organizzazione mondiale della sanità degli ultimi dieci anni, gli
indicatori di salute dimostrano che il sistema sanitario in Italia è stato
efficace e meno costoso che nella maggior parte dei Paesi occidentali ad alta
industrializzazione. Le varie forme assicurative integrative o sostitutive,
invece, rischiano di produrre livelli differenti di copertura sanitaria che
colpirebbero profondamente il solidarismo del sistema sanitario basato sulla
fiscalità generale, con aumento del consumismo sanitario e riduzione
dell'appropriatezza degl'interventi”.
E la nota così prosegue “La salute non equivale alla quantità di
prestazioni erogate: pertanto bisogna favorire l'informazione perché i
cittadini non credano che il mantenimento della salute dipenda dal numero di
visite specialistiche ed esami diagnostici effettuati o dal consumo di farmaci.
Un sistema sanitario sostenibile persegue il fine di determinare la migliore e
più adatta risposta ai differenti bisogni di ciascuno, considerando criteri di
documentata efficacia. Secondo l'articolo 32 della Costituzione, la
gratuità delle prestazioni in funzione del bisogno è dovuta in quanto il
servizio sanitario è sostenuto dalla fiscalità generale secondo la logica della
progressività; ciò ha un valore ancora maggiore in fase di crisi economica per
consentire a tutti l'accesso alle cure”.
Tra le 26 associazioni aderenti alla Rete si possono citare, tra le altre,
Medicina Democratica, Psichiatria Democratica e Slow Food.
Il manifesto della Rete è composto da 10 punti.
- Non è vero che la sanità pubblica è insostenibile. Un sistema
sanitario è tanto sostenibile quanto si vuole che lo sia. Secondo le
valutazioni dell'Oms degli ultimi dieci anni, gli indicatori di salute
dimostrano che il sistema sanitario in Italia è stato efficace e meno costoso che
nella maggior parte dei Paesi occidentali ad alta industrializzazione. Un
sistema sanitario sostenibile non prevede l'utilizzo illimitato delle risorse
ma persegue il fine di determinare la migliore e più adatta risposta ai
differenti bisogni.
- Le varie forme assicurative integrative o sostitutive di ogni natura ed
il cosiddetto secondo welfare rischiano di produrre livelli differenti di
copertura sanitaria che potrebbero colpire profondamente il solidarismo del
sistema sanitario basato sulla fiscalità generale, tendendo ad aumentare il
consumismo sanitario e a non migliorare l'appropriatezza degli interventi. Gli
attuali 35 miliardi di euro della spesa sanitaria privata italiana potrebbero
costituire solo la spesa iniziale in un mercato privato che ha come sua
principale finalità la massimizzazione degli utili e la minimizzazione del
rischio d'impresa: la tendenza che ne risulterebbe potrà aumentare di
conseguenza anche la spesa sanitaria complessiva scaricando sempre sul pubblico
gli interventi più complessi e costosi (emergenza-urgenza, rianimazione,
oncologia, patologie cronico-degenerative).
- E’ deleteria l’ideologia della salute equivalente alla quantità di
prestazioni erogate che significa indurre la popolazione a credere che il
mantenimento della salute dipenda dal numero di visite, esami, indagini e dal
consumo di farmaci: ciò è solo funzionale al sistema medico-industriale nella
logica di una crescita economica illimitata ed indiscriminata e
dell’accrescimento dei profitti.
- La prevenzione primaria, intesa come andare alle cause che producono
malattie e disagi nell’ambiente di vita e di lavoro, deve tornare ad essere
elemento fondamentale del sistema sanitario e non può essere confusa né
sostituita da pratiche di diagnosi precoce, pur se dimostrate utili.
Altrettanto importanti sono le azioni di promozione della salute e del
benessere, da perseguire in modo intersettoriale con approccio di ‘salute in
tutte le politiche’: prevedere interventi di cura per poi riportare le persone
nei luoghi di provenienza senza modificare le condizioni che le hanno fatte
ammalare contraddice il buon senso, l'efficacia e la giustizia sociale.
- La dimensione relazionale è centrale al rapporto di cura, e
coinvolge il paziente come persona all'interno delle proprie reti familiari e
sociali. Per questo serve un approccio multidisciplinare, in stretta sinergia
con l'ambito d'intervento sociale.
- Secondo l’articolo 32 della Costituzione, la gratuità delle prestazioni
in funzione del bisogno è dovuto in quanto il servizio sanitario è sostenuto
dalla fiscalità generale secondo la logica della progressività; ciò vale
specialmente in fase di crisi economica che riduce una crescente percentuale
della popolazione sotto il livello di povertà.
- Il ricorso a forme di assistenza privatistica in ambito pubblico deve
essere profondamente rivisto incentivando da un lato l'effettiva
continuità assistenziale del processo di cura dei pazienti, dall'altro
valorizzando gli operatori sanitari che aderiscano a progetti con questa
finalità. L'obiettivo di riduzione delle liste d'attesa non può prescindere
dalla valutazione dell’efficacia degli interventi.
- Il servizio sanitario è un sistema che si realizza nel decentramento
territoriale: appare opportuno che i responsabili siano conosciuti e identificati
dai cittadini in modo tale che questi ultimi possano esercitare forme
partecipate di controllo. Tale possibilità, finora peraltro mai contemplata,
diventa sempre più ardua a causa della continua estensione territoriale delle
Asl che allontanano sempre più dai territori locali i responsabili
istituzionali.
- Il servizio sanitario deve essere riformato dai principi costituzionali
di cui agli articoli 3, 32, 41 della Costituzione, ripresi ed estesi dagli
articoli 1 e 2 della legge di riforma sanitaria del 23 dicembre 1978.
- Una nuova riforma sanitaria e sociale non può prescindere da una riforma
del sistema di formazione dei professionisti della salute, che comprenda i
criteri e le procedure di reclutamento, selezione e accesso (riduzione del
gradiente sociale); gli approcci metodologici (formazione al pensiero critico);
i contenuti (multidisciplinarietà); le sedi di formazione (territorio,
comunità); e le modalità operative (lavoro integrato in equipe all'interno di
un sistema sanitario pubblico).
Il principale obiettivo della Rete, è cioè la necessità di contrastare la
volontà di ridimensionare la sanità pubblica, mi sembra più che condivisibile,
ed anche i contenuti del manifesto sono molto interessanti e degni di notevole
attenzione.
Aggiungo però che non si debbano sottovalutare i problemi della sanità
pubblica italiana, che contraddistinguono soprattutto le regioni meridionali. Ritengo
pertanto che si debbano intensificare le iniziative per ridurre
considerevolmente tali problemi.

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