Diversi sono i motivi, a mio avviso, che
giustificano una rapida, e senza modifiche, approvazione del disegno di legge
Zan che vuole permettere anche in Italia la prevenzione e il contrasto della
discriminazione e della violenza causate dall’omotransfobia, dalla misoginia e
dall’abilismo (la discriminazione nei confronti delle persone disabili).
Due motivi però sono i più
importanti.
Il primo è rappresentato dal
fatto che i contenuti del disegno di legge Zan sono più che giusti.
E un appello sottoscritto soprattutto
da numerose associazioni religiose, non solo cattoliche, lo dimostra
ampiamente:
“Onorevoli Senatrici e Senatori della
Repubblica Italiana, come cittadini, credenti Lgbt e loro genitori, gruppi,
associazioni cristiane e non, ed operatori pastorali che conoscono da vicino la
condizione delle persone Lgbt riteniamo che il Parlamento italiano debba
approvare al più presto il disegno di legge..
Consapevoli della complessità del tema
in oggetto e delle perplessità espresse anche in ambito ecclesiale, tuttavia
riteniamo che uno Stato laico debba comunque rispondere ad un urgente bisogno
di tutela di tutte le persone, comprese le persone Lgbt.
In questo caso riteniamo che il ddl Zan
sia al momento lo strumento più adeguato.
In Italia dal 2013 ad oggi sono state
registrate già ben 1.287 vittime della violenza dell’omotransfobia, di cui
185 solo quest’anno (dati aggiornati al 13 luglio 2021 tratti da www.omofobia.org)
Siamo dell’opinione che la mancata
approvazione del ddl, per queste persone e per la società italiana, certamente
comporterebbe un danno molto maggiore rispetto agli eventuali inconvenienti, su
cui si potrà intervenire in seguito grazie ad un confronto schietto e fecondo.
In particolare siamo convinti che le
varie definizioni presenti nell’art.1circa ‘sesso’, ‘genere’, ‘orientamento
sessuale’ e, in particolare, ‘identità di genere’ siano opportune, pur nella
loro complessità; come complessa è la realtà esistenziale che descrivono.
Raccogliere tutti questi significati
nell’unico concetto di ‘sesso’, come suggerito da un noto costituzionalista,
non renderebbe giustizia alla realtà diversificata delle persone che il ddl
intende tutelare.
In particolare riteniamo che sia da
confermare la dicitura ‘identità di genere’, compresa la sua definizione,
perché possa davvero essere rappresentata la realtà delle persone transessuali
che abbiano o meno concluso il percorso di transizione.
Conosciamo queste persone e i loro
familiari, e per questo possiamo affermare che, considerare il sesso biologico
attribuito alla nascita come l’unica possibilità per loro di identificare se
stesse, pensare quindi che la percezione di sé non definisca anch’essa
oggettivamente la realtà esistenziale del soggetto, rappresenta per noi una
grave offesa alla persona; spesso vissuta come violenza, fino al suicidio.
Le persone transessuali esistono, anche
per l’ordinamento giuridico italiano almeno fin dalla sentenza n. 161 del 1985
della Corte Costituzionale; nonché la sentenza 221 del 2015 in materia di
rettificazione di attribuzione di sesso.
Poi, circa il paventato pericolo di
limitare la libertà di espressione, riteniamo che l’art.4 offra a chiunque
sufficienti garanzie, tra l’altro già assicurate dalla Costituzione.
Circa l’art.7, che non intende altro che
promuovere una educazione al rispetto di ogni persona nella sua diversità
affettiva e sessuale, a nostro parere non introduce nessuna dittatura
ideologica: l’attenzione alle circostanze concrete di tempo, luogo, opportunità
e risorse espressa nello stesso articolo, fa della giornata del 17 maggio una
vera occasione di educazione al rispetto sociale per le generazioni più
giovani.
Ecco perché come cittadini, credenti
Lgbt e loro genitori, gruppi, associazioni cristiane e non, ed operatori
pastorali che conoscono da vicino la condizione delle persone Lgbt, riteniamo
in coscienza di dover dare la nostra convinta adesione al disegno di legge così
come è stato proposto dall’onorevole Alessandro Zan, primo firmatario.
Con stima, i sottoscrittori”.
Il secondo motivo risiede nel fatto che
le modifiche che Italia Viva intende concordare con gran parte del centro destra,
la Lega e Forza Italia in primo luogo, non c’entrano niente con i contenuti del
ddl Zan, con la presunta volontà di migliorarne i contenuti e di favorirne l’approvazione.
E’ invece un primo tentativo, anche per
ipotizzare intese tra Italia Viva e una parte del centro destra in occasione
dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, di intensificare le
relazioni tra le forze politiche prima citate, attribuendo così a Italia Viva,
e soprattutto al suo leader Renzi, un ruolo maggiore rispetto a quello
determinato dal numero dei parlamentari che aderiscono a quel partito.
Quindi, l’atteggiamento di Italia Viva è
del tutto strumentale, anche perché i suoi deputati alla Camera hanno approvato
il disegno di legge Zan nel testo attuale e che, io credo, debba essere
approvato anche dal Senato, per divenire finalmente una legge, tanto attesa perché
senza alcun dubbio necessaria.