domenica 17 settembre 2023

Pensioni, quota 100 è costata troppo

Tra gli argomenti trattati nel rapporto annuale dell’Inps, recentemente presentato alla Camera, uno dei più importanti è rappresentato dalle pensioni anticipate. Con la sola quota 100 ci sono stati 432.888 pensionamenti.

Nel complesso le pensioni anticipate hanno raggiunto, il 31 maggio del 2023, il ragguardevole numero di 448.573. Pertanto il 56,1% dei trattamenti previdenziali erogati dall’Inps è riconducibile a pensioni anticipate o d’anzianità.

Vorrei soprattutto rilevare che, considerando l’elevato numero di pensioni anticipate avvenute con la cosiddetta quota 100, l’intervento che ha determinato appunto tali pensionamenti ha causato un costo per bilancio pubblico molto consistente.

Tale costo non viene ufficialmente reso noto ma è stimabile in alcune decine di miliardi di euro.

Quindi non solo il reddito di cittadinanza, non solo il superbonus 110%, hanno provocato un aumento della spesa pubblica, e quindi anche del deficit, molto rilevante, ma anche quota 100.

E, a mio avviso, mentre la spesa pubblica derivante dal reddito di cittadinanza e dal superbonus poteva essere ridotta, ma non annullata, quella connessa all’introduzione di quota 100 poteva essere eliminata totalmente.

Infatti non doveva essere un obiettivo prioritario consentire a quelle 400.000 persone circa di andare in pensione qualche anno prima rispetto a quando ci sarebbero potuti andare in assenza di quota 100.

Ma, come è noto, per i partiti, in primo luogo la Lega, e per i sindacati, coloro che hanno superato i 60 anni rappresentano un bacino di consensi molto ampio.

Però non sarebbe stata una catastrofe se quei 400.000 fossero andati in pensione successivamente.

Si sarebbero risparmiate consistenti risorse finanziarie pubbliche che, al limite, potevano essere utilizzate meglio, soprattutto per favorire l’occupazione di giovani e donne.

Infatti, come dovrebbe essere noto, ai presidenti del Consiglio, ai ministri, ai rappresentanti dei partiti e dei sindacati, il tasso di occupazione dei giovani e delle donne è in Italia è molto basso, inferiore a quello che si verifica in quasi tutti i Paesi dell’Unione europea. 

 

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