Oltre
seimila bambini ucraini di età compresa tra i quattro mesi e i 17 anni sono
stati inviati dalle truppe di Vladimir Putin nei campi di rieducazione o nel
sistema di adozioni russo, e diverse centinaia sono stati trattenuti nei campi
di rieducazione per settimane o mesi oltre la data prevista per il
ritorno.
Di tale argomento si è occupato Maurizio Stefanini, in un articolo pubblicato su www.linkiesta.it.
Già nel dicembre scorso quanto avvenuto a molti bambini ucraìni era stato denunciato dal “Washington Post”, che aveva anche ricordato come tutto ciò rappresenti un’evidente violazione della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, del 1948.
Ma ora le accuse sono dettagliate con evidenti prove in un rapporto dello Humanitarian research lab (Hrl) della Yale School of Public Health.
In una conferenza stampa Nathaniel Raymond, direttore esecutivo dello Yale Hrl, ha rilevato che ciò rappresenta anche una violazione della Convenzione di Ginevra sui diritti dei minori e la loro protezione nei conflitti armati, oltre ad altri elementi di diritto internazionale
Secondo l’inchiesta, Mosca detiene minori ucraini in 43 centri, di cui 41 utilizzati in passato come campi estivi per bambini.
Nathaniel Raymond ha precisato che “il 78% di queste strutture svolge una qualche forma di rieducazione dei minori ucraini, principalmente provenienti da zone come Donetsk e Lugansk”, nell’est dell’Ucraina.
Ha aggiunto che ci sono altri minori che hanno confermato di essere stati inseriti nel sistema di adozione e negli orfanotrofi russi.
In almeno due campi, la data di rientro dei bambini è stata ritardata di settimane, mentre in altri due campi il rientro di alcuni bambini è stato posticipato a tempo indeterminato.
Raymond ha messo in guardia sulla “massiccia” portata geografica di queste attività russe, perché i centri dove vengono inviati i minori ucraini si trovano in varie parti: dalla penisola di Crimea a Mosca, al Mar Nero e alla Siberia. Esiste persino una struttura del genere a Magadan, sulla costa russa del Pacifico, “più vicino alla terraferma degli Stati Uniti che a Mosca”.
I minori appartengono a due gruppi. Il primo è costituito da minori provenienti da Donetsk e Lugansk, e il loro numero è stato calcolato sulla base dei rapporti sui trasferimenti nei campi di rieducazione. Il secondo gruppo è costituito da minorenni “evacuati” da Kherson, Kharkiv e Zaporizhzhia, e poi inseriti nel sistema di adozione russo.
Raymond ha spiegato che si sono potuti identificare circa 32 centri in cui sarebbero in corso “sforzi sistematici di rieducazione” per “esporre” i minori ucraini all’educazione militare, oltre che all’educazione accademica russa e al patriottismo culturale.
Secondo il rapporto, le autorità russe hanno cercato di fornire ai bambini un punto di vista favorevole a Mosca attraverso i programmi scolastici, le gite in luoghi patriottici e i discorsi dei veterani.
Un’altra delle responsabili dello studio, Caitlin Howarth, ha specificato che quando si parla di addestramento militare non si intendono minori seduti in classe ad ascoltare ciò che dicono i loro istruttori, ma di “maneggiare armi da fuoco”.
“Abbiamo immagini video e fotografiche di minori che percorrono strade con ostacoli, in allenamento fisico, alla guida di veicoli e armi”.
Non ci sono prove che i piccoli siano stati mandati addirittura a combattere, almeno per ora.
Secondo Raymond, però, con questi atti la Russia starebbe adottando un approccio globale a livello di governo per rieducare, reinsediare e realizzare adozioni forzate di minori ucraini.
Come già evidenziato dal “Washington Post”, anche lui ha ricordato che “ciò è esattamente coerente con quanto ipotizzato in alcuni dei primi processi ai nazisti davanti al tribunale di Norimberga. Non c’è dubbio che non ci sia confusione nel diritto internazionale: le azioni della Russia sono illegali e possono costituire un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità”.
Secondo il rapporto, già 350 bambini sono stati adottati da famiglie russe. Più di mille sono in attesa di adozione.
L’ambasciata russa a Washington ha replicato via Telegram: “La Russia ha accettato i bambini che sono stati costretti a fuggire con le loro famiglie dai bombardamenti. Mosca fa del suo meglio per mantenere i minorenni nelle famiglie e, in caso di assenza o morte di genitori e parenti, per trasferire gli orfani sotto tutela”.
“Le prove sempre più evidenti delle azioni della Russia mettono a nudo gli obiettivi del Cremlino di negare e sopprimere l’identità, la storia e la cultura dell’Ucraìna», ha dichiarato invece il Dipartimento di Stato americano in un comunicato. “Gli impatti devastanti della guerra di Putin sui bambini ucraìni si faranno sentire per generazioni”.
Il rapporto chiede di fermare le adozioni e di consentire l’accesso ai campi a un organismo neutrale.

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