mercoledì 15 marzo 2023

Oltre 4 milioni di italiani rinunciano alle cure

 

Nel 2022 circa il 7% della popolazione italiana ha rinunciato a cure di cui aveva bisogno, il 4,2% in seguito alle lunghe liste di attesa e il 3,2% per motivi economici. Quindi hanno rinunciato a curasi oltre 4 milioni di italiani. Inoltre, rispetto al 2019, è aumentata soprattutto la quota di persone che ha dichiarato di aver pagato interamente a sue spese visite specialistiche e accertamenti diagnostici.

Questi e altri dati sono stati riferiti da Cristina Freguja, direttrice della direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’Istat, nel corso di un’audizione presso la commissione affari sociali del Senato.

Cristina Freguja ha, tra l’altro, affermato:

“Durante l’emergenza sanitaria, la quota di persone che hanno dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie era quasi raddoppiata, passando dal 6,3% nel 2019 al 9,6% nel 2020, sino all’11,1% nel 2021.

Le stime più recenti relative al 2022 attesterebbero un netto recupero, con un ritorno a quote osservate negli anni precedenti la pandemia: la rinuncia per i motivi già citati si riduce al 7,0%, una percentuale simile a quella rilevata nel 2018 (7,2%).

Nel confronto tra il 2022 e gli anni pregressi della pandemia, emerge un’inequivocabile barriera all’accesso costituita dalle lunghe liste di attesa, che nel 2022 diventa il motivo più frequente (il 4,2% della popolazione), a fronte di una riduzione della quota di chi rinuncia per motivi economici (era 4,9% nel 2019 e scende al 3,2% nel 2022).

Nel 2022 le prestazioni sanitarie fruìte sono, inoltre, più contenute rispetto al periodo pre-pandemico.

Dalle indagini Istat sulla popolazione, si rileva infatti una riduzione - diffusa in tutte le ripartizioni territoriali - della quota di persone che ha effettuato visite specialistiche (dal 42,3% nel 2019 al 38,8% nel 2022) o accertamenti diagnostici (dal 35,7% al 32,0%) - nel Mezzogiorno quest’ultima riduzione raggiunge i 5 punti percentuali.

La flessione riguarda tutte le fasce d’età, ma è maggiore nelle età anziane, con riduzioni di 6 punti per le donne, e comunque anche tra i minori che ricorrono a visite specialistiche (-6 punti percentuali) o tra le donne adulte per gli accertamenti.

Contrariamente a quanto sarebbe stato auspicabile, non sembra quindi che nel 2022 si sia riusciti a recuperare i livelli di prestazioni sanitarie pre-pandemia ed emerge nel contempo dai dati Istat il maggior peso della rinuncia a prestazioni per lunghe liste di attesa.

Rispetto al 2019 aumenta soprattutto la quota di persone che dichiara di aver pagato interamente a sue spese sia per le visite specialistiche (dal 37% al 41,8% nel 2022) sia per gli accertamenti diagnostici (dal 23% al 27,6% nel 2022).

Il ricorso alla copertura assicurativa nel 2022 riguarda una quota di poco superiore al 5% delle persone che hanno dichiarato di aver effettuato visite specialistiche o accertamenti diagnostici nei 12 mesi precedenti l’intervista, ma risulta in lieve aumento, soprattutto al Nord-Ovest”.

Quindi la situazione è migliorata rispetto agli anni della pandemia.

Ma quanto avvenuto nel 2022 non può essere considerato accettabile.

Infatti sono molti, troppi, coloro che sono stati costretti a rinunciare a curarsi.

Pertanto sarebbero necessarie notevoli risorse finanziarie aggiuntive per ridurre considerevolmente il numero di coloro che rinunciano a curarsi.

Fino ad ora il governo non ha dotato il sistema sanitario pubblico dei fondi indispensabili per raggiungere l’obiettivo appena citato.

Ma la sanità deve, o meglio dovrebbe, essere una assoluta priorità.

Lo è davvero per l’attuale governo?

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