giovedì 15 ottobre 2020

L'economia sommersa e quella illegale hanno un valore di 211 miliardi

 



E’ noto che l’economia sommersa e quella illegale assumono in Italia un valore molto elevato. Un’ulteriore conferma arriva da un’indagine dell’Istat, che utilizza dati relativi al 2018. Infatti secondo l’Istat il valore complessivo di queste forme di economica ammontava, appunto nel 2018, a 211 miliardi di euro.

Più precisamente, nel 2018 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco più di 211 miliardi di euro (erano 213,9 nel 2017), in flessione dell’1,3% rispetto all’anno precedente e in controtendenza rispetto all’andamento del valore aggiunto, cresciuto del 2,2%.

L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza ridotta di 0,4 punti percentuali, portandosi all’11,9%, confermando una tendenza alla discesa in atto dal 2014, quando si era registrato un picco del 13,0%. Lo ha comunicato l’Istat diffondendo i dati de “L’economia non osservata nei conti nazionali” per gli anni 2015-2018.

Stando ai dati diffusi, il complesso dell’economia sommersa vale 191,8 miliardi, il 12,0% del valore aggiunto prodotto dal sistema economico, con una riduzione di 3,2 miliardi rispetto all’anno precedente.

“La componente legata alla sotto-dichiarazione del valore aggiunto - spiega l’Istat - ammonta a 95,6 miliardi (98,5 miliardi nel 2017) mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare si attesta a 78,5 miliardi (80,2 miliardi l’anno precedente). Le componenti residuali ammontano a 17,6 miliardi (16,3 nel 2017)”.

Per quanto riguarda le unità di lavoro irregolari, nel 2018 sono state 3 milioni e 652.000, occupate in prevalenza come dipendenti (2 milioni e 656.000). La riduzione (-1,3% rispetto al 2017) segnala un ridimensionamento di un fenomeno che nel 2017 si era invece esteso (+0,7% rispetto al 2016).

Nell’insieme del periodo 2015-2018 il lavoro non regolare presenta una dinamica opposta a quella che caratterizza il lavoro regolare: gli irregolari diminuiscono di circa 47.000 unità (-1,3%), mentre i regolari crescono di 723.000 unità (+3,7%), determinando un calo del tasso di irregolarità dal 15,8% del 2015 al 15,1% del 2018.

E’ certamente positivo il fatto che la cosiddetta economia non osservata tenda a ridursi, ma il suo valore è ancora troppo elevato e quindi resta la necessità di adottare interventi volti a ottenere una ulteriore diminuzione, molto consistente, di tale valore.

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